“Nevermore (Mai più di Paul Verlaine, il ricordo che non consola e la nascita della malinconia moderna
Una poesia può contenere un’intera stagione dell’anima quando la memoria diventa musica e il silenzio dice più delle parole.
Pier Carlo Lava
In “Nevermore”, una delle liriche giovanili più emblematiche di Paul Verlaine, la poesia si fa luogo di ascolto: non racconta un fatto, ma fa risuonare una perdita. Un incontro d’autunno, un dialogo minimo, una domanda che scoperchia il passato, una risposta che lo sigilla per sempre. In pochi versi, Verlaine consegna alla modernità un’idea di lirica fondata su suggerimento, timbro, risonanza. Qui l’amore non è racconto, è ferita del tempo; la nostalgia non è ornamento, è sostanza.
Il paesaggio non è cornice, è voce: l’aria “atona”, la luce “monotona”, il bosco che ingiallisce partecipano alla stessa stanchezza del cuore. Quando la donna chiede “Qual è stato il tuo giorno più bello?”, la memoria diventa prova. Il nome Elvire irrompe come un passato che annulla il presente. La risposta “Jamais”, “Mai”, è una resa: non c’è più parola che possa ricucire ciò che è stato. Verlaine non spiega, fa sentire. È già simbolismo: la poesia come musica dell’assenza.
Testo integrale in francese
Souvenir, souvenir, que me veux tu? L’automne
Faisait voler la grive à travers l’air atone,
Et le soleil dardait un rayon monotone
Sur le bois jaunissant où la bise détone.
Nous étions seul à seule et marchions en rêvant,
Elle et moi, les cheveux et la pensée au vent.
Soudain, tournant vers moi son regard émouvant:
«Quel fut ton plus beau jour?» fit sa voix d’or vivant.
Sa voix douce et sonore, au frais timbre angélique,
Un sourire discret la rendait plus unique.
Je n’ai pas su répondre, et je l’ai vue pâlir.
Elle a dit, soupirant: «Tu te souviens d’Elvire?»
Et moi, le cœur tout bas, la tête sur son sein,
Je n’ai pu dire qu’un mot: «Jamais.» Puis je me tus.
Traduzione italiana originale
“Mai più”
Ricordo, ricordo, che cosa vuoi da me? L’autunno
faceva volare il tordo nell’aria spenta,
e il sole scagliava un raggio monotono
sul bosco che ingialliva, dove strideva la tramontana.
Eravamo soli, tu ed io, e camminavamo sognando,
lei e io, i capelli e il pensiero nel vento.
All’improvviso, voltando verso me lo sguardo commosso:
“Qual è stato il tuo giorno più bello?” disse la sua voce d’oro vivo.
La sua voce dolce e sonora, dal timbro fresco d’angelo,
un sorriso discreto la rendeva ancora più unica.
Non seppi rispondere, e la vidi impallidire.
Disse, sospirando: “Ti ricordi di Elvira?”
E io, col cuore sommesso, la testa sul suo petto,
non potei dire che una parola: “Mai.” Poi tacqui.
Nota di traduzione
Ho reso “grive” con “tordo” per conservare il riferimento a un uccello tipico dell’autunno poetico ottocentesco, mantenendo l’atmosfera senza forzature lessicali. Nel finale, “Jamais” è tradotto con “Mai” per preservarne la secchezza assoluta: non è una risposta, ma un gesto di chiusura emotiva. Ho privilegiato una resa poetica e musicale, fedele al tono malinconico di Verlaine più che a una corrispondenza parola per parola.
Lettura critica
“Nevermore” è una piccola architettura sonora. Le allitterazioni, la cadenza regolare, il timbro “d’oro” della voce femminile costruiscono una partitura emotiva: ciò che conta non è l’evento, ma la risonanza. L’eredità romantica è presente, ma già trasfigurata. Come in Musset affiora il dolore del ricordo; come in certi chiaroscuri di Pascoli e nelle confessioni interiori di Rilke, la bellezza nasce dalla consapevolezza che ogni istante è provvisorio. Verlaine compie il passo decisivo verso il simbolismo: non tenta di salvare l’attimo, lo lascia dissolvere nella musica del verso.
Letta oggi, la poesia parla con sorprendente immediatezza. In un’epoca che registra tutto, “Nevermore” ricorda che ciò che conta davvero non è riproducibile. Il passato non si recupera, si ascolta. E l’ascolto, quando è autentico, fa male, ma rende veri.

Breve biografia dell’autore
Paul Verlaine (1844–1896), nato a Metz e formatosi a Parigi, è tra i padri del simbolismo. Con opere come Poèmes saturniens, Fêtes galantes e Romances sans paroles ha rinnovato la lirica europea ponendo al centro musicalità, sfumatura e suggestione. La sua vita inquieta e la celebre relazione con Rimbaud accompagnano una poesia che fa dell’ombra, della grazia e della fragilità i propri strumenti espressivi. La sua influenza attraversa tutto il Novecento.
Conclusione
“Nevermore” non è soltanto un testo sull’amore perduto. È una lezione di ascolto: la parola poetica non trattiene il tempo, lo rende udibile. Nel silenzio che segue l’ultimo verso, il lettore scopre che ciò che è finito continua a vivere come musica interiore. È forse questo il compito più alto della poesia.
Geo

Paul Verlaine nasce a Metz e vive soprattutto a Parigi, centro della cultura europea di fine Ottocento. La sua poesia, però, supera i confini per diventare patrimonio universale della modernità lirica. In Alessandria today, testata culturale che promuove la letteratura d’autore e il pensiero critico contemporaneo, “Nevermore” è proposto come esempio di come i classici continuino a parlare al presente, offrendo strumenti emotivi e interpretativi al nostro tempo.
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