Carrello della spesa +24% dal 2021: i dati ISTAT svelano l’inflazione che pesa sulle famiglie
C’è un’inflazione che non ha bisogno di grafici complessi per essere capita. È quella che si incontra ogni settimana tra gli scaffali del supermercato, quando la spesa “normale” costa sempre di più e pesa sempre di più sul bilancio familiare. Secondo i dati ISTAT, dal 2021 il carrello della spesa è aumentato del 24%, un dato che racconta meglio di qualsiasi slogan come sia cambiata la vita quotidiana degli italiani.
Non si tratta di un picco temporaneo né di un’emergenza passeggera. È una trasformazione strutturale, che ha inciso in modo profondo sui consumi, sulle abitudini e sulle priorità delle famiglie, soprattutto quelle a reddito fisso. Fare la spesa oggi non è più un gesto neutro: è una scelta che impone rinunce, calcoli e spesso compromessi sulla qualità.
L’aumento riguarda soprattutto i beni essenziali: alimentari, prodotti per l’igiene, articoli di prima necessità. Proprio ciò che non si può rimandare né eliminare. Pane, pasta, latte, carne, frutta e verdura hanno registrato rincari costanti, mentre i salari nello stesso periodo sono rimasti quasi fermi. Il risultato è un’inflazione “asimmetrica”: i prezzi salgono, i redditi no.
Qui nasce il vero nodo politico e sociale. Chi ha assorbito il costo dell’inflazione? Non le imprese, non la filiera distributiva nel suo complesso, ma in larga parte le famiglie, che hanno compensato riducendo quantità, cambiando marche, rinunciando a prodotti considerati fino a pochi anni fa normali. È una forma di impoverimento silenzioso, che non fa notizia ma scava nel tempo.
Il carrello della spesa diventa così un indicatore più affidabile dell’indice generale dei prezzi. Perché misura l’impatto reale dell’inflazione sulla vita quotidiana, non una media statistica. Ed è proprio questa distanza tra numeri macro e percezione concreta a spiegare il crescente senso di insicurezza economica, anche tra chi un lavoro ce l’ha.
Il rischio, oggi, è la normalizzazione della perdita di potere d’acquisto. Abituarsi a spendere di più per avere meno. Abituarsi a considerare “inevitabile” ciò che invece è frutto di scelte economiche, fiscali e salariali precise. Senza interventi strutturali su stipendi, pensioni e sostegni mirati ai beni essenziali, il +24% rischia di diventare solo una tappa intermedia.
Questa non è una breaking news. È qualcosa di più insidioso: una nuova condizione sociale che ridefinisce il confine tra chi regge e chi scivola. E che, se ignorata, continuerà a svuotare i carrelli e a comprimere il futuro.
Geo
Il dato ISTAT sul carrello della spesa fotografa una dinamica che tocca da vicino anche il territorio di Alessandria e del Piemonte, dove il peso dei beni essenziali incide in modo rilevante sui bilanci familiari. Alessandria today segue questi temi con attenzione, intrecciando analisi economica e ricadute sociali locali, per offrire ai lettori strumenti di comprensione critica della realtà che cambia.
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