le parole….

Cipriano Gentilino

Le parole sono puttane
costrette ad illudere
dalla tratta dell’incanto

sono ricolorate d‘amore
per un emoji opportunista
di sabato dopo la pizza

un accento saprofito
sulla oh per l‘accoglienza
tra le lenzuola del padrone

l’anima è la più richiesta
per orgasmi veloci
scartati al cioccolato

l’umanità non si lava più
gira ubriaca tra bettole
squartata dagli abusi

affasciate nei bordelli
sono streghe di ungenti
per la notte prima del rogo

e aspettano rime di poeta

Cipriano Gentilino ©2017-1019

ph : Banski ( dall’web )

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meteore

Cipriano Gentilino

Odori anche tu di erba tagliata
vieni siediti vicino a me.
Aspettavi anche tu le stelle ?

Sono già cadute
abbiamo perso il tempo
le masche* ci hanno ingannato.

Che speravi ?
– ritrovarmi folle e tu ?
Folle lo sono già
volevo un nome.

Ora vicini odoriamo di cielo
spegni questa luna indecente
siano noi perseidi stanotte.

Cipriano Gentilino ©2017-2019

*La masca è una strega del folclore piemontese.

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Mica Van Gogh, di Stefi Pastori

Mica Van Gogh, di Stefi Pastori

Presentazione musicata del libro Venerdì 3 maggio 2019 alle ore 20.00 presso @Valentine Bistrot, via Andrea Maria Ampère 93 Milano.

serata MICA VAN GOGH al Valentine bistrot del 3 maggio 2019

sinossi di MICA VAN GOGH

Stefi Pastori Gloss canta la sua voglia poetica, d’amore e religione, di sesso e spiritualità, d’amicizia e rivoluzione umana, con parole irriverenti e neologismi divertenti.

La compilazione di questa silloge è il frutto del suo ritorno alla poesia, suggerita da moti amorosi.

Essendo l’autrice più volta ad affrontare temi sociali, la poesia le dà le ali per ariavvicinarsi alla leggerezza dopo tanta sofferenza, attraverso piccole note sulla vita emozionale, che partono da dettagli del quotidiano, dall’amicizia, dai viaggi, dall’amore filiale e quello per i genitori, da incontri casuali, dall’erotismo.

Perché il riferimento alla canzone di Caparezza? Venite a scoprirlo alla PIAZZA DELL’ARTE il giorno… alle…

Quanto di sé all’alba ho trattenuto?, di Miriam Piga

Quanto di sé all’alba ho trattenuto?, di Miriam Piga

Quanto di sé all’alba ho trattenuto?

il silenzio che la notte ha censito

e il sonno che ella ha schernito.

Sia essa perla di rugiada finita,

sia essa d’oro, e di sfarzo circuita.

Se stamani fosse stato ieri

e il cielo avesse abusato

delle sue immense stagioni,

sarebbe di cera, il mio occhio.

il volto scoperto, di crepe segnato.

Di suole bucate, il tragitto

e di sentieri senza via d’accesso

il mio orizzonte mozzato.

Mai nuda, dentro al mio vestito,

benché talvolta velato d’ostracismo.

 

Miriam Piga

18/9/2016

Trasparenze (ed L’Oceano nell’anima)

Vorrei che quel domani fosse oggi di Giuseppe Tacconelli

Giuseppe Tacconelli

Libro

evento

Il video della presentazione presso l’Enoteca Letteraria
Via di San Giovanni in Laterano 81, Roma
https://youtu.be/auaExREB8ig

Nota critica della scrittrice Lidia Popa

Giuseppe Tacconelli – “Un torrente che allegramente gorgoglia”

Questa silloge dice molto dell’autore, iniziando dal titolo: “Vorrei che quel domani fosse oggi”, che attribuisce un significato all’impazienza che il poeta mostra attraverso le parole scelte con cura per trasmettere  al lettore le sue emozioni, che siano introspettive o che rappresentino

l’elogio all’amore per la divina amata, che non è la semplice donna, ma “È l’origine dei popoli”. Con la semplicità del comune mortale, l’Autore si confessa: “Mi basterebbe sentirti respirare/ per sapere che ci sei”.

Come un grande fabbro, Giuseppe Tacconelli, mi ha colpito con l’impeto del torrente dell’Eros, che si riversa in emozioni e fa della sua donna un mistero da svelare come “saette tra nubi pregne di prorompente trasporto”. Un eterno innamorato,  il poeta, “rapito da…

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ESCLUSIVA! Intervista a Elisa Greco: “Colpevole o innocente sarà un dialogo tra idee fatto a teatro”

TEATRO E MUSICA NEWS

Elisa Greco, ideatrice e curatrice di “Personaggi e Protagonisti: incontri con la Storia”,  giunto alla decima edizione per una bellissima possibilità di unire il teatro all’attualità e alla storia, ci ha raccontato come nasce questo spettacolo e quali sono i segreti del successo dello spettacolo.

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Elisa Greco, come nasce l’idea di portare la storia a teatro, e perché proprio al Teatro Manzoni?

Il direttore è venuto a vedere lo spettacolo in un altro teatro, gli è piaciuto e così ci siamo scelti. È diventato un percorso comune tra me e il pubblico del teatro Manzoni ma la cosa più bella è che il percorso teatrale ha coinvolto tutta l’equipe del teatro Manzoni, per cui insieme ci divertiamo per costruire di volta in volta lo spettacolo con locandine, contributi video, ecc..e io sono molto felice di questa condivisione. È un vero patrimonio comune con la voglia di seguire anche la votazione…

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ESCLUSIVA Intervista a Gabriele Cirilli: “Con MI PIACE porto a teatro la mia vita in un varietà completo. Il pubblico torni a teatro per vedere gli spettacoli, non per l’attore”

TEATRO E MUSICA NEWS

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Eccoci qui, per l’inizio della stagione teatrale 2018/2019 con un grande protagonista del cabaret italiano, Gabriele Cirilli! Formatosi alla scuola teatrale di Gigi Proietti, dopo una lunga gavetta che l’ha portato dopo una decina d’anni al successo acclamato a Zelig, dove interpretava Kruska, la simpatica romana che diede il via al tormentone “Chi è Tatiana?”, nel tempo Cirilli ha saputo rinnovarsi, proporre cose nuove, nel segno di un’arte vera, che non condiziona l’attore all’interpretazione di un singolo personaggio. Siamo tutti protagonisti di una scena dove possiamo avere diversi ruoli, la questione pirandelliana è ormai assodata, ma quando si raggiunge l’agognato successo la tentazione di perseguire eternamente con quel personaggio che ha funzionato è alta. Non così per i grandi attori, non così per Gabriele, che la chiave l’ha trovata nel sapere fare cose sempre differenti, e così lo abbiamo visto in fiction (“Un medico in famiglia” per…

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ESCLUSIVA! Intervista a Francesco Italiani: “Io spavaldo come Tony Manero, con l’ideale di Totò. Il teatro? Una stupenda illusione. Milano una piazza difficile ma siamo prontissimi”

TEATRO E MUSICA NEWS

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Francesco Italiani, ballerino, coreografo, cantante che ha calcato i palchi più importanti del mondo lavorando coi migliori artisti teatrali, è il Tony Manero del “Saturday Night Fever” in scena da questa sera al Teatro Nuovo di Milano per girare poi di nuovo per tutta Italia. Un personaggio intrigante da interpretare il suo, che vive una vita “misera” durante il giorno e si scatena di notte, come capita di fare ancora oggi a molti ventenni. Siete curiosi di sapere qualcosa in più di Francesco Italiani? Gli abbiamo fatto qualche domanda approfittando di una pausa tra le prove dello spettacolo che sta preparando come sempre meticolosamente.

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Francesco quanto c’é di Tony Manero in Francesco Italiani?

Ci sono alcune cose e altre no. Con il regista Claudio Insegno abbiamo ricercato molto il Tony Manero nell’interpretazione di John Travolta che era fantástica perché aveva proprio azzeccato il personaggio: quindi abbiamo cercato di evocare quel…

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Malati di serie tv: Game of Thrones ( ottava stagione)

My little world⭐

Ciao a tutti e, vi do il benvenuto a Westeros, il luogo delle gioie e dei prati verdi ….

Regia: Taglia … Stop … Marta non è così rifacciamo

Io: mi fate salire gli istinti omicidi

…..

Ehi , salve a tutti ricominciamo, l’argomento di questo articolo sarà l’ottava stagione della serie Game if Thrones. Sono uscite solamente le prime due puntate, ma personalmente sto già facendo le mie teorie e scommettendo sulla vita dei personaggi rimasti.

Ma , andiamo per ordine , l’ottava stagione (uscita il 15 Aprile) avrà come fulcro la guerra contro gli Estranei, guidati dal Re della Notte , e dopo credo che ci sarà uno scontro anche con Cersei … infatti mi sa che quel Trono di Spade le sta dando alla testa 😂.

Ora non andrò a parlare molto delle prime due puntate, per evitare di fare spoiler e farmi ammazzare da chi ancora…

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[Segnalazione] Cover Reveal FREESTYLE di Rosanna Fontana – Darcy Edizioni

AnnaC Books

Buonasera Readers!

Vi segnalo la prossima uscita targata Darcy Edizioni, FREESTYLE di Rosanna Fontana, uno sport romance in uscita il 10 maggio.

data uscita

SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: FreeStyle
Autore: Rosanna Fontana
Editore: Darcy edizioni
Genere: YA- music romance – sport romance
Costo: 0,99€ in preorder e fino al 12 maggio – gratis con KU – 16€cartaceo
Pagine: 450

Freestyle WEB

TRAMA

Alex e Maya si conoscono da tre anni, ma in modo superficiale. Frequentano la stessa classe, eppure sono come due mondi che non si incontrano mai.
Hanno entrambi grandi sogni: Maya passa i suoi pomeriggi ad allenarsi per diventare una famosa ginnasta e partecipare alle Olimpiadi, mentre Alex nasconde la sua passione per la musica rap dietro la facciata di studente modello.
Un giorno, all’improvviso, qualcosa cambia. Maya è costretta a chiedere aiuto proprio a lui, il secchione della classe, sempre schivo e solitario.
Così le loro vite, finora…

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[Segnalazione] Nuova Uscita” Bellissima regina. Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa, un drammatico amore” di Miranda Miranda – Scrittura & Scritture

AnnaC Books

Buongiono Readers!

Da buona amante del romanzo storico vi segnalo una nuova uscita di oggi 18 aprile, targata Scrittura & Scritture, “Bellissima regina. Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa, un drammatico amore”di Miranda Miranda.

Bellissima_regina-364x490SCHEDA DEL LIBRO

Pagine: 192
Genere: romanzo storico
Collana: Voci
Pubblicazione: 18aprile 2019

Editore: Scrittura & Scritture

Prezzo cartaceo: 13,50€

TRAMA

Napoli. Palazzo San Severo.
Quattro anni sono trascorsi da quell’agosto del 1586, quando donna Maria d’Avalos andava in sposa a Carlo Gesualdo, principe di Venosa e noto madrigalista italiano.
Ma alla giovane e bella Maria poco si addice questo matrimonio: un sopruso prepotente, un’insopportabile imposizione, forse anche per via del carattere del marito, diffidente, geloso, possessivo, dedito alla composizione di musica malinconica.
Durante un ricevimento, complice il ballo, Maria conosce il cavaliere Fabrizio Carafa dei duchi di Andria, uomo di rara bellezza e incontrastato valore.
Ha inizio così una struggente…

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Cover Reveal LE ALI di Rebecca Quasi – Dri Editore

AnnaC Books

Buongiorno Readers!

Vi svelo oggi la cover della prossima uscita targata Dri Editore, LE ALI di Rebecca Quasi, con il suo ritorno al romance contemporaneo dopo averci deliziato con i suoi delicati regency. Il libro sarà disponibile dal 26 aprile.

le ali ebook

SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Le Ali
Autore: Rebecca Quasi
Editore: Dri Editore
Genere: Romance Contemporaneo
Formati disponibili: ebook 2.99/ cartaceo 12.99
Lancio: ufficiale 26 aprile – in preorder dal 22 aprile

TRAMA

“Dopo aver deposto la bambina nella culla e averla coperta, Bianca raccolse i propri abiti e andò a vestirsi in bagno. Adriano sorrise di quel pudore. Girare nuda sì, vestirsi davanti a lui, no..”

Una figlia appena nata, una promessa alla quale non può sottrarsi e un futuro tanto incerto quanto doloroso, sono ciò che Adriano Abregal, ingegnere di Formula Uno, si trova a dover affrontare. Il fatto che al suo fianco ci debba per…

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[Recensione] Review Tour S…COME SEXY di Serena Brucculeri – Darcy Edizioni

AnnaC Books

Buon Pomeriggio Readers!

Nuova recensione per il blog oggi! Con piacere partecipo al Review Tour dell’ultimo romanzo di Serena BrucculeriS…COME SEXY (secondo capitolo della “Never forget series“), edito da Darcy Edizioni lo scorso 11 aprile.

S... come sexyWEB

TRAMA

Se vi dico California a cosa pensate?
A un uomo bello, biondo e un fisico sportivo? Questo è Ralph, un bel ragazzo attraente che ha fatto del divertimento il suo stile di vita. Ama le donne, tutte, indistintamente. I rapporti seri e duraturi li lascia agli altri… C’è una sola donna che, tuttavia, non riesce proprio a sopportare ed è Molly, la sorella del suo migliore amico, che trova antipatica e fastidiosa sin da quando l’ha conosciuta. Lei è tutto tranne che femminile, niente tacchi o vestiti eleganti, ciò che ama è lanatura incontaminata del Texas e i suoi cavalli.
Ma cosa succede se, per una serie di sfortunate coincidenze, i…

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Recensione LA SPADA E IL ROSARIO di Adriana Assini – Scrittura & Scritture

AnnaC Books

Buongiorno readers!

Finalmente la mia recensione dell’ultimo romanzo di Adriana Assini, “La spada e il rosario. Gian Luca Squarcialupo e la congiura di Beati Paoli”, uscito il 14 febbraio 2019 ed edito da Scrittura & Scritture, che ringrazio per avermi inviato il libro.

TRAMA

È il 1516 e a Palermo governano gli spagnoli. Malgrado i soprusi del viceré Moncada e dei suoi complici, la vita sembra scorrere tranquilla, tra indolenza, bellezza e rassegnazione. Ma l’apparenza inganna. Un gruppo di mercanti, capeggiati dall’intraprendente Gian Luca Squarcialupo, sull’orlo della bancarotta, trama per riportare un regnicolo sul trono e cambiare una buona volta lo stato deprecabile delle cose. Attraente e risoluto quanto irragionevole, Gian Luca ha fegato da vendere ma le contraddizioni non gli mancano, neppure in amore, visto che s’è sposato per convenienza ma si danna l’anima per la moglie di un altro. Quando Ferdinando il Cattolico tira le cuoia…

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Passione

VALENTINE MOONRISE

Misteriosa è la ricerca

della felicità possibile

che l’anima rincorre

nell’equilibrio un po’ precario

che la domanda pone…

tra l’allegria e il dolore

d’un distacco che soggiace

alla morale e al moralismo

delle sentenze quotidiane…

Si…

ci vuol coraggio

a preferire una domanda

alle tante inutili risposte

in quest’attimo fugace

che chiamiamo vita…

Si…

occorre sofferenza

per misurare la distanza…

Si…

ci vuole l’amore

per serbare un bel ricordo…

Il pathos è la scintilla

che ogni cosa muove

e anche l’amore

vi scorge radice…

Io specular non voglio

sui vuoti del tragitto,

ma darò fiato alla parola…

finché si farà voce…

profondissima e capace

di far gioire il cuore…

ricordando la passione

che fu nostra e che sarà.

V.

passione Nusa Penida, Indonesia.

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Strane parole

VALENTINE MOONRISE

Suonano strane le parole

se anche il cuore duole,

quando è difficile colpire

la tua ombra all’imbrunire…

Suonano strane le parole

se anche l’anima ti vuole,

quando un solo attimo

può regalare un brivido…

Suonano strane le parole

se poi evapori col sole,

quando tu vai via

e non vedi la mia scia…

Suona strana la mia musica

se poi cede in una lacrima,

quando

la stella del mio cielo

si eclissa dietro un velo…

V.

Bali, Indonesia 🇮🇩

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Cuore di Maggio

ANGOLI DI PENSIERO

Nel
giorno di Pasqua 2019

Fra tutte le rose sei la Regina,

Madre di chi miete amarezza

e affranto, là dove s’insinuano

tentacoli di male il Tuo piede

calpesta, Tu ricolma di sapienza

schiarisci le menti nel buio,

Tu, altissima stella, la mano

di velluto sul biondo di grano,

Tu, goccia salvifica tra le crespe

e i soffi di maree sfacciate,

Tu, raggio di neve cristallina

tra le vette dei monti d’abete,

dei Cieli più alti sei l’avvocata

nel far sì che la pace, un giorno

tratteggi ariosa di santo roseo

tutto ciò che scolora,

a Te, chiarissima, sia la lode

Tu, corona di perle rare,

trafitta da spade laceranti,

innalzata alle glorie più eccelse,

poni carità e pietà innata

su chi, servo del peccato,

combatte al lume della luna

per guadagnarsi la salvezza,

al cospetto di quel Dio che amò,

da sempre, fino alla fine.

Carlo Molinari copyright

Foto…

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Simbiotica

ANGOLI DI PENSIERO

Cerco tra le stelle mute

e non posso incontrarti,

né all’orizzonte marino

né tra Orione e le Pleiadi.

Posso avanzare lento

verso il Sud, dove ancora

si baciano Scilla e Cariddi,

eppure l’aria putrefatta

è ciò che persiste

tra le mie dita sudate.

Senso di stordimento,

assenza e distanza di vita.

Ti ho persa tra la gente

e una festa di borgata,

dove il campanile sferzava

una nenia, ma si trascinava

solo silenzio e malincuore.

Carlo Molinari copyright

Foto copyright free

VISITA il nuovo sito: sconti, design e contenuti nuovi…

http://www.carlomolinari.info

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Elena Cattaneo, La cuticola del seme

Poesia Ultracontemporanea

La cuticola del seme
si tende,
si gonfia,
esplode.
In quel momento di rottura
fragile
il nuovo germoglio si mostra.
Nella morte la vita si nutre.
Di sola vita si avvizzisce.

Ci si interroga sulla giusta
sopravvivenza.
Si pesa quanto cuore impacchettare per non perdersi
nel troppo offrire.

Non c’è peso, non esiste misura.
Non c’è un grado di putrescenza del sé.
Si muore calcati nella terra grassa,
senza sapere del domani, gli occhi bassi.

Il tenero germoglio verde ci mangia torturandoci le membra.
Non possiamo sapere il domani.
Acqua, vento, sole e neve.

Nel tempo percepiamo un fuscello di noi.

Basta quello.

(Da Il dolore un verso dopo, puntoacapo 2016)

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ISTANTANEE- Anna Maria Farabbi: Ancora sull’opera di Paolo Gera “Poesie per Recaptcha”

CARTESENSIBILI

 haneul kim 

.

Non mi bastava fare un commento al saggio di Milena Nicolini. Anche se partecipare attivamente con la propria scrittura, motivando il proprio punto di vista condividendo o meno, è utile per significare l’opportunità della rete, per dare polpa alla sua volatilità, per incarnare una soggettività leggente. In questo senso la redazione di Carte Sensibili auspica sempre che i lettori e le lettrici, propongano la loro impronta nei commenti.  

Come sempre al saggio di Milena Nicolini non si può aggiungere una goccia d’inchiostro, tanto la sua analisi entra nelle pieghe dell’opera tenendo costantemente presente tutta la creazione dell’artista. Tuttavia, vorrei aggiungere qui alcune sostanze di riflessioni suscitate dal mio incontro con Recaptcha.

Ricordiamoci quando Arthur Rimbaud salì su un tavolo di caffè a Parigi facendo pipi addosso a certi poeti letterati, che leggevano tra loro le proprie poesie. Irriverente, irruente, eretico, fiero della sua anarchia e consapevole…

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Video-intervista su “Zero al quoto” sul sito della Associazione Culturale “Orizzonte Atlantico”

La poesia di Fabrizio Bregoli

La video-intervista sopra riportata è stata pubblicata sul sito Internet dell’Associazione Culturale Orizzonte Atlantico.

https://www.orizzonteatlantico.it/it-2018-fabrizio-bregoli

Come riportato sul sito, Orizzonte Atlantico è un’associazione culturale italiana apoliticaesenza fine di lucro.

Riconoscendo il ruolo centrale dellacreazione letterariacome espressione diidentità,esperienzeevisioni del mondoal contempo individuali e collettive, promuove laproiezione internazionaledi letterature contemporanee e l’incontro libero e liberale frascrittori di differenti nazionalità e culturecome mezzo per favorire una multiculturalità sostenibile.

Orizzonte Atlantico indice con cadenza annuale il Premio Letterario Internazionale Indipendente con le sezioni per poesia e narrativa internazionale, sia edita sia inedita, in lingua italiana, francese o spagnola.

Zero al quoto è risultato vincitore del Premio per la Poesia Edita per l’anno 2018.

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Momenti di poesia. GIOVANE, di Luigi Meloni

Momenti di poesia. GIOVANE, di Luigi Meloni

GIOVANE

Lei era giovane apparentemente senza
alcun uomo l amor non aveva donato,
rossa come una bacca il viso dal sapor
giovanile di fiori di campo appena spuntati.

In casa tra i vetri lo osservava mentre
guardava fissa il piano che scorreva tra le
sue dita come un maestro che conosce la
musica e l’arte dell’amore.

Lei aveva lo sguardo annebbiato, qua e la
con i suoi occhi grandi guardava le pareti,
i quadri che negli angoli della stanza
sembrava come se li vedesse la prima volta,
avvolti nella nebbia dei suoi occhi.

Ogni tanto lo sguardo cadeva sulle sue mani
restando fissa sulle scorrere delle dita, con
il viso rosso vermiglio, guardandosi poi con
celerita allo specchio per riordinare i suoi
capelli

Il tempo si fermo in lei di fronte come imbalsamata
dalla forma di una regina immobile,tremava il corpo,
sudava la fronte,e ne provava tra gli occhi impazziti
quando sentiva i suoi occhi appresso.

In quell’istante un soffio di fiato sul lobo sinistro
un piccolo bacio nasceva tra dolci parole, unite come
in un giardino. le si aprirono in lei sensazioni nuove,
sentiva di amare.
LUGI MELONI

San Michele che sconfigge i giganti, Solimena F. 1680 circa

Travelling

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Nella chiesa di San Giorgio, situata in uno dei vicoli di Salerno, è possibile visitare molti quadri, stucchi ed affreschi per la maggior parte realizzati da un grande artista locale vissuto nella metà del Seicento ed espressione del barocco, ovvero Francesco Solimena. All’interno della chiesa, ex monastero benedettino del IX sec., non si può non rimanere stupiti dal dipinto “San Michele che sconfigge i giganti”, espressione della scuola napoletana del periodo e della maestria dell’artista Solimena, che tra l’altro era anche un architetto a cui si deve la realizzazione del campanile della cattedrale di Nocera Inferioree.

Il dipinto in questione è molto suggestivo e colpisce soprattutto il punto di vista dell’osservatore che da un angolatura opposta a quella della fonte luminosa, ovvero in basso a sinistra, assiste alla scena dell’arcangelo nell’atto dell’assassinio. La sua figura è posta in risalto dall’autore poiché è realizzata con toni più luminosi rispetto al resto…

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La flagellazione di Cristo, Caravaggio 1608 circa;

Travelling

Questa splendida opera conservata a Napoli, dipinta ad olio su tela, venne realizzata da Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, tra il 1607 e il 1608. Una seconda versione della flagellazione, con soggetti in pose diverse, si trova in Francia.

La figura del Cristo legata ad una colonna, percepibile appena, “taglia” in due la tela. Il Cristo flagellato si situa al centro del dipinto, rendendosi così, protagonista della scena. I tre torturatori presentano relativamente tre visi visibili progressivamente, quasi come se Caravaggio avesse voluto ritrarre una sequenza. Il primo, che chino è intento a preparare la frusta, ha il volto oscurato, tale da non mostrare la propria espressione. Invece, quella del tizio stempiato posto a destra, è in penombra. Infatti a stento si nota il profilo senza, però, comunicarci la propria emozione. Solo il viso del terzo uomo, colui che flagella, è abbastanza illuminato tale da rivelarci un’espressione malefica e di…

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Sacrificio di Isacco, Guarino F. prima metà XVII sec.

Travelling

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L’artista Felice Francesco Guarini ( o Guarino ) , fu un esponente del barocco che operò in Campania, in particolare nel territorio dove nacque , ovvero Solofra (AV) .

Questo dipinto realizzato ad olio su tela, conservato presso la pinacoteca di Salerno, intende narrare una delle scene bibliche più note, ovvero quella del sacrificio di Isacco narrato nel libro della Genesi. Abramo, come prova di fedeltà verso Dio, è chiamato da quest’ultimo ad immolare il proprio figlio, Isacco, in suo nome. In realtà Dio intende solo mettere alla prova l’uomo, ed infatti nell’attimo in cui sta per verificarsi il sacrificio un angelo giunge dal cielo per bloccare l’azione. Abramo si volta verso la figura divina con uno sguardo esterrefatto mentre il figlio giace bendato in attesa della propria uccisione.

Il Guarini, che si era formato presso allievi del Caravaggio, ha dipinto questa scena con la medesima caratteristica, ovvero rappresentando i…

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Resurrezione, Piero della Francesca 1450-63,

Travelling

“Resurrezione” è un affresco realizzato dall’artista Piero della Francesca nell’attuale museo civico di Sansepolcro, all’epoca palazzo del governo e città sotto il dominio fiorentino della famiglia Medici.

L’affresco mostra al centro la figura del Cristo che risorge dal sepolcro. Infatti egli si staglia con una gamba al di sopra della lastra in pietra mentre con la mano impugna un’asta con la croce di San Giorgio, simbolo utilizzato dai crociati e icona della cristianità. Cristo è il protagonista della scena e mentre mostra in gran vista la bandiera, simbolo di vittoria, al di sotto i tre soldati romani sono intenti a dormire. Ciò potrebbe simboleggiare che Gesù veglia e vigila su di noi anche quando dormiamo.
Invece, il quarto personaggio, non è un soldato romano bensì Piero della Francesca stesso. Egli è l’uomo che ha il viso posto sull’asta ponendosi così a contatto con Gesù, egli si trova sotto la sua…

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Incendio in città, G. Dottori 1926

Travelling

Il dipinto “Incendio in città” venne realizzato dall’esponente futurista Gerardo Dottori nei primi anni del Novecento. L’artista perugino, che prima di seguire la corrente futurista si era dedicato alla rappresentazione di soggetti sacri, si caratterizzò per lo stile definito “aeropittura”. Questa tecnica, come può suggerire il nome, sta ad indicare un tipo di rappresentazione in cui il punto di vista proviene dall’alto, come se ci si trovasse su un mezzo aereo. Pertanto tutti i dipinti aeropittorici rappresentano paesi, aerei e paesaggi privi di una vera e propria prospettiva poiché “deformati” ed incurvati quasi a suggerire la forma della Terra o meglio, il movimento. Dinamicità, moto ed energia sono le caratteristiche dei dipinti di Dottori. In quest’opera si può notare un borgo cittadino che brucia a causa di un incendio. Le fiamme, ai piedi della chiesa, irrompono nella notte illuminando il centro del paesino. Esse sono rappresentate come figure geometriche appuntite…

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È questa pioggia, di Miriam Piga

È questa pioggia, di Miriam Piga

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È questa pioggia

che lava via il tempo,

la mia solitudine

che scaccia l’afa.

È tempo di spoglie,

seme irrequieto

che penetra l’anima.

È tempo di poesia,

di sete avara

che si fa imbuto.

Son io

a levigare l’ incerto.

Son io

quell’ intimo di cielo

chiuso in una veglia

che in incognito,

s’affaccia.

La sosta in un angolo

e la ripartenza.

Miriam Piga 

1/09/2017

Pubblicato

La farfalla invisibile, testo e illustrazione di Lucia Lanza

La farfalla invisibile, testo e illustrazione di Lucia Lanza

by Maura Mantellino

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

Gianni Rodari

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La  realtà editoriale LA COLLINA DEI CILIEGI è sul mercato dell’editoria on line da pochi mesi e in questi giorni è stata inaugurata  una nuova collana intitolata UNA VITA VIVA. 

Essa nasce da un’idea fortemente voluta da tutto lo staff con l’intento di proporre  brevi racconti arricchiti con disegni da lasciare colorare alla fantasia dei piccolissimi ‘lettori’. Sono libri accurati e belli, di qualità che stimolando la creatività dei piccoli, permettono anche di giocare e sperimentare. Piccoli libri dai disegni semplici e soprattutto belli per la freschezza della grafica grazie all’opera dell’artista Lucia Lanza. 

I bambini vengono aiutati a concentrarsi sul disegno e su ciò che rappresenta, provando con la loro fantasia a creare nuovi mondi per rendere il libro, un libro speciale, solo ed esclusivamente figlio della loro immaginazione.

Il primo ad inaugurare la collana è il piccolo libro intitolato “La farfalla invisibile”, scritto e disegnato dalla bravissima Lucia Lanza

C’è una farfalla leggera, leggera, più leggera delle altre farfalle che, come ben sappiamo, sono leggerissime! Le farfalle si posano tutte, molto lievi, sui sepali e pistilli dei fiori.

E come ci racconta l’autrice Lucia Lanza:

“ Questo piccolo libro vuole essere un progetto di interattività con i bambini: possono colorare, ascoltare la lettura di un adulto o di un amico più grande e possono imparare a esercitarsi a leggere e scrivere. Il testo ripete volutamente alcune parole in modo che sia facilitata la lettura induttiva. Colorare e iniziare a scrivere su di un libro è un modo per entrare attivamente nei racconti e prendere confidenza con questo meraviglioso strumento di comunicazione e cultura”

http://www.lulu.com/shop/lucia-lanza/la-farfalla-invisibile/paperback/product-22850128.html

Controlli dei Carabinieri di Alessandria durante il ponte del primo Maggio: un arresto e quattro denunce

Controlli dei Carabinieri di Alessandria durante il ponte del primo Maggio: un arresto e quattro denunce

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Carabinieri di Alessandria in questi ultimi giorni ha ulteriormente intensificato i controlli sul territorio al fine di garantire sicurezza e rispetto della legalità anche in concomitanza del lungo ponte pasquale.

Numerosi i posti di controllo effettuati sulle principali arterie stradali ed anche lungo le provinciali e le altre strade minori, nel corso dei quali sono state identificate oltre 270 persone e 150 veicoli.

Particolare attenzione è stata rivolta anche nei principali luoghi di aggregazione. Il dispositivo così realizzato ha consentito di procedere a molteplici controlli, che hanno portato ad un arresto ed a quattro denunce in stato di libertà alla competente Autorità Giudiziaria.

Intervista di Alessia Mocci a Giancorrado Barozzi: vi presentiamo “Utopia Selvaggia”

giancorrado-barozzi-1-1-300x199La riproposta di Utopia selvaggia non corrisponde dunque a una sorta di nostalgico revival della letteratura terzomondista, genere narrativo che fu in voga alla metà del secolo scorso, quanto piuttosto al bisogno, sempre più urgente, di riprogettare un nuovo modello di futuro che non rifiuti l’apporto fecondo delle culture indigene.” ‒ Giancorrado Barozzi

Storico di formazione, Giancorrado Barozzi dal 1986 al 2000 ha diretto l’attività scientifica dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea. Per conto della Regione Lombardia e di altri Enti ha realizzato ricerche nei campi della storia sociale, delle tradizioni del lavoro e della narrativa orale.

È direttore della collana “Il Pasto Nudo, assaggi di antropologia” per la Negretto Editore con la quale ha pubblicato “Cartiera Burgo. Storie di operai, tecnici e imprenditori nella Mantova del Novecento” e nel 2013 “Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin”, saggio che presenta il Mutual Aid del filosofo e scienziato russo Kropotkin ed il Digest della scrittrice americana Miriam Allen deFord.

Giancorrado Barozzi è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande per presentare la nuova pubblicazione “Utopia selvaggia ‒ Saudade dell’innocenza perduta. Una fiaba” romanzo del famoso sociologo, antropologo, scrittore, educatore ed uomo politico brasiliano Darcy Ribeiro (Montes Claros – Minas Gerais 26-10-1922/ Brasilia 17-2-1997), in libreria dal 1 maggio 2019 nella collana editoriale “Il Pasto Nudo” con la nuova traduzione ad opera di Katia Zornetta.

 

A.M.: Giancorrado, ci siamo incontrati una prima volta per cercar di esporre ai lettori le tematiche della pubblicazione “Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin” riuscendo a raccontare la storia del grande filosofo e scienziato russo, quasi totalmente sconosciuto in Italia, e che a causa “delle sue prese di posizione politiche libertarie fu tacciato, sia da destra che da sinistra, di essere un utopista”. Che cosa comporta per un intellettuale/filosofo l’“essere utopista”?

Giancorrado Barozzi: Esercitare il pensiero utopico comporta degli enormi vantaggi, qualora ci si limiti a restare solo nel campo delle idee, essi si accompagnano però, va anche detto, a degli inevitabili svantaggi se si provi a calare queste idee sul piano pratico. Uno dei principali vantaggi del pensiero utopico consiste nell’assoluta libertà di creare ipotesi di «mondi possibili», infinitamente migliori di questo, senza dover sottostare ai condizionamenti imposti dalla «realtà sociale» del proprio tempo. Tra gli svantaggi va invece messa in conto la scettica accoglienza della maggioranza dell’uditorio nei confronti delle idee professate dall’«utopista». Atteggiamento che, nel caso di non immediata desistenza da parte del portatore di pensiero utopico, viene ad assumere tratti persecutori. Nel passato ne fecero le spese quegli utopisti che, non rassegnandosi a serbare solo per sé le proprie idee, cercarono d’istituire un dialogo con la società circostante. Penso a Socrate, a Gesù Cristo e a Thomas More, il quale nel 1516 ebbe, tra l’altro, l’indubbio merito d’avere coniato il termine «utopia», anche se egli, prima di essere suppliziato, riuscì a sua volta a mandare sul rogo alcuni «eretici» che giudicò essere più «utopisti» di lui.

Viste le tragiche sorti toccate ai primi filosofi e profeti dell’utopia, i successivi sviluppi di questa forma di pensiero trovarono riparo in un porto più sicuro: quello della creazione letteraria. Penso, ad esempio, alle «utopie» ecologiche e femministe di un’autrice contemporanea dalla fervida fantasia, come Ursula Le Guin, figlia dell’antropologo Alfred Kroeber, morta di recente (ma il cui decesso è almeno potuto avvenire in tarda età e nel proprio letto), o anche al libro Utopia selvaggia di Darcy Ribeiro, romanzo-saggio scritto da un altro inguaribile «sognatore» il quale tuttavia fu costretto a subire, a causa delle proprie idee, un lungo periodo di esilio lontano dal suo paese, il Brasile.

 

A.M.: Dalla Russia al Brasile il passo è breve soprattutto se ci si muove nel terreno dell’οὐ-τόπος. E qui entriamo nel vivo della nostra intervista: perché è stato doveroso pubblicare una nuova traduzione del romanzo “Utopia selvaggia” dello scrittore ed antropologo Darcy Ribeiro?

Giancorrado Barozzi: Di questi tempi, segnati dalla globalizzazione e dall’universale dominio delle nuove tecnologie, ritengo utile, e addirittura necessario, tornare a parlare d’«utopia», nel senso che a questo termine attribuirono quanti, in passato, osarono sfidare a viso aperto il «senso comune» della loro epoca nel tentativo d’aprire la strada ad altri metodi, più solidali e compassionevoli, di convivenza sociale e di simbiosi tra l’uomo e l’ambiente naturale. Nel suo terzo romanzo, Ribeiro ha osato indagare appunto l’eventualità di questa specie d’«utopia», guardando alle culture amazzoniche in via d’estinzione, nell’intento di recuperare da loro tecniche materiali e valori spirituali da riproporre come viatico del grave malessere che affligge il mondo urbano e civilizzato. Utopia selvaggia, fu composto da Ribeiro agli inizi degli anni ’80 del Novecento, ma la quarantina d’anni trascorsi da allora non ha vanificato le ragioni di fondo del suo appello. Anziché avviarsi sulla via d’un operoso cambiamento di rotta, l’umanità dei paesi post-industriali sembra essersi infatti inoltrata ancor più lungo una china, già perfettamente intuita da Ribeiro, che conduce al collasso ecologico del pianeta e alla standardizzazione delle sue forme di vita e di cultura. La riproposta di Utopia selvaggia non corrisponde dunque a una sorta di nostalgico revival della letteratura terzomondista, genere narrativo che fu in voga alla metà del secolo scorso, quanto piuttosto al bisogno, sempre più urgente, di riprogettare un nuovo modello di futuro che non rifiuti l’apporto fecondo delle culture indigene. Per millenni quelle culture furono il valido presidio d’un equilibro ecologico tra l’uomo e l’ambiente, specie nelle aree di maggiore importanza vitale per la sopravvivenza della Madre Terra (come il bacino amazzonico e la foresta pluviale). Equilibrio che oggi viene invece compromesso da una dissennata politica portata avanti da quei governanti «populisti», alla Bolsonaro (per intenderci, qualora si pensi al Brasile), che stanno programmando l’esaurimento del polmone verde del nostro pianeta, senza curarsi in alcun modo di garantire alle future generazioni la salubrità dell’aria, nonché di proteggere la varietà di specie biologiche e di culture umane a tutt’oggi ancora presenti nel mondo «selvatico».

Sono queste le motivazioni di fondo, e le urgenze, che hanno spinto l’editore Negretto (da sempre sensibile a tali «ragioni») a riproporre ai nuovi lettori l’«utopico» appello già lanciato, tempo fa, dall’antropologo brasiliano con questo suo romanzo ambientato ai Tropici. I linguisti ci hanno inoltre insegnato che, al passaggio d’ogni generazione, le lingue vanno incontro a mutazioni profonde, perciò si è voluta dotare la nuova edizione del libro anche d’una nuova traduzione. Su mio consiglio, l’Editore l’ha affidata a una giovane traduttrice, Katia Zornetta, la quale, nei propri studi universitari compiuti a Venezia e in Brasile, ebbe modo di conoscere di persona la precedente traduttrice in lingua italiana di tutti i romanzi di Ribeiro, Daniela Ferioli, una persona umanamente e professionalmente straordinaria purtroppo venuta a mancare nel 2004.

La traduzione realizzata da Katia, pur dimostrandosi rispettosa delle soluzioni linguistiche già adottate da Ferioli e da lei messe a punto grazie al suo diretto confronto con l’autore del romanzo, del quale fu amica oltre che traduttrice, appare però ancor più innovativa sul piano linguistico. Katia ha infatti realizzato un inedito mix lessicale che mantiene inalterato, nel corpo stesso della traduzione, un gran numero di termini provenienti delle lingue e culture amazzoniche: nomi di piante e di animali tipici della foresta pluviale derivati dalle tassonomie etnobotaniche ed etnozoologiche delle popolazioni indigene, nomi di oggetti d’uso profano o rituale propri delle varie tribù stanziate lungo le rive del Rio delle Amazzoni visitate da Ribeiro negli anni del suo giovanile apprendistato «sul campo» come antropologo. La ricchezza culturale di questo «lessico selvaggio» riaffiora ora pressoché intatta in questa nuova traduzione del romanzo, rendendo piena giustizia al paziente recupero di centinaia di termini «etnici» operato da Darcy Ribeiro al fine di spargere nuove spezie tropicali sull’idioma brasil-portoghese. L’adozione anche in traduzione italiana d’un simile «meticciato» linguistico corrisponde a una nuova sensibilità linguistica, orientata a favore di un consapevole recupero delle lingue minoritarie prossime all’estinzione; sensibilità che, una trentina d’anni fa, al tempo cioè delle traduzioni dei romanzi di Ribeiro realizzate da Daniela Ferioli, non aveva ancora trovato qui in Italia un terreno fecondo.

 

A.M.: Nella prefazione descrivi il protagonista del romanzo “Un po’ Amleto e un po’ Socrate, Pitum/Orelhão, grazie a questa sua predisposizione al saper porre (e porsi) domande, si dimostra in fin dei conti assai meno sprovveduto di quanti intorno a lui vivono in modo animalesco, seguendo ciecamente antiche tradizioni (le icamiabas/amazzoni), o di chi appare dominato da una qualsiasi ideologia, sia essa del progresso (le suore missionarie) o dell’atavismo (lo sciamano Cunhãmbebe).” “Utopia selvaggia” è un romanzo antropologico?

Gancorrado Barozzi: Più che un «romanzo antropologico», sarei tentato (e non si tratta di un gioco di parole) di definire Utopia selvaggia un’«antropologia romanzesca». È stato proprio per questo motivo che ho voluto includere il libro di Ribeiro nella collana «Il Pasto Nudo» delle edizioni Negretto. Questa collana, che dirigo da una decina d’anni, si propone d’avvicinare infatti lettori nuovi e non specialisti alla conoscenza antropologica e alle scienze umane, facendo appello, come sta scritto nella quarta di copertina di ogni volume della collana, a «testi che parlino dell’uomo, dei suoi problemi, del suo ambiente e delle sue culture…». Tutto ciò mi pare sia stato compendiato alla perfezione in questo bizzarro frutto (autentica primizia) d’«antropologia romanzesca». Ribeiro ebbe all’Università di San Paolo del Brasile un’ottima formazione socio-antropologica; egli compì poi una serie di ricerche etno-antropologiche sul campo presso varie tribù del bacino amazzonico; nel corso della sua lunga e poliedrica carriera ebbe inoltre modo di pubblicare numerosi testi accademici d’argomento antropologico, ispirati alla corrente neo-evoluzionista dell’antropologia: un indirizzo disciplinare nato negli Stati Uniti a partire dagli anni Quaranta del Novecento, che traeva ispirazione dalle scoperte scientifiche compiute nel XIX secolo da Charles Darwin e dagli studi antropologici realizzati sempre nell’Ottocento da Leslie Henry Morgan. In Utopia selvaggia Ribeiro osa però oltrepassare i tradizionali confini della sua disciplina. Il suo è un anomalo romanzo, dotato di tutti i requisiti d’una fiction post-moderna: ha un protagonista «senza qualità» sballottato da eventi che non dipendono dalla sua volontà; è ambientato in un «mondo selvaggio» che vagamente ricorda l’isola in cui naufragò Robinson Crusoe; ha un cast d’assurdi personaggi degni d’una kermesse carnevalesca… Eppure, nonostante questa profusione d’ingredienti romanzeschi, Utopia selvaggia è pur sempre, e così va intesa, una delle sperimentazioni ante-litteram più ardite, e forse più riuscite, di quel genere di «scrittura antropologica» che trovò la propria definizione teorica nel corso di un seminario scientifico tenuto a Santa Fe nei primi anni ’80 del Novecento (è da sottolineare questa, non casuale, coincidenza cronologica).  In quel seminario un gruppo di giovani antropologi osò proclamare la necessità di passare dalla classica antropologia descrittiva a una nuova forma di «scrittura antropologica» ove l’autore (fattosi «nudo» al cospetto del «selvaggio» da lui stesso osservato) prendesse a dialogare alla pari con i nativi, sino al punto di rinunciare alla propria «autorità etnografica». Non è questa la sede per valutare con quali risultati queste intenzioni manifestate dai partecipanti al seminario di Santa Fe siano state tradotte in pratica. Per tornare a Ribeiro, mi viene tuttavia spontaneo pensare che molte pagine di Utopia selvaggia espressero al meglio, e con un grande savoir faire, la gran parte delle perorazioni di principio formulate dagli antropologi post-moderni partecipanti al seminario Writing Cultures tenutosi a Santa Fe. Perorazioni che invece, quei giovani antropologi yankee attivi nelle Università degli USA non riuscirono a sviluppare oltre lo stadio di abbozzo. Con la sua formidabile capacità di captare, anche a lunghe distanze, standosene sulle coste del Brasile, il vento che soffiava dall’altra parte del continente, Ribeiro ci ha invece lasciato, con Utopia selvaggia, un maturo esempio di scrittura antropologica sperimentale. Con la sapiente leggerezza della raggiunta maturità di uomo e d’autore (descritta in modo toccante in un capitolo del bel romanzo brasiliano di Fernanda Torres, Fine), Ribeiro ha insomma saputo compiere nel concreto quella «sovversione» dell’antropologia classica astrattamente solo ipotizzata dai suoi più giovani colleghi statunitensi.

Per evitare equivoci, devo qui precisare che l’«antropologia romanzesca» ha ben poco a che vedere col genere letterario del «romanzo antropologico». Queste due categorie non vanno assolutamente confuse. Nell’«antropologia romanzesca» a prevalere è sempre l’indagine antropologica, anche se mostra alcune analogie formali con l’opera letteraria. La discriminante di base tra questi due generi sta nel fatto che, mentre un testo d’«antropologia romanzesca» può essere composto unicamente da un autore che (come Ribeiro) abbia una solida formazione antropologica e la sappia dimostrare nel racconto (articolando, ad esempio, in forma dialogica il congegno del plot e/o ricorrendo a ben precise «tecniche escussive» per tratteggiare il carattere dei personaggi), nel caso del «romanzo antropologico», l’autore invece, anche se sta narrando dell’incontro tra un osservatore estraneo e un gruppo di nativi, fa semplicemente appello a una forma d’inventio letteraria, e non a un metodo d’indagine antropologico. Un ottimo esempio di «romanzo antropologico» è, ad esempio, il libro di Lily King, Euforia, dove si narrano le vicende del triangolo amoroso verificatosi, negli anni ’30 del Novecento, fra i protagonisti d’una serie incrociata di ricerche «sul campo» in Nuova Guinea, i quali adombrano, in modo volutamente scoperto, le personalità di Margaret Mead, Reo Fortune e Gregory Bateson. Pur ispirandosi ad autentici «mostri sacri» dell’antropologia, Lily King, esperta in creative writing, fa muovere e agire i protagonisti del suo romanzo come le pedine d’un comune intrigo sentimentale, appiattendo sullo sfondo (quale esotico fondale), sia il paesaggio «umano» ove si svolge la vicenda che le spinose questioni sollevate dalla ricerca etnografica le quali dovettero assillare, ancor più delle romanzesche «faccende di cuore», i tre reali ricercatori che l’autrice prese a modello. Ne è uscito un valido prodotto di consumo che non ha tuttavia nulla a che vedere con quegli autentici capolavori d’«antropologia romanzesca» che furono prodotti da autentici antropologi di professione, come Darcy Ribeiro o Claude Lévi-Strauss.

 

A.M.: Possiamo affermare senza alcuna ombra di dubbio che Darcy Ribeiro ha inaugurato un sistema di analisi della società sudamericana riuscendo nel difficile allontanamento dai condizionamenti europei e nordamericani?

Giancorrado Barozzi: Storicizzando, si può tranquillamente affermare che Darcy Ribeiro compì, specie durante gli anni del suo esilio (tra la seconda metà dei ’60 e la prima metà dei ’70 del Novecento), un importante tentativo di reinterpretare la storia sociale dell’intero continente sud-americano. Come egli stesso ammise, già allora quella sua generosa fatica mostrava tuttavia, e a distanza di circa mezzo secolo li dimostra ancor più, alcuni limiti, i quali consistono, in sostanza, nel volontario rifiuto da parte dell’autore di avvalersi di strumenti preparatori messi a punto da altri studiosi latino-americani per interpretare quella «società dell’insoddisfazione» che Ribeiro contrappose a quella dei popoli «soddisfatti» dell’Occidente. Una nota, collocata da Ribeiro a pie’ di pagina nell’introduzione del primo dei suoi tre ponderosi volumi su Le Americhe e la civilità, escludeva infatti, in modo tranchant, qualsiasi possibilità di trarre un effettivo giovamento dagli esiti di quelle che egli stesso definì: «le interpretazioni classiche dell’America Latina». A suo dire: «esse non giungono ad articolare una teoria del mutamento sociale», e una rapidissima, sintetica rassegna bastò a Ribeiro per liquidare in modo definitivo tutte quante queste «interpretazioni»:

«Partendo da una posizione fatalistica, alcune di esse attribuiscono l’arretratezza al clima o alla razza (Sarmiento 1915; Bunge 1903; Oliveira Viana 1952; Arguedas 1937) oppure a qualità negative del colonizzatore (Bomfim 1929; Ingenieros 1913; Ramos 1951). Altri discutono tali determinismi (Alberdi 1943; Cunha 1911; Freyre 1954; Buarque de Hollanda 1956; Estrada 1933; Paz 1950; Murena 1964), senza che tuttavia oppongano ad essi nessuna teoria conseguente» [Ribeiro, 1975, p. 6 nota 1].

Dopo avere omericamente bruciato alle proprie spalle tutte le «navi» da guerra uscite dai cantieri allestiti da altri autori latino-americani, Ribeiro si accinse a compiere (in solitudine) un compito gigantesco, superiore alle forze di un qualsiasi singolo studioso. Ragione per cui, nel corso di questa sua improba fatica egli non poté fare altro che chiamare in proprio soccorso una nuova «flotta». Fuor di metafora, dopo avere rifiutando di riconoscere i suoi legittimi «padri» latino-americani, Ribeiro andò in cerca di nuovi «padrini». Fortunatamente li trovò alzando i propri occhi verso il Nord-America. Tutti i libri che egli scrisse in quel periodo risentono infatti dell’influsso esercitato su di lui dalla scuola statunitense d’antropologia neo-evoluzionista. Se dunque, a parole, Ribeiro ebbe a criticare la «letteratura nominalmente scientifica sulla dinamica sociale, prodotta soprattutto dai paesi prosperi e caratterizzata dal loro scoraggiamento e conservatorismo», rivolgendo ad essa l’accusa di compiere «mistificazioni destinate a sostituire la saggistica corrispondente alla mentalità arcaica con un discorso sofisticato, ma ugualmente conformistico» (Ribeiro, 1975, p. 44); nei fatti, egli finì invece con l’adottare come linee guida dei propri studi sul Processo civilizzatore (1968) e su Le Americhe e la civiltà (1969-1973) metodi e concetti mediati dal classico schema evoluzionistico dello sviluppo delle società già elaborato, nel lontano 1877, dall’avvocato e antropologo statunitense Lewis Henry Morgan; schema sfumato, intorno alla metà del Novecento, in direzione «multilineare» da una compagine (minoritaria) di brillanti antropologi sociali formatisi, sempre negli Stati Uniti, in aperta polemica col «culturalismo relativistico» della scuola di Franz Boas. E avvenne così che Ribeiro, da fiero oppositore degli antropologi yankee, si ritrovò invece ad applicare la lezione ricavata da quel gruppo d’antropologi statunitensi che, come lui, pure avversarono le posizioni «antievoluzionistiche» di Franz Boas e dei suoi allievi (Ruth Benedict, Margaret Mead, Alfred Kroeber, ecc.). Va in ogni caso riconosciuto a Ribeiro il fatto che la sua adesione alle posizioni neo-evoluzioniste lo portò a sfuggire ai condizionamenti del main stream rappresentato in campo antropologico dalla scuola di «Cultura e Personalità» e dal «Relativismo Culturale», le cui teorie si erano diffuse dall’America Settentrionale a quasi tutto il mondo occidentale (con l’unica eccezione del «funzionalismo» allora regnante nell’antropologia britannica).

Nell’appoggiarsi alla corrente neo-evoluzionista, Ribeiro perse però, purtroppo, di vista le novità più significative che, proprio in quel periodo, stavano emergendo altrove nel campo degli studi antropologici. Mi riferisco, in particolare, alla concezione strutturalista dell’antropologica elaborata da Claude Lévi-Strauss, il quale era venuto anch’egli (prima di Ribeiro) a diretto contatto con le tribù amazzoniche, rimanendo contagiato dall’insospettata ricchezza dei loro valori simbolici, e in seguito prese a dedicarsi allo studio dei rapporti di parentela, del totemismo e dei miti indigeni. Nei confronti dello «strutturalismo antropologico» e del suo massimo esponente, Ribeiro mantenne a lungo un atteggiamento d’ostinato distacco, sconfinante in certo qual senso con l’incomprensione. Egli ritenne infatti che quella dello strutturalismo fosse soltanto una tra le tante mode «nominalmente scientifiche», alimentate dal ceto intellettuale dei «paesi prosperi», per mascherare il loro sostanziale «conservatorismo». Solo negli anni della raggiunta maturità, allorché, placati i giovanili furori della militanza politica e dell’intransigenza neo-evoluzionistica, una nuova forma di pacata saggezza venne a dargli conforto, Ribeiro si risolse a intraprendere un fecondo dialogo a distanza con l’opera di Lévi-Strauss e, in particolare, con quel capolavoro assoluto d’«antropologia romanzesca» che è Tristi Tropici. Solo negli anni ’80, deposti i bagagli dell’esule e le armi dialettiche del rivoluzionario terzomondista, l’autore brasiliano riuscirà dunque a creare, con Utopia selvaggia, la sua garbata, pirotecnica risposta ai Tristi Tropici di Lévi-Strauss. Questo terzo romanzo scritto da Ribeiro altro non è, a ben vedere, che il suo deferente omaggio a quel mondo amazzonico gioioso e disinibito, felicemente carico di primordiale, travolgente energia che l’antropologo e filosofo francese aveva invece mestamente smorzato di tono narrando, nel proprio memoriale autobiografico, dei contatti avuti con le genti e la natura di quello stesso ambiente tropicale, che egli (con gli occhi dell’esule europeo) vide invece appannato da un impalpabile velo di struggente malinconia. Questi due inarrivabili esempi d’«antropologia romanzesca» composti, ad alcuni decenni di distanza, da Claude Lévi-Strauss e da Darcy Ribeiro, andrebbero letti in parallelo, per poter cogliere, attraverso il loro serrato confronto, ogni aspetto della varia e sempre mutevole realtà amazzonica. 

                 

A.M.: In un’intervista rilasciata poco prima della sua morte a Luís Donisete Benzi Grupioni e Maria Denise Fajardo Grupioni, Ribeiro dichiara a proposito della necessaria tutela per gli indios “La tradizione liberale, in nome della libertà, ordinò che gli indiani fossero trattati alla pari, così si stabilì con gli indiani del Perù, del Messico, in modo tale da renderli liberi di vendere la terra che avevano, ma è capitato troppo spesso che qualcuno comprasse quella terra per un bottiglia di rum. Quindi qui [in Brasile] la legislazione è totalmente nuova, e conferisce all’Indio un’eguaglianza relativa, assicurandogli tutti i diritti che ha il cittadino ordinario, senza imporre oneri. Gli dà un diritto di cittadinanza, ma stabilisce una tutela che apparentemente sarebbe offensiva, perché paragona l’indiano ad un minore, ma questa eguaglianza relativa non è stata fatta per offenderli, al contrario, è stata pensata per preservare la sua terra.

Giancorrado Barozzi: La riposta data da Ribeiro ai suoi intervistatori ripropone il tema della posizione politica da assumere nei confronti della «libertà» e dei «diritti» delle popolazioni native del Brasile e anche di quelle di tutti quanti gli altri paesi che presentino analoghe complessità in campo sociale. Da politico riformatore e pragmatico quale egli fu, Ribeiro espresse qui un principio che, a prima vista, parrebbe stridere con un’astratta applicazione della libertà politica e con l’affermazione di una piena autonomia giuridica da accordare agli indigeni che ancora abitano e si procacciano da vivere nella foresta pluviale. Ribeiro formulò qui invece un ragionamento perfettamente logico e conseguente alla sua impostazione evoluzionistica in campo antropologico, tracciata, sin dal XIX secolo, dal suo più autentico «maestro»: Lewis Henry Morgan. In una pagina del trattato scritto da quest’autore, La società antica, opera molto apprezzata ‒ ai suoi tempi ‒ anche da Marx ed Enges, Morgan segnalò il fatto che «varie tribù e nazioni, presenti sullo stesso continente, e perfino appartenenti alla stessa famiglia linguistica, si trovino a vivere ‒ nello stesso momento ‒ in condizioni differenti» [Morgan, 19813, p. 9] e che a ciascuna di queste «condizioni» veniva a corrispondere «una sua peculiare cultura e (…) un modo di vita che più o meno specificatamente gli appartiene» [ibidem]. Proprio il rispetto di queste «differenti condizioni», già sancite da Morgan, consigliò a Ribeiro la proposta politica di graduare la concessione delle «libertà giuridiche» a quegli strati della popolazione del Brasile che ancora vivevano a uno stadio evolutivo che ignorava il senso e il valore del concetto giuridico di proprietà. Concedere agli indigeni la libertà incondizionata di stipulare contratti di compra-vendita sarebbe stato come, disse Ribeiro, attribuire questo stesso potere a un minorenne. L’«eguaglianza relativa», invocata dal «nostro» autore, non funge dunque in questi casi da stigma sociale, ma ‒ al contrario ‒ serve da garanzia e da reale tutela degli inalienabili diritti di una fascia di popolazione brasiliana, rimasta ferma, per dirla alla Morgan, a uno dei primi stadi di sviluppo sociale.

Certo, qualcuno potrà obiettare (e, ahimè, lo si sta facendo proprio ai nostri giorni in un Brasile che non è più quello utopico e «riformista» di Ribeiro, ma quello distopico e «populista» di Bolsonaro) che dai tempi di L. H. Morgan, e dei suoi estimatori Marx ed Engels, molta acqua è passata sotto i ponti. La modernizzazione esige che le tappe del progresso vengano accelerate il più possibile, senza curarsi di attendere che quanti sono rimasti indietro nella scala dello sviluppo sociale si decidano da sé a compiere un balzo avanti. A supporto di queste argomentazioni opera inoltre tutta una pletora d’accademici, finanziati da «qualcuno», che da decenni cercano di smontare, pezzo per pezzo, con scientifica acribia, ogni residuo tassello della complessa impalcatura «evoluzionistica» elaborata da Morgan e restaurata (a ogni colpo inferto dagli avversari) dagli antropologi neo-evoluzionisti.

La partita è ancora incerta, ma questa riproposta di Utopia selvaggia di Ribeiro non lascerà, credo, alcun dubbio ai suoi lettori da che parte stare.

 

A.M.: Perché oggi, in Italia ed Europa, abbiamo bisogno di leggere opere come “Utopia selvaggia” e conoscere uomini come Darcy Ribeiro? Quanto siamo distanti dall’idea d’integrazione e di protezione delle culture minoritarie?

Giancorrado Barozzi: Penso di avere in parte già risposto alla tua domanda, vorrei però ribadire il concetto che, per sostenere la protezione delle culture indigene e minoritarie, preziose custodi dell’equilibrio ecologico mondiale, converrà guardarsi dalla smania della loro integrazione a tutti i costi. Dietro la parola «integrazione» talora possono occultarsi delle pessime intenzioni, quali ad esempio: rendere omogenee società altrimenti complesse; ridurre o eliminare del tutto ogni differenza in ambito culturale (acculturazione/deculturazione), economico (egualitarismo) o sociale (conformismo). Va da sé che non sono di certo questi i tipi d’«integrazione» da sostenere. Ogni volta che una comunità si propone d’integrare qualcun’altro, occorre pensare, molto seriamente, alle eventuali conseguenze (talvolta disastrose) che questo processo, se compiuto senza le opportune cautele, potrebbe innescare. Ciò non significa, ovviamente, essere fautori della «segregazione», ma non bisogna far sì che il verbo «integrare» diventi un sinonimo di «segregare». In Utopia selvaggia, Ribeiro ridicolizza un esempio d’integrazione fallimentare: la forzata alfabetizzazione degli indigeni adulti compiuta dalle monache missionarie nel seno di una tribù, in origine analfabeta, stanziata nella foresta pluviale. La sostituzione di una cultura orale con una nuova forma di trasmissione del sapere fondata invece in prevalenza sulla scrittura e la lettura ha storicamente comportato, anche nel «nostro» mondo occidentale, fondamentali mutamenti che hanno profondamente modificato gli assetti della vita sociale, recando con sé anche forme d’esclusione e promozioni di élites privilegiate in ambito culturale, religioso, sociale e/o politico. Così, quando in un capitolo di Utopia selvaggia l’autore sembra semplicemente compiacersi a descrivere la caotica confusione derivante dall’alfabetizzazione dei membri adulti di un villaggio amazzonico introdotta dalle monache, appare chiaro che egli, in realtà, sta mettendoci in guardia dal tentare incauti esperimenti socio-culturali di questo genere.

 

A.M.: Com’è andata questa pubblicazione con la casa editrice Negretto Editore? Hai incontrato difficoltà? La consiglieresti?

Giancorrado Barozzi: È ormai da parecchi anni che collaboro con questo Editore, che conosco di persona sin dai lontani tempi dei nostri comuni studi classici al Liceo «Virgilio» di Mantova, dove frequentavamo classi parallele. Si tratta di un «piccolo editore», ma ha dimostrato di avere coraggio da vendere: pensa che ha osato iniziare la sua avventura imprenditoriale esattamente nel periodo in cui la maggior parte dei piccoli editori, anche di dimensioni maggiori della sua impresa, stavano chiudendo i battenti a causa della crisi economica. «Remare contro corrente» mi pare sia il motto che si addice a questa casa editrice. Il segreto del successo di Negretto Editore (perché, per un’impresa culturale «pura», già il fatto di riuscire a sopravvivere di questi tempi è una dimostrazione di successo) sta nell’estrema oculatezza con la quale egli sta scegliendo le pubblicazioni da mettere in cantiere e da promuovere. Dà alle stampe solo pochi titoli all’anno, unicamente quelli in cui l’editore «crede» fino in fondo, ma questa sua parsimonia gli ha consentito, nell’attuale giungla editoriale, di rimanere presente sul mercato e di farsi apprezzare per la qualità delle sue proposte.

Quanto all’imminente pubblicazione del libro di Darcy Ribeiro, posso dire che l’Editore ha accolto con favore la mia proposta di pubblicare un autore brasiliano anche per il fatto che, da alcuni anni, egli sta intrattenendo personali contatti con quel paese e, in particolare, con alcuni protagonisti del vivace panorama culturale di Rio de Janeiro. Proprio in virtù di questi contatti, Negretto è riuscito a stipulare un importante accordo con la Fondazione Ribeiro, che ha sede a Rio, per il rilancio in Italia delle opere di questo autore (un autentico «classico» del Novecento, tutto da riscoprire).

L’Editore ha inoltre accettato anche la mia proposta d’affidare la nuova traduzione di Utopia selvaggia a una giovane promessa, Katia Zornetta, laureatasi presso un ateneo del Brasile discutendo proprio una tesi sui contatti tra Ribeiro e la cultura italiana. Anche con lei, la collaborazione, che si è rivelata piuttosto intensa, sebbene condotta sempre a distanza, ha dato esiti molto soddisfacenti sul piano linguistico e culturale. Per esperienza so che non è facile trovare in Italia un traduttore che abbia la pazienza e l’umiltà di approfondire le ragioni delle scelte espressive adottate da un autore straniero per restituirle, con lo stesso grado d’intensità, nella nostra lingua. Katia, pure essendo con questo lavoro alla sua prima prova professionale, è riuscita tuttavia alla perfezione nell’intento, osando anche proporre proprie soluzioni traduttologiche fortemente innovative ed orientate a una sorta di «meticciato» linguistico. Opzioni al passo coi tempi, ma che in passato (ai tempi della prima edizione Einaudi di questa stessa opera) sarebbero state impensabili. Ora la parola passerà, com’è giusto che sia, ai lettori, i quali spero vogliano premiare l’impegno messo da tutta quanta la squadra attivata da Negretto Editore per la realizzazione di questa importante proposta culturale.

 

A.M.: Abbiamo iniziato con l’utopia russa, proseguito con quella brasiliana e di sicuro possiamo chiudere con quella italiana. Fabrizio De André e “La domenica delle salme”. Il nostro amato cantautore genovese ha citato Oswald de Andrade nella sua celebre canzone (“illustre cugino de Andrade”) e nel 1990 dichiara: “Tra i molti poeti sudamericani che conosco, Oswald de Andrade è uno dei miei preferiti, probabilmente per quel suo atteggiamento comportamentale oltre che poetico totalmente libertario, per quel suo anticonformismo formale che lo fa essere qualcosa di più e di meno e comunque di diverso da un poeta in senso classico. E poi è dotato di un umorismo caustico difficilmente riscontrabile in altri poeti dei primi del Novecento.” Sei a conoscenza di un possibile rapporto tra De André e Darcy Ribeiro?

Giancorrado Barozzi: Quanto ai rapporti tra Ribeiro e De André, non saprei dirti, non sapendo se vi siano state delle prove di avvenuti contatti tra i due. Certo, a livello dei contenuti, considerata anche la sottile ironia che aleggia sia nei romanzi di Ribeiro che nei testi delle ballate di De André, appare agevole individuare un filo rosso che leghi entrambi questi autori. Quel filo, io penso, è rappresentato soprattutto dal «culto» del Brasile, dall’amore che essi ebbero in comune per la cultura popolare e per la musica di quella nazione «meticcia».

La citazione dei versi qui da te proposti proviene dalla canzone La domenica delle salme: un testo «sapienziale» composto da De André poco dopo la caduta del Muro di Berlino e, credo, per la sua forza antagonistica mai trasmesso dalla nostra tivù. Un testo che va, come lui stesso ha detto, «in direzione ostinata e contraria». Mentre tutti quanti allora si affannavano a esaltare quell’evento come una provvidenziale «fine della storia», lui intuì invece che, da allora in poi, nel futuro d’Europa, col definitivo trionfo del «capitale», sarebbero rinati, uno ad uno, tutti quegli spettri che con la fine della seconda guerra mondiale ci si era illusi d’avere esorcizzato per sempre: il nazismo, l’antisemitismo, il militarismo, i nazionalismi d’ogni sorta, quella forma d’egoismo statalista che oggi ha preso il nome di «sovranismo», il conformismo dominante in campo culturale e la spietata repressione da parte del potere nei confronti di tutte le minoranze e i «bastian contrari» d’ogni specie.

Per queste ragioni De André disse di sentirsi «cugino» del poeta brasiliano d’avanguardia Oswald de Andrade, il quale aveva redatto ‒ negli anni Venti del Novecento ‒ un provocatorio Manifesto antropofago: dichiarazione poetica d’intenti che esaltava la forza nativa della «cultura cannibale» degli indios, contrapponendola al disagio della civiltà occidentale, urbana e massificata.

Mi sembra significativo far notare che, pochi anni prima della composizione di questa canzone di De André, sull’altra sponda dell’Atlantico, Darcy Ribeiro espresse, con Utopia selvaggia, la medesima necessità di rilanciare il messaggio di de Andrade, individuando, sia pure con tutte le cautele del caso, nella cultura primigenia dei nativi amazzonici un autentico modello da imitare per riuscire a salvare la «natura» e rigenerare in modo radicale, la decadente vita sociale e politica del mondo cosiddetto «civilizzato».     

 

A.M.: Salutiamoci con una citazione…

Giancorrado Barozzi: Ti ringrazio per questa intervista e ti lascio, come mi hai chiesto, con una breve citazione: l’ho tratta da un testo del XIX secolo molto amato da Ribeiro, La Società antica, dell’antropologo evoluzionista Lewis Henri Morgan:

«Noi siamo debitori della nostra presente condizione, i cui mezzi di sicurezza e di felicità si sono moltiplicati, alle lotte, alle sofferenze, agli sforzi eroici ed al paziente lavoro dei nostri antenati barbari, e prima ancora, selvaggi».

 

A.M.: Giancorrado ti ringrazio per il tempo che hai dedicato per esplicare maggiormente la tua opinione su Darcy Ribeiro e su “Utopia selvaggia”. Ti saluto, per agganciarmi al concetto – oltre lo spazio ed il tempo − di felicità con le parole di John Lennon: “Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita.”

 

 

Written by Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di Negretto Editore

 

Info

Sito Negretto Editore

http://www.negrettoeditore.it/

Facebook Negretto Editore

https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/

Sito Fundação Darcy Ribeiro

https://www.fundar.org.br/

Intervista Darcy Ribeiro

http://www.scielo.br/scielo.php?pid=S0104-71831997000300158&script=sci_arttext

 

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2019/04/23/intervista-di-alessia-mocci-a-giancorrado-barozzi-vi-presentiamo-utopia-selvaggia/

Due ucraine tentano un furto al supermercato Panorama di Alessandria

Due ucraine tentano un furto al supermercato Panorama di Alessandria

I Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Alessandria sono intervenuti intorno alle 14.00 presso l’ipermercato Panorama in Corso Romita ad Alessandria perché due donne avevano tentato di sottrarre generi alimentari senza pagare.

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I Carabinieri, giunti sul posto, appuravano come le due, ucraine P.V. di 36 anni e P.Y.  di 29 anni, pregiudicate, avevano poco prima rotto delle confezioni di generi alimentari occultando addosso la refurtiva. Le due donne sono così state deferite in stato di libertà per furto aggravato e condotte presso la Caserma Scapaccino per essere foto-segnalate.

Solo mezz’ora più tardi i Carabinieri della Stazione di Alessandria Principale sono intervenuti per un episodio analogo, ma questa volta in centro città, perché un 23marocchino aveva tentato di sottrarre capi di abbigliamento dal negozio Zara di questo corso Roma. Il giovane, dopo aver manomesso il dispositivo anti-taccheggio aveva cercato di guadagnare la fuga senza pagare venendo però fermato dai Carabinieri di pattuglia nel centro cittadino allertati dal personale di vigilanza dell’esercizio commerciale. La merce è stata restituita ed il ragazzo deferito in stato di libertà. Continua a leggere “Due ucraine tentano un furto al supermercato Panorama di Alessandria”

Aggredisce un uomo con un coccio di bottiglia, i Carabinieri arrestano 37enne marocchino

Aggredisce un uomo con un coccio di bottiglia, i Carabinieri arrestano 37enne marocchino

Carabinieri di Alessandria: Prima gli insulti, poi l’aggressione con un coccio di bottiglia. Così, è degenerata la discussione avvenuta nella notte tra martedì 30 aprile e il 1° maggio, poco dopo le  22.00, in piazza Ambrosoli ad Alessandria.

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L’aggressore, KARKOURI SAID, 37enne marocchino senza fissa dimora, nullafacente e pregiudicato, ha colpito un tunisino 40enne anche lui senza fissa dimora, con dei cocci di bottiglie, procurandogli ferite al volto ed alla testa.

In base a quanto ricostruito, i due avrebbero iniziato a discutere davanti ad alcuni connazionali, per motivi ancora da chiarire, quando gli animi si sono ulteriormente scaldati e i due sono passati dalle parole ai fatti.

Poi il 37enne, al culmine della lite, avrebbe afferrato dei cocci di bottiglie colpendo a più riprese il rivale sul volto sino a quando altri connazionali non sono intervenuti ed hanno allertato Carabinieri e 118 mentre l’aggressore si allontanava indisturbato dalla scena del crimine. Continua a leggere “Aggredisce un uomo con un coccio di bottiglia, i Carabinieri arrestano 37enne marocchino”

Gioco d’azzardo: Associazione a delinquere e frode informatica denunciati

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Compagnia Carabinieri di Casale Monferrato:

Al termine di approfondite indagini, i Carabinieri di Occimiano (AL) hanno denunciato in stato di libertà  otto italiani di età compresa tra i 30 ed i 67 anni, alcuni dei quali residenti in Sicilia ed altri in Provincia di Alessandria, per associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica ed alla truffa ai danni dello stato.

L’indagine, particolarmente articolata, è iniziata nel marzo del 2018 con il sequestro di apparecchi da gioco elettronici presso un locale pubblico di Occimiano, di proprietà di un cittadino cinese.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica e di truffa ai danni dello stato. L’attività criminosa si concretizzava mediante l’installazione di apparecchi elettronici da gioco, c.d. “Totem”, mascherati da postazioni come quelle che si trovano nei c.d. “internet point”, e che in tal modo non venivano affatto collegati all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. Essi invece, attraverso la digitazione di un pin si collegavano a siti web esterni di videopoker/roulette e, in seguito, la ricarica dei crediti avveniva con delle banconote inserite in un apposito lettore In caso di vincita il gestore del locale liquidava direttamente il premio al cliente, trattenendosi non meno del 30% delle giocate. Continua a leggere “Gioco d’azzardo: Associazione a delinquere e frode informatica denunciati”

Libri 2017, di Guido Villa

Libri 2017, di Guido Villa

di Guido Villa

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Libri 2017
“Il mio cane del Klondike” di Romana Petri
Titolo del commento: “Passamelo”

Il titolo del commento e’ quel che dice “l’io narrante” di questo libro a sua madre, parlandole al telefono.
Chi dovrebbe venire al telefono e’ Osac Trofic, il “cane” (nero, 40kg di energia allo stato puro, carattere molto speciale) che da giorni non assume cibo ed acqua, non si muove, disperato perche’ “l’io narrante” lo ha lasciato temporaneamente dalla madre e fratello in campagna (Umbria), avendo lei da accudire al figlioletto, nato da poco, nella casa in citta’ (Roma).
Questa e’ una delle chiavi di lettura del libro, insieme ad altre che come capita sempre nei libri di Romana Petri formano un poliedro, le cui facce assumono diversa luminosita’ e prospettive, a seconda del punto di visuale.
Le foto di copertina, in disordine, del commento, si riferiscono al nome del cane, Osac, e relativi anagrammi Caso (trovato per caso) e soprattutto Caos (la sua natura tipica).

La scrittrice usa quindi la tecnica di raccontare questa storia in modo confidenziale al “caro lettore” il quale le fa da specchio e di aiuto per comprendersi e far comprendere (nelle ultime righe del libro il lettore e’ richiamato con queste parole “… che mi era seduto accanto e leggeva mentre scrivevo”), lettore che viene attirato nella narrazione per vedere “da dentro” , che viene “interpellato” in diversi momenti, ne cerca l’approvazione ed anche la condivisione, quasi lo mette in guardia, in altri termini le fa da metronomo narrante, con diversa fisionomia a seconda delle situazioni, in una sorta di partitura musicale, come fosse un poema sinfonico.

Continua a leggere “Libri 2017, di Guido Villa”

Dove il Vespro ebbe inizio: la chiesa del Santo Spirito a Palermo, di Donatella Pezzino

La guerra dei Vespri Siciliani iniziò a Palermo con la rivolta del lunedi di Pasqua del 1282 ( 30 marzo), scoppiata in seguito alla perquisizione arbitraria di una gentildonna da parte di un soldato francese. L’episodio si svolse davanti alla chiesa normanna del Santo Spirito, che da allora è conosciuta anche con il nome di “Chiesa del Vespro”.

L’edificio fu realizzato nel 1178 per iniziativa di Margherita di Navarra, consorte del re normanno Guglielmo il Malo,  e affidato all’Ordine cistercense; nel XVIII secolo vi sorse attorno il cimitero di Sant’Orsola ma ciò non ha reso meno suggestiva la sua bellezza.

L’impianto è basilicale, a tre navate con sei colonne e otto archi; il cappellone maggiore porta la firma del celebre scultore palermitano Antonello Gagini  (1478 – 1536). Il pregiato soffitto ligneo e lo stupendo Crocifisso in legno risalente al XV secolo rendono questa chiesa ancora più preziosa. Continua a leggere “Dove il Vespro ebbe inizio: la chiesa del Santo Spirito a Palermo, di Donatella Pezzino”

Bianca

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/05/02/bianca/

Bianca.
D’abito e di pelle
Stai nel riquadro luminoso della finestra
sospesa,
in un passato che non passa mai,
al centro di tutte le cose.
Bianca.
Ho visto il tuo corpo nudo
nell’ aria calda di vapore,
nel sole del mattino
nelle penombre della sera.
Così ti penso
quando ne ho bisogno,
quando sono un piccolissimo figlio,
quando non vieni,
quando non ti sento.

Poi per magia sui vetri si formano goccioline
che il sole trasforma in scintillii,
e danzano per la stanza
come sulla tua pelle bagnata.

E tutto si fa caldo.
Accogliente
Di pace.

soul refuge

 

 

 

Eventi Green Week 2019; di Lia Tommi

Alessandria today @ Web Media Network - Pier Carlo Lava

CALENDARIO DEGLI EVENTI GREEN WEEK 2019

Ingresso libero

GIOVEDI’ 2 MAGGIO

dalla 10,00 alle 12,00

INAUGURAZIONE DELLA KERMESSE CON LE AUTORITA’

VENERDI 3 MAGGIO

Ore 21- IL SALOTTINO BOTANICO

talk show con quiz per i più piccoli

Conduce Massimo Brusasco, ospite: Mago Canticchio

Interverranno: Ass. Verde Pubblico – ASSEFA ALESSANDRIA –“I PIÙ FRAGILI TRA I PIÙ DEBOLI” – La fabbrica di GIALLO come il MIELE – ASS.AMICI ED EX ALLIEVI DEL L.S.G.GALILEI di Alessandria – LIONS di Bosco Marengo – PASSO DOPO PASSO – Comitato di UNICEF di Alessandria – RNA NATURA E RAGAZZI

Dalle ore 21 alle ore 24 VISITE GUIDATE NOTTURNE ALLE SERRE
A cura di RNA Natura e Ragazzi con i ragazzi del Servizio Civile Universale

SABATO 4 MAGGIO

Orario 9,30/13,30 – 14,30/19 – 21/24

VISITE GUIDATE ALLE SERRE ED AGLI SPAZI DEL GIARDINO BOTANICO
A cura di RNA Natura e Ragazzi con i ragazzi del S.C.U.

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