La “Bonne Nuit”, un romance che affronta la vita “libertina”. Intervista all’autrice LaEli LaRoche
Oggi parliamo di un libro molto originale sotto tanti punti di vista. La sua autrice è LaEli LaRoch, pseudonimo di Elisabetta Rocchietti. Classe 1983, vive in un piccolo paese in provincia di Torino, ai piedi delle montagne. Adora essere circondata dal verde e scrivere rimirando i prati e le montagne. Nel 2009 incontra suo marito, grazie al quale inizia ad amare i libri a tal punto da averne sempre uno con sé. Diplomata come geometra e laureata in Ingegneria Industriale, tuttora è docente di ruolo in laboratori di scienze e tecnologie delle costruzioni. Il primo libro è nato nel 2021, dal titolo “Chi ti addormenterà” è un romanzo rosa/erotico pubblicato in self publishing tramite Youcanprint. Di recente ha pubblicato “La certezza del Bonne Nuit”, edito da Pathos Edizioni, genere romance, dal finale autoconclusivo, disponibile in tutte le librerie e gli store online.
Allora, Eli, ci puoi raccontare senza anticipazioni la trama del tuo libro “La certezza del Bonne Nuit?
«Madison è una ragazza con un obiettivo ben specifico, realizzare il suo sogno e creare il Bonne Nuit. Come per ogni sogno, la strada per raggiungerlo è tortuosa, le mancano i fondi, è sola perché con la sua famiglia ha un rapporto disfunzionale e il suo migliore amico non c’è più. Concentra tutte le sue energie per trovare dei modi rapidi per racimolare la somma che le serve, l’unica cosa che non aveva messo in conto era di inciampare, figurativamente e fisicamente, in Ethan Miller. E’ ragazzo rubacuori del campus, che combatte ogni giorno con i suoi demoni. Lei sa chi è, conosce il suo passato, sa di doverne stare lontana. Lui non è d’accordo e quello che inizia per pura curiosità si trasformerà in una vera a propria gara alla conquista dei sentimenti, l’uno dell’altro.»
È disposta a tutto Madison?
«Assolutamente sì, per riuscire a realizzare il suo sogno, ma più che altro cerca l’approvazione dalla sua famiglia. Si mette in gioco, anche a costo di rischiare la propria vita ma non abbandona mai i suoi principi morali, il primo di tutto: proteggere le persone care, anche a costo di mettersi in situazioni “pericolose”.»
Nell’Opera a tratti possiamo dire che si scandaglia il tema della prostituzione, della vita libertina. Come mai hai scelto di affrontarlo?
«Questo non è del tutto vero, nel libro non viene mai trattato il tema della prostituzione, perché la parola prostituzione significa “attività abituale e professionale di chi offre prestazioni sessuali a scopo di lucro”. Cosa che non è assolutamente nell’idea della protagonista, mentre che il concetto di “vita libertina” sicuramente è abbracciato. Quello che Madison ha in mente è un qualcosa di innovativo che abbraccia di più i concetti di una SPA, un luogo dove le persone possono rilassarsi abbracciando la propria natura, della quale a volte possono anche vergognarsi e sentirsi “sbagliati”, scacciare lo stress, essere loro stesse senza giudizio altrui. Non si parla mai di rapporti sessuali perché quello che viene definita “perversione” non termina quasi mai con un rapporto. E’ il viaggio che fa raggiungere l’estasi. Come vedi ho effettuato molte ricerche sul web per comprendere e creare questa parte di libro.»
La prostituzione, si sa, è il cosiddetto mestiere più antico del mondo ma sappiamo che dietro ci sono spesso situazioni losche. Sei favorevole a renderla legale?
«Assolutamente sí, mi sono potuta permettere diversi viaggi nella mia vita che mi hanno fatto riflettere, specie quando sono andata ad Amsterdam mi sono resa conto che i loro metodi potrebbero essere utili anche da noi. Creare un luogo pulito, controllato e sicuro dove svolgere la professione scelta dovrebbe essere un diritto di tutte le persone oltre che al pagamento tracciabile. Inoltre, nel momento in cui venisse regolarizzata, lo Stato ne gioverebbe con il pagamento delle tasse. Le persone sarebbero più sicure dal punto di vista sanitario e per chi cammina per la strada non si troverebbe di fronte a situazioni non sempre gradevoli. Credo che la legalizzazione possa anche ridurre lo sfruttamento delle persone e far riflettere di più sul concetto di “tradimento” all’interno delle coppie.»
Essere libertini ancora oggi viene considerato con un certo pregiudizio. In che modo la tua opera può sdoganare certi preconcetti?
«La mia opera è indirizzata a un pubblico giovane, che credo e spero abbia già una libertà di pensiero maggiore rispetto alla popolazione più anziana. Sicuramente una riflessione personale legata alla lettura può far sorgere domande e spero anche trovare risposte positive. Giudicare le scelte altrui specie sulla vita privata non è giusto. I personaggi sono tatuati, hanno piercing, ma questo non li rende cattivi, volgari o meno sensibili. Semplicemente hanno gusti differiti che vanno semplicemente accettati. E’ più facile giudicare gli altri che mettersi di fronte a uno specchio e dire “Bene, cosa abbiamo qua?”. Vorrei che questo trasparisse dal libro, riflettere più su noi stessi, per abbattere i pregiudizi.»
Hai progetti per il futuro?
«Certo che sì. Sto lavorando a un nuovo romanzo, questa volta mi sono spostata in Regno Unito (con sommo dispiacere della mia editor Marilyn Santaniello). Sono a buon punto, ho già superato la metà, sicuramente ridurrò il numero di pagine, vorrei tenermi sulle 180/200, ultimamente i libri sembrano più mattoni per l’edilizia che romanzi. E’ di nuovo presente un bell’intreccio, posso svelarvi che il concetto chiave è “il senso di colpa”. »
Chi volesse aggiungerti ai social, dove può trovarti?
«Ho un blog che aggiorno (quando riesco, a causa del lavoro), lo uso per esercitarmi e scrivo brevi racconti: http://www.laelilaroch.altervista.org/Oppure i canali social:Instagram: http://www.instagram.com/laeli_larochFacebook: http://www.facebook.com/elisabetta.rocchietti».