Perché “l’amore adulto non si cerca” è una delle intuizioni più radicali di Alejandro Jodorowsky. Un pensiero che sovverte il romanticismo, la dipendenza e l’illusione del possesso
C’è una frase che, letta con attenzione, ha il potere di disarmare intere generazioni di miti sentimentali.
Pier Carlo Lava
Alejandro Jodorowsky, artista totale, regista visionario, poeta e fondatore della psicomagia, ha spesso condensato nei suoi aforismi un pensiero che unisce spiritualità, psicanalisi, simbolismo e provocazione. Tra questi, uno dei più spiazzanti resta: “L’amore adulto non si cerca”. Una formula essenziale che incrina la narrazione romantica dominante, quella dell’amore come conquista, come caccia, come mancanza da colmare.
In un suo intervento sul tema, Jodorowsky chiarisce la portata di questa idea con parole altrettanto nette: «L’amore maturo nasce dall’incontro di due solitudini che si rispettano, si proteggono e si sostengono». La citazione non è un abbellimento poetico, ma il cuore di una visione: l’amore non è un rimedio al vuoto interiore, bensì la conseguenza di una pienezza conquistata. Non si “trova” come un oggetto, non si “cerca” come una soluzione, accade quando due soggettività non chiedono di essere salvate.
Secondo Jodorowsky, l’amore adulto non nasce dal bisogno, ma dalla consapevolezza. Non è il risultato di una ricerca febbrile, né di un progetto affettivo costruito sulla paura della solitudine. Al contrario, emerge quando l’individuo ha attraversato le proprie ombre, ha riconosciuto i propri vuoti e ha imparato a non colmarli con l’altro. In questa prospettiva, l’amore non è una stampella emotiva, ma una danza tra due presenze autonome.
Questa visione si colloca in netto contrasto con l’idea tradizionale dell’amore come “metà mancante”. Jodorowsky smaschera quella retorica come una forma di dipendenza mascherata da romanticismo, in cui l’altro viene inconsciamente investito del compito di compensare, guarire, redimere. L’amore adulto, invece, non chiede di essere salvato: si manifesta. Non nasce da una strategia relazionale, ma da un incontro tra identità che non hanno più paura di stare in piedi da sole.
Il pensiero di Jodorowsky dialoga, per affinità e per contrasto, con grandi voci del Novecento. In Erich Fromm, soprattutto in L’arte di amare, ritroviamo l’idea che l’amore non sia un sentimento passivo ma una capacità, una disciplina che richiede maturità, responsabilità e conoscenza di sé. Jodorowsky spinge oltre: non basta imparare ad amare, occorre disinnescare il bisogno che spesso si traveste da amore. In Kahlil Gibran, l’amore è già libertà e non fusione; ma in Jodorowsky la libertà diventa una condizione preliminare assoluta: se cerchi, stai già dipendendo. Anche Fernando Pessoa, con la sua frantumazione dell’io, sembra anticipare questa intuizione: l’amore autentico non colma il vuoto identitario, perché quel vuoto non appartiene all’altro.
Il punto più radicale della riflessione jodorowskiana è proprio questo: non si può amare davvero finché si ha bisogno di essere amati per esistere. L’amore adulto non nasce dalla mancanza, ma dalla sovrabbondanza di coscienza. Non è una promessa di salvezza, ma una condivisione di cammini già intrapresi. È per questo che “non si cerca”: perché la ricerca implica un oggetto mancante, mentre l’amore maturo è una conseguenza dell’essere.
In un’epoca dominata da app, algoritmi e “matching”, questa frase assume un valore quasi sovversivo. La logica del mercato affettivo invita a cercare, selezionare, ottimizzare il partner come se fosse un prodotto. Jodorowsky rovescia il paradigma: l’amore non si trova, si riconosce. Non nasce da un catalogo di desideri, ma da un incontro tra due solitudini che non hanno più paura di esserlo. È una pedagogia dell’incontro, non del possesso.
Dietro questa intuizione si riconosce anche la dimensione terapeutica della sua opera. Nella psicomagia, l’atto simbolico serve a spezzare schemi inconsci. Ecco perché l’idea di non “cercare” l’amore è un gesto liberatorio: rompe il copione della dipendenza affettiva, dell’attesa salvifica, dell’altro come soluzione. L’amore adulto non riempie un vuoto: cammina accanto.
In definitiva, la forza di questa frase non sta nella sua apparente semplicità, ma nella sua capacità di mettere in crisi il nostro modo di desiderare. Jodorowsky non nega l’amore, lo ricolloca. Lo sottrae alla logica del bisogno e lo restituisce alla dimensione dell’incontro. E forse, proprio per questo, la sua intuizione resta una delle più radicali: perché ci chiede di diventare interi prima di amare.
Geo
Alejandro Jodorowsky è nato in Cile e ha vissuto tra Francia e Messico, attraversando cinema, teatro, poesia, fumetto e pratica terapeutica come pochi autori del Novecento. La sua opera, profondamente simbolica e spirituale, continua a dialogare con lettori di ogni generazione. Alessandria today, come testata culturale attenta alla letteratura, al pensiero critico e alle nuove forme di spiritualità laica, propone riflessioni come questa per offrire al territorio alessandrino e al pubblico nazionale strumenti di lettura del presente che uniscano arte, psicologia e ricerca interiore.
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