Referendum sulla giustizia 2026, il voto che può cambiare l’equilibrio tra accusa e giudice. Cosa c’è nel quesito, cosa succede con “Sì” o “No” e perché lo scontro è già durissimo
Ci sono consultazioni che sembrano tecniche, e invece parlano di potere, fiducia, garanzie. Il referendum sulla giustizia del 2026 è uno di questi: non riguarda solo “come funziona” la magistratura, ma che idea di Stato vogliamo quando qualcuno viene accusato, giudicato, assolto o condannato. È un tema che divide perché tocca il cuore della democrazia: l’equilibrio tra i poteri e la credibilità delle istituzioni.
Pier Carlo Lava
In Italia si voterà domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo 2026 per un referendum costituzionale confermativo, quindi senza quorum: vince chi ottiene la maggioranza dei voti validi, indipendentemente dall’affluenza. Questa cornice conta moltissimo, perché rende decisiva la partecipazione reale di chi ha un’opinione, senza scorciatoie tattiche. E rende altrettanto decisivo capire bene cosa c’è in gioco: il quesito è uno, ma dentro quel “Sì/No” ci sono più interventi sull’assetto costituzionale dell’ordinamento giudiziario.
Il punto di partenza è semplice da dire: la riforma mette in Costituzione la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e magistrati requirenti (i pubblici ministeri). Ma la riforma non si ferma lì. Prevede anche due organi di autogoverno distinti (in sostanza, un “CSM dei giudici” e un “CSM dei pm”), sposta la disciplina dei magistrati verso una Corte disciplinare di rango costituzionale e interviene sulle modalità di selezione di componenti degli organi di autogoverno, tema su cui si concentra una parte rilevante delle critiche (tra cui il ricorso al sorteggio, indicato come leva contro il peso delle correnti).
Nel dibattito pubblico conviene quindi tradurre la domanda in modo chiaro: non si vota su “una misura” soltanto, ma su un pacchetto costituzionale che ridisegna ruoli, carriere, autogoverno e disciplina della magistratura ordinaria. E va ricordato un altro punto spesso confuso: questa riforma, così com’è, non cambia direttamente le regole dei processi (civile e penale) e non produce da sola un’accelerazione automatica dei tempi, anche se il Governo collega la riforma a obiettivi di efficienza.
Che cosa prevede il quesito (in concreto) e quali effetti pratici può avere
Separazione delle carriere (giudici e pm): l’effetto dichiarato dai sostenitori è rafforzare la percezione di terzietà del giudice rispetto all’accusa, rendendo più netta la distinzione tra chi giudica e chi sostiene l’impianto accusatorio. I critici temono invece che la separazione “costituzionalizzata” possa favorire, col tempo, una cultura dell’accusa più autonoma e potenzialmente più vicina all’esecutivo, se non accompagnata da contrappesi forti.
Due organi di autogoverno distinti: la riforma prevede due Consigli Superiori separati, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. L’effetto atteso dai favorevoli è una governance più coerente con la separazione di funzioni; per i contrari è una frammentazione che può ridurre la forza unitaria delle garanzie e indebolire l’architettura che storicamente protegge l’indipendenza della magistratura dall’interferenza politica.
Corte disciplinare di rango costituzionale: la disciplina dei magistrati verrebbe affidata a un nuovo organismo costituzionale. Chi sostiene il “Sì” lega questo passaggio a una maggiore responsabilità e a una gestione meno “domestica” dei procedimenti disciplinari; chi sostiene il “No” teme un assetto che, a seconda delle norme attuative, possa trasformarsi in leva di pressione o comunque in una modifica profonda non necessaria della Costituzione. Nel dibattito, il ministro Nordio ha collegato anche l’efficienza e i tempi a questo nuovo impianto disciplinare, mentre analisi indipendenti sottolineano che l’effetto sui tempi resta un’ipotesi da verificare e dipenderà dalle norme attuative e dal funzionamento concreto.
Selezione dei componenti e ruolo delle correnti: il ricorso al sorteggio viene presentato dai favorevoli come strumento per ridurre il peso delle correnti; i contrari lo descrivono come un arretramento della rappresentatività, un “azzardo” istituzionale e una scelta che tocca il delicato bilanciamento tra indipendenza e responsabilità dell’autogoverno.
Che cosa cambia con un “Sì”
Se prevale il Sì, la legge costituzionale viene confermata ed entra definitivamente in vigore: si avvia quindi l’attuazione della riforma con separazione delle carriere, due organi di autogoverno, nuova Corte disciplinare e le ulteriori modifiche previste. Il passaggio successivo, decisivo, saranno le norme di attuazione e la fase di transizione organizzativa.
Che cosa cambia con un “No”
Se prevale il No, la riforma viene respinta e resta l’assetto costituzionale attuale. Il tema “separazione delle carriere” non scompare dal dibattito, ma per riproporlo a livello costituzionale bisognerebbe ripartire con un nuovo iter di revisione.
Le dichiarazioni e lo scontro politico (Governo e opposizioni)
Sul fronte del Governo, la premier Giorgia Meloni ha confermato la collocazione del voto il 22 e 23 marzo e ha respinto l’idea che si tratti di una forzatura, leggendo alcune contestazioni come tattiche dilatorie. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha difeso l’impianto, arrivando a definire “blasfema” l’idea che la riforma miri a colpire l’indipendenza della magistratura, nel clima teso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione.
Sul fronte dell’opposizione e dei comitati per il “No”, la linea è netta: la segretaria del PD Elly Schlein viene citata come convinta che la riforma favorisca chi detiene il potere e alteri i controlli; il segretario CGIL Maurizio Landini insiste sulla mobilitazione proprio perché non c’è quorum; e figure come Giuseppe Conte (M5S) parlano di rischio per l’equilibrio costituzionale e per il principio di uguaglianza davanti alla legge. Nel campo del “No” sono presenti anche analisi articolate che sostengono che la separazione delle carriere sia solo una parte del cambiamento e che la riforma intervenga soprattutto sugli equilibri del CSM e sulla disciplina, ridisegnando “radicalmente” l’assetto costituzionale.
Arrivati qui, il punto non è ridurre tutto a tifoserie. Il punto è capire che il referendum chiede agli italiani una scelta secca su un disegno complessivo: garanzie e indipendenza, efficienza e responsabilità, terzietà percepita e contrappesi reali. La domanda vera, per ogni elettore, è questa: la riforma aumenta davvero fiducia e giustizia “uguale per tutti” o apre nuovi rischi di squilibrio?
E c’è un’ultima considerazione che pesa più delle altre: quando si modifica la Costituzione, si cambia il telaio, non un pezzo di carrozzeria. Per questo, al di là delle preferenze, l’unico approccio serio è informarsi e votare conoscendo cosa si conferma e cosa si respinge. In un passaggio così delicato, la fretta è cattiva consigliera, e la semplificazione è spesso una forma di propaganda.
Geo. Ad Alessandria e nel Piemonte, il tema della giustizia viene percepito in modo molto concreto: tempi dei procedimenti, fiducia nelle istituzioni, sicurezza dei diritti. In un territorio dove la vita civile è fatta di relazioni strette e comunità che si conoscono, l’equilibrio tra poteri dello Stato non è un concetto astratto: è ciò che determina, ogni giorno, quanto una persona si senta protetta o esposta. Alessandria today seguirà il percorso verso il voto con attenzione, perché la qualità della democrazia passa anche dalla chiarezza con cui sappiamo discutere ciò che ci divide.
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Geo.
Ad Alessandria e nel territorio piemontese il tema della giustizia è percepito in modo diretto e concreto, lontano dalle astrazioni del dibattito romano. Qui la questione riguarda soprattutto i tempi dei procedimenti, la fiducia nei tribunali, la tutela dei diritti dei cittadini comuni e il rapporto quotidiano con le istituzioni. In un contesto fatto di comunità riconoscibili, imprese locali, famiglie e professionisti, l’equilibrio tra accusa e giudice non è un dettaglio tecnico, ma un fattore che incide sulla percezione di equità e sicurezza giuridica. Alessandria today, come testata radicata nel territorio, segue il referendum sulla giustizia 2026 con l’obiettivo di offrire ai lettori strumenti di comprensione chiari e non ideologici, consapevole che anche le grandi riforme costituzionali si misurano, alla fine, nella vita quotidiana delle persone.
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Link utili
Approfondimento e calendario del voto (Wired).
Guida semplice su cosa cambia con Sì o No (Avv. Ticozzi).
Testo e riferimenti sulla legge costituzionale in Gazzetta Ufficiale (Sistema Penale).
Cronaca istituzionale e dichiarazioni di Nordio in Cassazione (RaiNews).
Posizioni e argomenti del fronte “No” (Avvenire, CGIL).