Nuova vita alla “Vetrinetta di Nullo”, di Pier Luigi Cavalchini

Nuova vita alla “Vetrinetta di Nullo”, di Pier Luigi Cavalchini

Pier Luigi Cavalchini

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Alessandria: Il civis Gioacchino (Nuccio) Lodato, nostro affezionato e qualificato redattore, ci aveva proposto – qualche tempo fa – una “vetrinetta” tutta particolare con un titolo riconducibile con facilità a lui stesso  (Nullo). Ci inserimmo qualche suo piacevole lavoro e da allora ha arricchito il nostro palinsesto e, di sicuro, riceverà ancora molti  contributi (suoi come di altri).  Per migliorarlo, consapevoli del fatto che un angolino di osservazione tutto nuovo, libero, illuminato da sprazzi di creatività e da scintille di vita, proviamo a farne qualcosa di differente ma, sostanzialmente, collegato all’idea originale: mettere in luce i fattori poco considerati, i piccoli dettagli della vita, cio’ che ci rende migliori.

Non Una Luce Lasciata Oscura , perciò, riprende spirito e “chiarore” della proposta primigenia, con una attenzione particolare agli sprazzi di luce, a volte poco visibili, spesso inattesi, con cui ci capita di intrecciare i nostri fili di vita….

Ma esistono ancora “sprazzi di luce” che ci colpiscono, che ci fanno ragionare? Se pensiamo a come siamo messi a livello nazionale, con un governo che non c’è più, con una guerra per bande (pseudo-politiche) che sta già traguardando il post prossime elezioni, ci scappa la voglia di guardarci intorno. Ma a volte i miracoli accadono. Continua a leggere “Nuova vita alla “Vetrinetta di Nullo”, di Pier Luigi Cavalchini”

La nuova “mossa del Cavallo” di Matteo Renzi, di Franco Livorsi

La nuova “mossa del Cavallo” di Matteo Renzi

Franco Livorsi

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Poche osservazioni spericolate a caldo, nel bel mezzo della crisi di governo. Quando anzi il governo giallo-verde, tra M5S e Lega, è diventato il caro estinto. E nessuno lo potrà far rivivere. Pace all’anima sua.

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Con una premessa piccola piccola, ma per me di significato grande grande. Tra i dieci libri che sconvolsero il “mio mondo”, che come pare evidente per me sono stati diversi e di vario indirizzo in una vita ormai quasi da ottuagenario, ce n’è uno di un personaggio che a sinistra è quello da me più amato dal 1962 in poi, pur nel variare delle scelte mie e sue, che dal 1972 in poi sono state “un po’” diverse: Il Cavallo e la Torre.

Riflessioni su una vita (Einaudi, 1991) di Vittorio Foa. Lì l’operaista di una vita – che aveva sempre visto nella spontaneità profonda dei proletari, ritenuta antagonistica per ragioni insopprimibili, la chiave di volta del divenire sociale nel mondo contemporaneo – giungeva a valorizzare in sommo grado un orientamento ideale che formalmente poteva sembrare l’opposto: il decisionismo, Avrebbe appunto potuto venir detto sorprendente perché il decisionismo, nella scienza politica, è stato scoperto ed elaborato, e valorizzato, da un grande e assai longevo pensatore prenazista, nazista e post-nazista: Carl Schmitt.

Ma il vero va al di là di chi lo scopra. Il tema del decisionismo fa riferimento al leader capace di scelte improvvise, ma tempestive – in contesti spesso formalmente difficili, “d’emergenza” – che sparigliano tutti i giochi e portano alla disfatta dell’avversario. Questa, agli scacchi, è detta mossa del Cavallo. Foa diceva di averla appresa, e vista all’opera, in un grande sindacalista proletario, capo storico della CGIL tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso: Giuseppe Di Vittorio. (Di Schmitt certo Vittorio Foa non si curava affatto, anche se certo “ne sapeva”). Quel che pulsa nel cranio della gente – per lui con particolare riferimento a quella che sgobba dal mattino alla sera per vivere – per Foa restava decisivo; ma, in tale contesto, la capacità dei leader di fare la mossa decisiva, come a scacchi è la mossa del cavallo, era determinante. Continua a leggere “La nuova “mossa del Cavallo” di Matteo Renzi, di Franco Livorsi”

A quasi cento anni dalla morte di Giacomo Matteotti. Molto più di un ricordo…

A quasi cento anni dalla morte di Giacomo Matteotti. Molto più di un ricordo…

Redazione 16/08/2019 http://www.cittafutura.al.it/

Alessandria. Una data da ricordare: 16 agosto 1924. Un monito per tutti noi. Un’esortazione a tenere la schiena dritta e, soprattutto, limpidezza nel pensiero. Un modo di pensare che si è affinato negli anni e che ha trovato nella migliore tradizione socialista (ma anche, per certi aspetti, veramente liberale e con sensibilità di lontana influenza cristiana) la migliore origine. Temuto dalle gerarchie fasciste per la sua intransigenza, per non aver mai taciuto violenze e soprusi,  conditi da un clima di odio strisciante ed  un sostanziale attacco alla democrazia. Non andiamo oltre in paragoni forzati ma…. ci è facile trasporre quel “clima” nella velenosa Italia di oggi.

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Giacomo Matteotti acquisì definitivamente la consapevolezza che sarebbe stato ucciso dai fascisti un anno prima di quel tragico 10 giugno 1924.

Siena, 2 luglio 1923. Fa caldo in piazza del Campo e fra la folla il leader socialista e sua moglie Velia avanzano lentamente, sperando di avvicinarsi il più possibile alla piazza. Fra poco, infatti, inizierà il Palio e loro non vogliono perdersi neppure un istante di quella magia. Si tratta di un evento antichissimo, a cui tutta la città di Siena è legata e che richiama ogni anno centinaia di persone da tutta Italia, come Giacomo Matteotti che è nativo di Fratta Polesine, piccolo paese in provincia di Rovigo. Per Giacomo e Velia stare insieme, oltretutto in quello scenario straordinario, sembra davvero un sogno. I due si sono conosciuti durante una breve vacanza. Lui giovane politico socialista, lei apprezzata poetessa, nonché sorella del celebre baritono Ruffo Titta. Continua a leggere “A quasi cento anni dalla morte di Giacomo Matteotti. Molto più di un ricordo…”

La crisi di governo: effetti sulle forze di sinistra, di Filippo Orlando

La crisi di governo: effetti sulle forze di sinistra, di Filippo Orlando

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Alessandria: La recente crisi di governo, che il segretario della Lega e ministro degli interni Matteo Salvini ha aperto l’otto agosto scorso, ha degli effetti di non poco momento sull’assetto, già da tempo traballante, del vecchio centrosinistra e del PD in particolare. In premessa possiamo sostenere questo:

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  1. Che la concezione del centrosinistra come aggregazione che è votata a gestire il compromesso fra grande capitale e forze tradizionali del movimento operaio e del centro cattolico, da almeno un decennio non ha più senso di esistere. La crisi economica che si è propagata in Occidente fin dal 2008 ha rotto i vecchi equilibri; le classi proprietarie non hanno più bisogno delle mediazioni partitico sindacali con il movimento dei lavoratori. Ciò determina un autonomizzarsi delle forze liberali di centro, come si può evincere anche dal caso francese, lasciando senza copertura politica il sindacato e disanimata la sinistra partitica.
  2. Ciò detto ne deriva che il progetto stesso del PD, che voleva essere il partito che racchiudeva in sé l’intera coalizione progressista, (la vocazione maggioritaria), non ha più senso. Il PD viene per questo superato e senza PD il centrosinistra come concetto politico di unità fra centro e sinistra non ha più nessuna pregnanza.
  3. Dunque, serve una nuova articolazione delle forze; centro liberale che rappresenta il grande capitale da un lato, sinistra che deve ricostruirsi di sana pianta come baluardo difensivo delle classi lavoratrici largamente intese dall’altra.

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LO ‘SCALO MERCI’ PER CONTRASTARE IL DECLINO DI ALESSANDRIA

LO ‘SCALO MERCI’ PER CONTRASTARE IL DECLINO DI ALESSANDRIA

di Renzo Penna

Alessandria: Il vero tema del convegno di venerdì 22 marzo, promosso da “Città Futura” e dalla Camera del Lavoro a Palazzo Monferrato, non si trova nel titolo e riguarda il declino di Alessandria. L’oggetto: “il recupero e il rilancio dello Scalo merci” o, meglio, dello “Smistamento”, come è più conosciuto da ferrovieri e alessandrini, indica una possibile soluzione per la quale esistono sia i tempi giusti che le opportunità.

Renzo Penna

Va però detto che affrontare seriamente il tema del declino della città, cercando di reagire, di invertire la tendenza non è un’operazione né semplice e né facile.

Con il declino si può convivere e persino ci si può illudere di star bene, mentre reagire costa fatica, impegno, determinazione e mette in conto scontri e incomprensioni. Perché, in fondo, lo status quo va bene a molti, a tutti coloro che coltivano interessi particolari e vedono come un intruso, un avversario chi si occupa e vuole realizzare, nell’interesse della città, un progetto collettivo.

Anche per questa ragione ponendo il tema, non nuovo, del rilancio del nostro Scalo delle merci su ferro che, inevitabilmente, richiama lo status, la condizione più generale della logistica in questa parte di territorio piemontese, abbiamo deciso di non occuparci delle diverse e numerose responsabilità per gli scarsi risultati di questi anni. Non perché sia impossibile individuarle, ma in quanto non utili allo scopo.

E la ragione è duplice, da un lato le Amministrazioni di Regione, Provincia e Comune che si sono alternate hanno riguardato i diversi schieramenti politici, dall’altro ciò che oggi più necessita è un lavoro di squadra di tutti i soggetti responsabili e interessati. Un obiettivo, nella nostra realtà, poche volte raggiunto, ma che, in questo caso, risulta indispensabile.  Continua a leggere “LO ‘SCALO MERCI’ PER CONTRASTARE IL DECLINO DI ALESSANDRIA”

CONGRESSO CGIL: “BUON LAVORO A MAURIZIO LANDINI” 

CONGRESSO CGIL: “BUON LAVORO A MAURIZIO LANDINI” 

Alessandria: L’Associazione “Città Futura” (www.cittafutura.al.it) esprime soddisfazione per l’andamento e le conclusioni unitarie del XVIII Congresso Nazionale della CGIL che costituiscono un sicuro punto di riferimento e dovrebbero anche rappresentare un utile insegnamento per la sinistra italiana. Particolari congratulazioni e auguri di buon lavoro a Maurizio Landini nuovo Segretario Generale, eletto a larghissima maggioranza, e alla nuova Segreteria.

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Di Landini riportiamo una breve testimonianza che bene illustra il carattere del neo Segretario e di come lui consideri l’autonomia un elemento fondamentale del Movimento sindacale.

“Ho cominciato a lavorare a 15 anni, a fare l’apprendista saldatore. Eravamo un gruppo di ragazzi giovani. Lavoravamo in una cooperativa di Reggio Emilia. Dovevamo lavorare all’aperto, faceva freddo d’inverno e c’era un disagio. Non è che volessimo lavorare meno, volevamo vedere riconosciuto questo disagio e abbiamo chiesto alla cooperativa di affrontare questo problema.

Era una cooperativa rossa, eravamo tutti iscritti al Partito Comunista e i dirigenti ci dissero che si, avevamo ragione, però dovevamo tenere conto che la cooperativa aveva dei problemi e che dovevamo fare degli sforzi. Io ero giovane e d’istinto mi venne di interromperlo e dirgli: ‘Guarda, tu sei un dirigente, e io in tasca ho la tessera del partito che hai anche tu. Però ho freddo lo stesso’. Li ho capito una cosa: il sindacato deve rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno”.

Renzo Penna

Presidente “Città Futura”

Renzo Penna. Città Futura: La giunta galleggia e non risolve i problemi importanti

Renzo Penna. Presidente di Città Futura: La giunta galleggia e non risolve i problemi importanti

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Intervista a tutto campo a Renzo Penna Presidente di Città Futura.

Una parziale sintesi delle risposte alle domande:

Il contratto di Governo è in crisi. Oggi manca un alternativa democratica.

Sino a che ci saranno le diseguaglianze e la povertà ci sarà sempre la Destra e la Sinistra.

Il Governo non parla di Scuola e Sanità, ma taglia le risorse.

Per il PD la sconfitta sembra che la colpa sia stata degli elettori.

Il declino di Alessandria a radici antiche e condivise fra Amministratori pubblici e imprenditori.

La Giunta di Alessandria galleggia e non risolve i problemi importanti è in ordinaria amministrazione.

Negli ultimi decenni sono mancati gli insediamenti industriali e terzo settore di qualità, l’ultimo è quello dell’Università.

Contrariamente a Novara gli imprenditori di Alessandria non hanno dato il loro contributo alle varie Amministrazioni per realizzare la città universitaria.

Cosa si aspetta a concedere l’ex caserma dei Carabinieri all’Università.

video: https://youtu.be/laiKdg61N0o

Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini

Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini

Alessandria: http://www.cittafutura.al.it/

A rileggere quanto scriveva nel 1972 il filosofo e teologo della liberazione Giulio Girardi (Il Cairo 1926 – Roma 2012), ovvero circa quarantacinque anni fa, sul tema della pace si compie un benefico esercizio di riconsiderazione di buona parte della storia sociale, religiosa, culturale e politica in senso lato che ci riguarda. Un esercizio di riconsiderazione nel senso di una radicale de-costruzione di falsi miti, di quadri o quadretti ideologici, di ricette storiografiche riconducibili a una produzione meramente manualistica.

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“La pace, un ponte malmesso sospeso nel vuoto”.

E allora leggiamolo  il Girardi impegnato per la pace: “L’urgenza e le difficoltà di una collaborazione per la pace sono particolarmente gravi quando le parti in causa sono i marxisti e i cristiani: due comunità che rappresentano, sotto forme profondamente diverse, grandi forze storiche e grandi aspirazioni ideali” (La pace, problema del nostro tempo). Già qui incontriamo elementi assai determinanti per il nostro compito di rilettura della storia di Girardi.

Ancora più importanti in un frangente, come questo, se si prova a discutere di “’68”, del suo peso, del suo successo, di ciò che ha lasciato. Più che per far sfoggio di cultura storica filtrata dai comunicati dell’epoca o da ciò che riportavano i “giornaloni” gli “elemnti determinanti” facevano la differenza. Allora erano veramente “dirimenti” e, in un certo senso, marcavano l’approccio di base al mondo di ogni cittadino. Continua a leggere “Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini”

Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna

Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna

da: http://www.cittafutura.al.it/

La carente e arretrata cultura ecologica di Alessandria o, meglio, di chi la amministra, risulta evidente non solo per vicende eclatanti come l’improvviso e incomprensibile taglio delle 50 piante di piazzale Berlinguer, ma, e direi soprattutto, per interventi meno vistosi come quello in atto in via Giordano Bruno.

Qui negli scorsi anni, secondo uno dei progetti del P.I.S.U. (Progetto Integrato di Sviluppo Urbano), si è proceduto alla ristrutturazione di un tratto di via, quello compresa tra la rotonda a valle del ponte Tiziano e la nuova zona commerciale prossima alla “Cittadella”. In particolare sono state separate le due carreggiate e al centro attrezzato uno spazio adibito a verde. E, lungo tutto il tratto, si sono messe a dimora delle piccole piante che, col tempo, avrebbero dovuto formare una siepe di divisione. Un intervento che, come per tutte le nuove piantumazioni, avrebbe avuto bisogno di manutenzione e cura.

Chi transita oggi per via Giordano Bruno trova la situazione che le fotografie allegate chiariscono meglio di tante parole: lo spazio centrale della via, pensato e progettato come una lunga aiuola verde, è stato, per una parte, già coperto dal cemento, mentre la restante è predisposta per esserlo. Una decisione e una modifica del progetto assunta senza suscitare, credo, proteste o clamori. Ma è con queste sbrigative “soluzioni” che la città diventa, non solo meno verde, ma più brutta e più triste. Continua a leggere “Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna”

Convegno su movimento studentesco e lotte operaie nel ’68, di Lia Tommi

Alessandria: Convegno promosso dalle Associazioni “Città Futura” e “La.S.P.I.” dell’Università del Piemonte Orientale, dedicato a : “1968-’69
Movimento studentesco e lotte operaie”, programmato per venerdì
30 novembre, ore 16, presso la CGIL di Alessandria.

L’incontro vuole evidenziare una specifica caratteristica del “’68 italiano” e si pone l’obiettivo di evitare che, nelle celebrazioni del “Movimento del ‘68”, non sia adeguatamente considerata l’attenzione degli studenti per le condizioni degli operai, il collegamento tra le lotte nelle scuole e nelle università e i conflitti di lavoro esterni.
Essendo state le contestazioni studentesche caratterizzate da una forte carica antiautoritaria, questa si rivolse e investì la scuola, la famiglia, la società, ma non poteva
non riguardare anche la fabbrica, dove la struttura rigidamente gerarchica dell’azienda fordista opprimeva i lavoratori e negava loro ogni autonomia.

Nei luoghi di lavoro è indubbio che il movimento del ’68 abbia avuto un ruolo importante nello sviluppare il conflitto sociale e arricchire di contenuti le rivendicazioni sindacali. Per questo è giusto non separare, ma leggere insieme, in maniera intrecciata e con reciproca influenza, il ’68, l’”anno degli studenti” con il ’69, l’”anno degli operai”. Seppur in assenza di una sede universitaria anche ad Alessandria gli studenti, o le loro avanguardie, hanno attivamente partecipato sia alle lotte di fabbrica che ai momenti di sciopero generale del sindacato.
L’iniziativa è patrocinata dalla Camera del Lavoro provinciale.

Su “Interno ” di Sandro Penna

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di Elvio Bombonato        

Dal portiere non c’era nessuno.
C’era la luce sui poveri letti
disfatti. E sopra un tavolaccio
dormiva un ragazzaccio
bellissimo.

Uscì dalle sue braccia

annuvolate, esitando, un gattino.

SANDRO  PENNA   (“Poesie” 1927-38)

La breve lirica, visiva (come sempre in Penna), esprime un contrasto forte tra l’ambiente squallido e l’improvvisa apparizione (iperbato: il soggetto è posto alla fine della frase) la  bellezza, sfrontata e selvaggia, del ragazzo, e quella morbida e tenera del gattino. Ha per titolo un indicatore locativo: la portineria di un palazzo popolare a Roma. Il ragazzo, figlio del portinaio,  dorme, col sonno profondo dell’adolescenza, su uno scomodo giaciglio di legno, coperto dal lenzuolo, le sue braccia infatti sono “annuvolate”, aggettivo intraducibile e affascinante. Accade quando un poeta esce dal linguaggio comune per inventare metafore o parole accostate in maniera “fuori dalla norma.   Finale indimenticabile: il gattino, che ha dormito col ragazzo, si  sveglia  e si muove “esitando”: il gerundio rallenta l’endecasillabo, lo immobilizza, per riprodurre il suo passo lento, incerto e sospettoso. Sono 5 endecasillabi, contando i due emistichi  separati dallo scalino (che mette in rilievo “bellissimo”), più un settenario al 4° verso. La rima tavolaccio/ ragazzaccio consuona con la quasi  rima braccia. Il primo verso resta irrelato. Mentre letti rima con l’ipermetro gattino. Domina l’imperfetto durativo, scolpito dall’inatteso passato remoto “Uscì”. Escluso l’incipit, tutti enjambement, per rallentare la descrizione ammantata da un’aura magica e sospesa.

Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo

Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo

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I temi caldi si affastellano alla fine di una calda estate che promette un molto caldo autunno. Ma non di lotte come nel mitico 1969, bensì di “caldi guai” per il nostro amato Paese. Proviamo a procedere per punti.

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Il primo punto concerne la “strana coppia” Salvini-Mussolini, evocata da un importante esponente del socialismo nel Parlamento europeo, il quale ha osservato che in Europa non siamo a Hitler, ma che vi si aggirano “tanti piccoli Mussolini”.

L’osservazione ha subito suscitato tanti dinieghi. Quasi tutti hanno detto che ogni paragone tra Salvini e Mussolini, o tra la Lega e il fascismo, è assolutamente sbagliato e fuorviante. Vero? – Sì e no. La faccenda, nonostante i tanti dinieghi, ha una qualche rilevanza, perché se fossimo ai prodromi di un “Regime” (mussoliniano), non si tratterebbe di una diatriba accademica, ma di una faccenda di rilevanza epocale.

Certo la storia non si ripete mai tale e quale, con buona pace delle teste quadre (i “nostalgici” delle antiche appartenenze, neri o rossi che siano). Nulla si ripete, in qualunque corrente storica; ma, ciò posto, l’idea che nella storia non esistano precedenti con cui confrontarsi, come in ogni campo, e che quindi nelle nostre valutazioni dobbiamo sempre ragionare come se ci fosse solo il presente, non sta in piedi. Continua a leggere “Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo”

Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto

Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto

So bene che non ritenete i Verdi, specie quelli italiani,  degni di attenzione, troppo “deboli” sia per contenuti che per numero, con personale politico utile – al massimo –  per giustificare le malefatte di qualche altro Ministro (nel caso fossero nella coalizione vincente) e, quindi, “edulcorare” la tradizionale delega ai “poteri forti”. 

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So altrettanto bene che in nessun altra formazione politica (nemmeno nel PD) esiste una così forte frantumazione al limite del “marcamento a uomo” all’insegna del “quello più vicino a me è il mio peggior nemico”.

So benissimo che abbiamo avuto (io sono iscritto a quel che resta dei Verdi italiani)  ottimi pensatori, affabulatori d’eccezione e – qualche volta – amministratori e Ministri di vaglia… Però tutto questo è servito a poco se, alla lunga, si è sempre e comunque ai margini e – quando si vuole uscire dal cono d’ombra –  bisogna andare a bussare a casa PD o dai Radicali o, absit iniuria verbis, dai pentastellati.

E pensare che avevamo capito prima degli altri che la politica dell’uomo solo al comando non avrebbe funzionato. Fummo noi a stigmatizzare (a Bologna  nel 1995) ciò che avrebbe provocato la Legge 142/90, quella della maggiore influenza dei Sindaci rispetto a Consiglio Comunale e partiti. Una china pericolosa che segnalammo in pochi e di cui pochi si avvidero. Continua a leggere “Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto”

Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!

Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!

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“Aumentiamo il debito! Andiamo al 2.4! No di più! Di più!”

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Questa frase, caricaturale riassume quasi quindici giorni di dibattito pubblico nazionale. Una discussione che dimostra quanto fuorviante può essere un ragionamento quando non si affronta nella sua totalità. Il dato tanto chiacchierato è la differenza tra quanto lo stato italiano incassa in tasse e quanto spende. Aumentare tale differenza vuol dire che lo stato sarà obbligato a emettere titoli di debito (per intenderci BOT e CCT) ancora più indebitandosi, quindi obbligando lo stato a pagare dall’anno prossimo ancora più interessi sul proprio debito. In altre parole, mi gioco il futuro per ottenere qualcosa nel presente.

Già di per sé questa scelta politica è discutibile, in particolare se si condivide la famosa massima indiana secondo cui l’Italia “non è eredità ricevuta dai nostri Padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”. Questo è ancora più discutibile se si va ad arringare agli italiani che il maggiore indebitamento è un nostro diritto nazionale solo perché la Francia ha varato un provvedimento simile. C’è, infatti, un’enorme differenza tra l’Italia e la Francia: il debito italiano è almeno il 131% del prodotto interno lordo nazionale, quello francese il 96%. Continua a leggere “Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!”