Nuova vita alla “Vetrinetta di Nullo”, di Pier Luigi Cavalchini

Nuova vita alla “Vetrinetta di Nullo”, di Pier Luigi Cavalchini

Pier Luigi Cavalchini

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Alessandria: Il civis Gioacchino (Nuccio) Lodato, nostro affezionato e qualificato redattore, ci aveva proposto – qualche tempo fa – una “vetrinetta” tutta particolare con un titolo riconducibile con facilità a lui stesso  (Nullo). Ci inserimmo qualche suo piacevole lavoro e da allora ha arricchito il nostro palinsesto e, di sicuro, riceverà ancora molti  contributi (suoi come di altri).  Per migliorarlo, consapevoli del fatto che un angolino di osservazione tutto nuovo, libero, illuminato da sprazzi di creatività e da scintille di vita, proviamo a farne qualcosa di differente ma, sostanzialmente, collegato all’idea originale: mettere in luce i fattori poco considerati, i piccoli dettagli della vita, cio’ che ci rende migliori.

Non Una Luce Lasciata Oscura , perciò, riprende spirito e “chiarore” della proposta primigenia, con una attenzione particolare agli sprazzi di luce, a volte poco visibili, spesso inattesi, con cui ci capita di intrecciare i nostri fili di vita….

Ma esistono ancora “sprazzi di luce” che ci colpiscono, che ci fanno ragionare? Se pensiamo a come siamo messi a livello nazionale, con un governo che non c’è più, con una guerra per bande (pseudo-politiche) che sta già traguardando il post prossime elezioni, ci scappa la voglia di guardarci intorno. Ma a volte i miracoli accadono. Continua a leggere “Nuova vita alla “Vetrinetta di Nullo”, di Pier Luigi Cavalchini”

La nuova “mossa del Cavallo” di Matteo Renzi, di Franco Livorsi

La nuova “mossa del Cavallo” di Matteo Renzi

Franco Livorsi

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Poche osservazioni spericolate a caldo, nel bel mezzo della crisi di governo. Quando anzi il governo giallo-verde, tra M5S e Lega, è diventato il caro estinto. E nessuno lo potrà far rivivere. Pace all’anima sua.

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Con una premessa piccola piccola, ma per me di significato grande grande. Tra i dieci libri che sconvolsero il “mio mondo”, che come pare evidente per me sono stati diversi e di vario indirizzo in una vita ormai quasi da ottuagenario, ce n’è uno di un personaggio che a sinistra è quello da me più amato dal 1962 in poi, pur nel variare delle scelte mie e sue, che dal 1972 in poi sono state “un po’” diverse: Il Cavallo e la Torre.

Riflessioni su una vita (Einaudi, 1991) di Vittorio Foa. Lì l’operaista di una vita – che aveva sempre visto nella spontaneità profonda dei proletari, ritenuta antagonistica per ragioni insopprimibili, la chiave di volta del divenire sociale nel mondo contemporaneo – giungeva a valorizzare in sommo grado un orientamento ideale che formalmente poteva sembrare l’opposto: il decisionismo, Avrebbe appunto potuto venir detto sorprendente perché il decisionismo, nella scienza politica, è stato scoperto ed elaborato, e valorizzato, da un grande e assai longevo pensatore prenazista, nazista e post-nazista: Carl Schmitt.

Ma il vero va al di là di chi lo scopra. Il tema del decisionismo fa riferimento al leader capace di scelte improvvise, ma tempestive – in contesti spesso formalmente difficili, “d’emergenza” – che sparigliano tutti i giochi e portano alla disfatta dell’avversario. Questa, agli scacchi, è detta mossa del Cavallo. Foa diceva di averla appresa, e vista all’opera, in un grande sindacalista proletario, capo storico della CGIL tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso: Giuseppe Di Vittorio. (Di Schmitt certo Vittorio Foa non si curava affatto, anche se certo “ne sapeva”). Quel che pulsa nel cranio della gente – per lui con particolare riferimento a quella che sgobba dal mattino alla sera per vivere – per Foa restava decisivo; ma, in tale contesto, la capacità dei leader di fare la mossa decisiva, come a scacchi è la mossa del cavallo, era determinante. Continua a leggere “La nuova “mossa del Cavallo” di Matteo Renzi, di Franco Livorsi”

A quasi cento anni dalla morte di Giacomo Matteotti. Molto più di un ricordo…

A quasi cento anni dalla morte di Giacomo Matteotti. Molto più di un ricordo…

Redazione 16/08/2019 http://www.cittafutura.al.it/

Alessandria. Una data da ricordare: 16 agosto 1924. Un monito per tutti noi. Un’esortazione a tenere la schiena dritta e, soprattutto, limpidezza nel pensiero. Un modo di pensare che si è affinato negli anni e che ha trovato nella migliore tradizione socialista (ma anche, per certi aspetti, veramente liberale e con sensibilità di lontana influenza cristiana) la migliore origine. Temuto dalle gerarchie fasciste per la sua intransigenza, per non aver mai taciuto violenze e soprusi,  conditi da un clima di odio strisciante ed  un sostanziale attacco alla democrazia. Non andiamo oltre in paragoni forzati ma…. ci è facile trasporre quel “clima” nella velenosa Italia di oggi.

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Giacomo Matteotti acquisì definitivamente la consapevolezza che sarebbe stato ucciso dai fascisti un anno prima di quel tragico 10 giugno 1924.

Siena, 2 luglio 1923. Fa caldo in piazza del Campo e fra la folla il leader socialista e sua moglie Velia avanzano lentamente, sperando di avvicinarsi il più possibile alla piazza. Fra poco, infatti, inizierà il Palio e loro non vogliono perdersi neppure un istante di quella magia. Si tratta di un evento antichissimo, a cui tutta la città di Siena è legata e che richiama ogni anno centinaia di persone da tutta Italia, come Giacomo Matteotti che è nativo di Fratta Polesine, piccolo paese in provincia di Rovigo. Per Giacomo e Velia stare insieme, oltretutto in quello scenario straordinario, sembra davvero un sogno. I due si sono conosciuti durante una breve vacanza. Lui giovane politico socialista, lei apprezzata poetessa, nonché sorella del celebre baritono Ruffo Titta. Continua a leggere “A quasi cento anni dalla morte di Giacomo Matteotti. Molto più di un ricordo…”

La crisi di governo: effetti sulle forze di sinistra, di Filippo Orlando

La crisi di governo: effetti sulle forze di sinistra, di Filippo Orlando

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Alessandria: La recente crisi di governo, che il segretario della Lega e ministro degli interni Matteo Salvini ha aperto l’otto agosto scorso, ha degli effetti di non poco momento sull’assetto, già da tempo traballante, del vecchio centrosinistra e del PD in particolare. In premessa possiamo sostenere questo:

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  1. Che la concezione del centrosinistra come aggregazione che è votata a gestire il compromesso fra grande capitale e forze tradizionali del movimento operaio e del centro cattolico, da almeno un decennio non ha più senso di esistere. La crisi economica che si è propagata in Occidente fin dal 2008 ha rotto i vecchi equilibri; le classi proprietarie non hanno più bisogno delle mediazioni partitico sindacali con il movimento dei lavoratori. Ciò determina un autonomizzarsi delle forze liberali di centro, come si può evincere anche dal caso francese, lasciando senza copertura politica il sindacato e disanimata la sinistra partitica.
  2. Ciò detto ne deriva che il progetto stesso del PD, che voleva essere il partito che racchiudeva in sé l’intera coalizione progressista, (la vocazione maggioritaria), non ha più senso. Il PD viene per questo superato e senza PD il centrosinistra come concetto politico di unità fra centro e sinistra non ha più nessuna pregnanza.
  3. Dunque, serve una nuova articolazione delle forze; centro liberale che rappresenta il grande capitale da un lato, sinistra che deve ricostruirsi di sana pianta come baluardo difensivo delle classi lavoratrici largamente intese dall’altra.

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LO ‘SCALO MERCI’ PER CONTRASTARE IL DECLINO DI ALESSANDRIA

LO ‘SCALO MERCI’ PER CONTRASTARE IL DECLINO DI ALESSANDRIA

di Renzo Penna

Alessandria: Il vero tema del convegno di venerdì 22 marzo, promosso da “Città Futura” e dalla Camera del Lavoro a Palazzo Monferrato, non si trova nel titolo e riguarda il declino di Alessandria. L’oggetto: “il recupero e il rilancio dello Scalo merci” o, meglio, dello “Smistamento”, come è più conosciuto da ferrovieri e alessandrini, indica una possibile soluzione per la quale esistono sia i tempi giusti che le opportunità.

Renzo Penna

Va però detto che affrontare seriamente il tema del declino della città, cercando di reagire, di invertire la tendenza non è un’operazione né semplice e né facile.

Con il declino si può convivere e persino ci si può illudere di star bene, mentre reagire costa fatica, impegno, determinazione e mette in conto scontri e incomprensioni. Perché, in fondo, lo status quo va bene a molti, a tutti coloro che coltivano interessi particolari e vedono come un intruso, un avversario chi si occupa e vuole realizzare, nell’interesse della città, un progetto collettivo.

Anche per questa ragione ponendo il tema, non nuovo, del rilancio del nostro Scalo delle merci su ferro che, inevitabilmente, richiama lo status, la condizione più generale della logistica in questa parte di territorio piemontese, abbiamo deciso di non occuparci delle diverse e numerose responsabilità per gli scarsi risultati di questi anni. Non perché sia impossibile individuarle, ma in quanto non utili allo scopo.

E la ragione è duplice, da un lato le Amministrazioni di Regione, Provincia e Comune che si sono alternate hanno riguardato i diversi schieramenti politici, dall’altro ciò che oggi più necessita è un lavoro di squadra di tutti i soggetti responsabili e interessati. Un obiettivo, nella nostra realtà, poche volte raggiunto, ma che, in questo caso, risulta indispensabile.  Continua a leggere “LO ‘SCALO MERCI’ PER CONTRASTARE IL DECLINO DI ALESSANDRIA”

CONGRESSO CGIL: “BUON LAVORO A MAURIZIO LANDINI” 

CONGRESSO CGIL: “BUON LAVORO A MAURIZIO LANDINI” 

Alessandria: L’Associazione “Città Futura” (www.cittafutura.al.it) esprime soddisfazione per l’andamento e le conclusioni unitarie del XVIII Congresso Nazionale della CGIL che costituiscono un sicuro punto di riferimento e dovrebbero anche rappresentare un utile insegnamento per la sinistra italiana. Particolari congratulazioni e auguri di buon lavoro a Maurizio Landini nuovo Segretario Generale, eletto a larghissima maggioranza, e alla nuova Segreteria.

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Di Landini riportiamo una breve testimonianza che bene illustra il carattere del neo Segretario e di come lui consideri l’autonomia un elemento fondamentale del Movimento sindacale.

“Ho cominciato a lavorare a 15 anni, a fare l’apprendista saldatore. Eravamo un gruppo di ragazzi giovani. Lavoravamo in una cooperativa di Reggio Emilia. Dovevamo lavorare all’aperto, faceva freddo d’inverno e c’era un disagio. Non è che volessimo lavorare meno, volevamo vedere riconosciuto questo disagio e abbiamo chiesto alla cooperativa di affrontare questo problema.

Era una cooperativa rossa, eravamo tutti iscritti al Partito Comunista e i dirigenti ci dissero che si, avevamo ragione, però dovevamo tenere conto che la cooperativa aveva dei problemi e che dovevamo fare degli sforzi. Io ero giovane e d’istinto mi venne di interromperlo e dirgli: ‘Guarda, tu sei un dirigente, e io in tasca ho la tessera del partito che hai anche tu. Però ho freddo lo stesso’. Li ho capito una cosa: il sindacato deve rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno”.

Renzo Penna

Presidente “Città Futura”

Renzo Penna. Città Futura: La giunta galleggia e non risolve i problemi importanti

Renzo Penna. Presidente di Città Futura: La giunta galleggia e non risolve i problemi importanti

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Intervista a tutto campo a Renzo Penna Presidente di Città Futura.

Una parziale sintesi delle risposte alle domande:

Il contratto di Governo è in crisi. Oggi manca un alternativa democratica.

Sino a che ci saranno le diseguaglianze e la povertà ci sarà sempre la Destra e la Sinistra.

Il Governo non parla di Scuola e Sanità, ma taglia le risorse.

Per il PD la sconfitta sembra che la colpa sia stata degli elettori.

Il declino di Alessandria a radici antiche e condivise fra Amministratori pubblici e imprenditori.

La Giunta di Alessandria galleggia e non risolve i problemi importanti è in ordinaria amministrazione.

Negli ultimi decenni sono mancati gli insediamenti industriali e terzo settore di qualità, l’ultimo è quello dell’Università.

Contrariamente a Novara gli imprenditori di Alessandria non hanno dato il loro contributo alle varie Amministrazioni per realizzare la città universitaria.

Cosa si aspetta a concedere l’ex caserma dei Carabinieri all’Università.

video: https://youtu.be/laiKdg61N0o

Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini

Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini

Alessandria: http://www.cittafutura.al.it/

A rileggere quanto scriveva nel 1972 il filosofo e teologo della liberazione Giulio Girardi (Il Cairo 1926 – Roma 2012), ovvero circa quarantacinque anni fa, sul tema della pace si compie un benefico esercizio di riconsiderazione di buona parte della storia sociale, religiosa, culturale e politica in senso lato che ci riguarda. Un esercizio di riconsiderazione nel senso di una radicale de-costruzione di falsi miti, di quadri o quadretti ideologici, di ricette storiografiche riconducibili a una produzione meramente manualistica.

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“La pace, un ponte malmesso sospeso nel vuoto”.

E allora leggiamolo  il Girardi impegnato per la pace: “L’urgenza e le difficoltà di una collaborazione per la pace sono particolarmente gravi quando le parti in causa sono i marxisti e i cristiani: due comunità che rappresentano, sotto forme profondamente diverse, grandi forze storiche e grandi aspirazioni ideali” (La pace, problema del nostro tempo). Già qui incontriamo elementi assai determinanti per il nostro compito di rilettura della storia di Girardi.

Ancora più importanti in un frangente, come questo, se si prova a discutere di “’68”, del suo peso, del suo successo, di ciò che ha lasciato. Più che per far sfoggio di cultura storica filtrata dai comunicati dell’epoca o da ciò che riportavano i “giornaloni” gli “elemnti determinanti” facevano la differenza. Allora erano veramente “dirimenti” e, in un certo senso, marcavano l’approccio di base al mondo di ogni cittadino. Continua a leggere “Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini”

Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna

Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna

da: http://www.cittafutura.al.it/

La carente e arretrata cultura ecologica di Alessandria o, meglio, di chi la amministra, risulta evidente non solo per vicende eclatanti come l’improvviso e incomprensibile taglio delle 50 piante di piazzale Berlinguer, ma, e direi soprattutto, per interventi meno vistosi come quello in atto in via Giordano Bruno.

Qui negli scorsi anni, secondo uno dei progetti del P.I.S.U. (Progetto Integrato di Sviluppo Urbano), si è proceduto alla ristrutturazione di un tratto di via, quello compresa tra la rotonda a valle del ponte Tiziano e la nuova zona commerciale prossima alla “Cittadella”. In particolare sono state separate le due carreggiate e al centro attrezzato uno spazio adibito a verde. E, lungo tutto il tratto, si sono messe a dimora delle piccole piante che, col tempo, avrebbero dovuto formare una siepe di divisione. Un intervento che, come per tutte le nuove piantumazioni, avrebbe avuto bisogno di manutenzione e cura.

Chi transita oggi per via Giordano Bruno trova la situazione che le fotografie allegate chiariscono meglio di tante parole: lo spazio centrale della via, pensato e progettato come una lunga aiuola verde, è stato, per una parte, già coperto dal cemento, mentre la restante è predisposta per esserlo. Una decisione e una modifica del progetto assunta senza suscitare, credo, proteste o clamori. Ma è con queste sbrigative “soluzioni” che la città diventa, non solo meno verde, ma più brutta e più triste. Continua a leggere “Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna”

Convegno su movimento studentesco e lotte operaie nel ’68, di Lia Tommi

Alessandria: Convegno promosso dalle Associazioni “Città Futura” e “La.S.P.I.” dell’Università del Piemonte Orientale, dedicato a : “1968-’69
Movimento studentesco e lotte operaie”, programmato per venerdì
30 novembre, ore 16, presso la CGIL di Alessandria.

L’incontro vuole evidenziare una specifica caratteristica del “’68 italiano” e si pone l’obiettivo di evitare che, nelle celebrazioni del “Movimento del ‘68”, non sia adeguatamente considerata l’attenzione degli studenti per le condizioni degli operai, il collegamento tra le lotte nelle scuole e nelle università e i conflitti di lavoro esterni.
Essendo state le contestazioni studentesche caratterizzate da una forte carica antiautoritaria, questa si rivolse e investì la scuola, la famiglia, la società, ma non poteva
non riguardare anche la fabbrica, dove la struttura rigidamente gerarchica dell’azienda fordista opprimeva i lavoratori e negava loro ogni autonomia.

Nei luoghi di lavoro è indubbio che il movimento del ’68 abbia avuto un ruolo importante nello sviluppare il conflitto sociale e arricchire di contenuti le rivendicazioni sindacali. Per questo è giusto non separare, ma leggere insieme, in maniera intrecciata e con reciproca influenza, il ’68, l’”anno degli studenti” con il ’69, l’”anno degli operai”. Seppur in assenza di una sede universitaria anche ad Alessandria gli studenti, o le loro avanguardie, hanno attivamente partecipato sia alle lotte di fabbrica che ai momenti di sciopero generale del sindacato.
L’iniziativa è patrocinata dalla Camera del Lavoro provinciale.

Su “Interno ” di Sandro Penna

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di Elvio Bombonato        

Dal portiere non c’era nessuno.
C’era la luce sui poveri letti
disfatti. E sopra un tavolaccio
dormiva un ragazzaccio
bellissimo.

Uscì dalle sue braccia

annuvolate, esitando, un gattino.

SANDRO  PENNA   (“Poesie” 1927-38)

La breve lirica, visiva (come sempre in Penna), esprime un contrasto forte tra l’ambiente squallido e l’improvvisa apparizione (iperbato: il soggetto è posto alla fine della frase) la  bellezza, sfrontata e selvaggia, del ragazzo, e quella morbida e tenera del gattino. Ha per titolo un indicatore locativo: la portineria di un palazzo popolare a Roma. Il ragazzo, figlio del portinaio,  dorme, col sonno profondo dell’adolescenza, su uno scomodo giaciglio di legno, coperto dal lenzuolo, le sue braccia infatti sono “annuvolate”, aggettivo intraducibile e affascinante. Accade quando un poeta esce dal linguaggio comune per inventare metafore o parole accostate in maniera “fuori dalla norma.   Finale indimenticabile: il gattino, che ha dormito col ragazzo, si  sveglia  e si muove “esitando”: il gerundio rallenta l’endecasillabo, lo immobilizza, per riprodurre il suo passo lento, incerto e sospettoso. Sono 5 endecasillabi, contando i due emistichi  separati dallo scalino (che mette in rilievo “bellissimo”), più un settenario al 4° verso. La rima tavolaccio/ ragazzaccio consuona con la quasi  rima braccia. Il primo verso resta irrelato. Mentre letti rima con l’ipermetro gattino. Domina l’imperfetto durativo, scolpito dall’inatteso passato remoto “Uscì”. Escluso l’incipit, tutti enjambement, per rallentare la descrizione ammantata da un’aura magica e sospesa.

Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo

Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo

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I temi caldi si affastellano alla fine di una calda estate che promette un molto caldo autunno. Ma non di lotte come nel mitico 1969, bensì di “caldi guai” per il nostro amato Paese. Proviamo a procedere per punti.

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Il primo punto concerne la “strana coppia” Salvini-Mussolini, evocata da un importante esponente del socialismo nel Parlamento europeo, il quale ha osservato che in Europa non siamo a Hitler, ma che vi si aggirano “tanti piccoli Mussolini”.

L’osservazione ha subito suscitato tanti dinieghi. Quasi tutti hanno detto che ogni paragone tra Salvini e Mussolini, o tra la Lega e il fascismo, è assolutamente sbagliato e fuorviante. Vero? – Sì e no. La faccenda, nonostante i tanti dinieghi, ha una qualche rilevanza, perché se fossimo ai prodromi di un “Regime” (mussoliniano), non si tratterebbe di una diatriba accademica, ma di una faccenda di rilevanza epocale.

Certo la storia non si ripete mai tale e quale, con buona pace delle teste quadre (i “nostalgici” delle antiche appartenenze, neri o rossi che siano). Nulla si ripete, in qualunque corrente storica; ma, ciò posto, l’idea che nella storia non esistano precedenti con cui confrontarsi, come in ogni campo, e che quindi nelle nostre valutazioni dobbiamo sempre ragionare come se ci fosse solo il presente, non sta in piedi. Continua a leggere “Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo”

Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto

Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto

So bene che non ritenete i Verdi, specie quelli italiani,  degni di attenzione, troppo “deboli” sia per contenuti che per numero, con personale politico utile – al massimo –  per giustificare le malefatte di qualche altro Ministro (nel caso fossero nella coalizione vincente) e, quindi, “edulcorare” la tradizionale delega ai “poteri forti”. 

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So altrettanto bene che in nessun altra formazione politica (nemmeno nel PD) esiste una così forte frantumazione al limite del “marcamento a uomo” all’insegna del “quello più vicino a me è il mio peggior nemico”.

So benissimo che abbiamo avuto (io sono iscritto a quel che resta dei Verdi italiani)  ottimi pensatori, affabulatori d’eccezione e – qualche volta – amministratori e Ministri di vaglia… Però tutto questo è servito a poco se, alla lunga, si è sempre e comunque ai margini e – quando si vuole uscire dal cono d’ombra –  bisogna andare a bussare a casa PD o dai Radicali o, absit iniuria verbis, dai pentastellati.

E pensare che avevamo capito prima degli altri che la politica dell’uomo solo al comando non avrebbe funzionato. Fummo noi a stigmatizzare (a Bologna  nel 1995) ciò che avrebbe provocato la Legge 142/90, quella della maggiore influenza dei Sindaci rispetto a Consiglio Comunale e partiti. Una china pericolosa che segnalammo in pochi e di cui pochi si avvidero. Continua a leggere “Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto”

Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!

Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!

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“Aumentiamo il debito! Andiamo al 2.4! No di più! Di più!”

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Questa frase, caricaturale riassume quasi quindici giorni di dibattito pubblico nazionale. Una discussione che dimostra quanto fuorviante può essere un ragionamento quando non si affronta nella sua totalità. Il dato tanto chiacchierato è la differenza tra quanto lo stato italiano incassa in tasse e quanto spende. Aumentare tale differenza vuol dire che lo stato sarà obbligato a emettere titoli di debito (per intenderci BOT e CCT) ancora più indebitandosi, quindi obbligando lo stato a pagare dall’anno prossimo ancora più interessi sul proprio debito. In altre parole, mi gioco il futuro per ottenere qualcosa nel presente.

Già di per sé questa scelta politica è discutibile, in particolare se si condivide la famosa massima indiana secondo cui l’Italia “non è eredità ricevuta dai nostri Padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”. Questo è ancora più discutibile se si va ad arringare agli italiani che il maggiore indebitamento è un nostro diritto nazionale solo perché la Francia ha varato un provvedimento simile. C’è, infatti, un’enorme differenza tra l’Italia e la Francia: il debito italiano è almeno il 131% del prodotto interno lordo nazionale, quello francese il 96%. Continua a leggere “Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!”

Alfio Brina: Il Governo dei No quale futuro può garantire al Paese?

Alfio Brina: Il Governo dei No quale futuro può garantire al Paese?

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Il governo giallo – verde continua a muoversi su una linea di propaganda elettorale fatta di tanti NO. No all’Expo, No alle olimpiade a Roma, e quindi a 3 miliardi di euro del Comitato olimpico internazionale, che alle infrastrutture della capitale più disastrata d’Europa avrebbero fatto abbastanza comodo.

No ai giochi invernali ed estivi, sovvenzionati in parte dal Comitato Olimpico Internazionale. No all’alta velocità non solo tra Torino e Lione, ma pure tra Brescia e Trieste. No al gasdotto per la Puglia.

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No ai grandi cantieri. No all’apertura domenicale delle attività commerciali. Grillo proponeva addirittura di chiudere l’Ilva di Taranto e di trasformare l’intera area in un parco naturale. Agli oltre 14.000 occupati offriva il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza, secondo i grillini dovrebbe essere il risarcimento per la distruzione del lavoro. Lo Stato non garantisce il lavoro che non c’è più, ma garantisce un reddito. Le risorse necessarie si prendono da chi possiede di più. Continua a leggere “Alfio Brina: Il Governo dei No quale futuro può garantire al Paese?”

Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo

Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo

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Rammentava Eric Hobsbawm che “non si può raccontare l’età della propria vita allo stesso modo in cui si può (e si deve) scrivere la storia dei periodi conosciuti solo dall’esterno […], attraverso le fonti dell’epoca o le opere degli storici successivi”.

Tale postulato tanto più vale allorché il tempo che si narra coincide con quello rimpianto  e idealizzato della giovinezza perduta e dei giovanili entusiasmi e coinvolgimenti emotivi, come dimostra la sterminata letteratura sul Sessantotto, in larghissima parte stilata dai protagonisti di quella stagione, una letteratura in cui troppo spesso la mitografia sostituisce la ricerca critica e la memoria rimpiazza la Storia.

Se si esclude tutta la memorialistica – in genere encomiastica e nostalgica -, dei numerosissimi volumi dedicati alla rivolta degli studenti restano le riflessioni coeve di intellettuali e politici della sinistra europea, inclini più alla ricerca di segnali di incipiente rivoluzione che a un’analisi algida e scientifica, alcuni studi sociologici e brevissime parti di ricostruzione degli eventi in volumi sul Novecento, mentre manca ancora un’indagine complessiva non ideologica, capace di identificare oltre la cronologia degli avvenimenti le radici politiche, filosofiche e culturali e i significati e le conseguenze complessive del Sessantotto nella Storia dell’Occidente contemporaneo. Continua a leggere “Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo”

Torino – Lyon: destinazione Europa

Torino – Lyon: destinazione Europa

Daniele Borioli

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Certo, la Torino-Lyon è un’opera ferroviaria e va prima di tutto valutata nei suoi aspetti funzionali. Serve a rendere possibile, attraverso la realizzazione del tunnel di base (nucleo essenziale del progetto), l’interoperatività tra Italia e Francia, in particolare per il trasporto delle merci, e a favorire in questo modo il cosiddetto “riporto modale”, da gomma a ferro, di una quota consistente del traffico delle merci che transita per il delicatissimo ecosistema alpino. Serve, inoltre, a collocare compiutamente al di sotto delle Alpi, in connessione con gli auspicabili (e altrettanto rilevanti) sviluppi del sistema AC/AV verso l’Est del nostro Paese e la Slovenia, un tratto significativo della risorgente “via della seta”, e a generare di conseguenza opportunità di crescita economica per l’Italia, non solo legate alle attività proprie dell’intermodalità e della logistica, ma anche dagli investimenti produttivi che la prossimità di un efficiente sistema di trasporto delle merci potrebbe attrarre. Continua a leggere “Torino – Lyon: destinazione Europa”

Una sinistra per il nuovo millennio, di Daniele Borioli

Una sinistra per il nuovo millennio, di Daniele Borioli

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Quale delle due: la contrapposizione destra e sinistra va superata in favore dello scontro tra sistema e antisistema? O la sinistra deve ritrovarsi, dopo essersi smarrita lungo un percorso di progressiva perdita del senso di sé?

Una sinistra

Propendo, e lo dichiaro apertamente, per la seconda opzione. Ma so anche che la prima ha grande campo nel dibattito aperto all’interno del partito in cui milito e che sarà questa (e certamente dovrebbe essere) la ragione del contendere al prossimo congresso PD.

PD che ha fallito (o quantomeno esaurito con le elezioni del 4 marzo) una parte delle proprie ragioni costitutive originarie e che deve provare il salto verso un nuovo paradigma che dia senso alla propria sopravvivenza.

Il Lingotto è per tutti noi un luogo simbolo, al quale tornare per attingere stimoli e riflessioni. Ma è un simbolo consegnato alla storia, figlio di un tempo che è definitivamente passato. Non può essere la stazione di una nuova partenza. Continua a leggere “Una sinistra per il nuovo millennio, di Daniele Borioli”

Come i Democratici uccisero la loro anima populista

Come i Democratici uccisero la loro anima populista

Redazione

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di Matt STOLLER (The Atlantic) – “Come una nuova ondata di liberal post-Watergate ha smesso di combattere i monopoli finanziari. Il risultato è un sistema politico sempre più pericoloso”

Il civis Filippo Boatti segnala questo lungo saggio apparso nell’ottobre 2016 sulla rivista americana di politica “The Atlantic”. Tocca un argomento molto interessante, sulla trasformazione del Partito Democratico americano da partito popolare modellato sul paradigma liberal rooseveltiano, che combatte i monopoli e l’accumulazione finanziaria, in partito delle élite finanziarie fino alla presidenza Clinton che cancellò la legge Glass-Steagall che teneva sotto controllo la speculazione finanziaria. Questo rovesciamento della missione storica dei Democrats è avvenuto ad opera di una giovane classe dirigente “rampante” post-Watergate, che l’autore sottopone a una sferzante critica. Spiegando alla fine del saggio come attraverso l’azione politica di Bernie Sanders e di Elizabeth Warren, politici anti-establishment associati al partito democratico, i giovani democratici di oggi stiano riscoprendo quelle che in realtà sono le loro vere radici.

N.B. Purtroppo si tratta di un lungo saggio in inglese e non abbiamo il tempo per tradurlo ma per aiutarsi nella lettura si possono usare le varie utilità di traduzione che si possono trovare online.

How Democrats Killed Their Populist Soul

In the 1970s, a new wave of post-Watergate liberals stopped fighting monopoly power. The result is an increasingly dangerous political system.

Prosegue su The Atlantic

Muoiono altri sette lavoratori negli ultimi giorni, due di 27 e 23 anni

Muoiono altri sette lavoratori negli ultimi giorni, due di 27 e 23 anni.

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Muoiono

Redazione

Non se ne può più di questa strage degli innocenti

Purtroppo i morti non si fermano neppure in questi giorni. Apprendiamo della morte sui luoghi di lavoro di 7 lavoratori di cui due giovanissimi  uno di 27 in una vetreria,  ma stava facendo lavori in conto terzi (come al solito, sono loro a morire nelle grandi aziende);  l’altro muore cadendo dal tetto di una serra (un giovane 23enne), ma l’elenco è lunghissimo anche in questi giorni di agosto. A loro dedichiamo questo editoriale….

Morti dieci sui luoghi di lavoro negli ultimi tre giorni, a Messina, Bari, Caserta, Salerno, Venezia, Venezia, Alessandria, Avellino, Caserta e Frosinone. Se questi sono uomini? mi riferisco ai 4 brccianti morti in itinere. Immigrazione come quella dei braccianti morti nel foggiano ha qualcosa di umano? Salvini e Di Maio tirino fuori l’umanità e da Ministri dell’interno e del Lavoro pongano fine a questo sfruttamento che sembra ricondurre alla raccolta del cotone quando c’erano gli schiavi, quelli “storici” Continua a leggere “Muoiono altri sette lavoratori negli ultimi giorni, due di 27 e 23 anni”

Nel caso fosse sfuggita…Un’intervista illuminante al Ministro Tria

Nel caso fosse sfuggita… Un’intervista illuminante al Ministro Tria

Redazione

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Porta il titolo “Tria: «Fisco e investimenti. Ecco il progetto per cambiare l’Italia”     il testo dell’intervista di Guido Gentili e Gianni Trovati, appena pubblicata dal “Sole 24 Ore” (*) che può essere di una certa utilità perchi, come noi “cives”, cerca di capire un po’ di più l’evolversi della situazione italiana.

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“Per rassicurare i mercati non bisogna rimandare l’attuazione del programma di governo, perché i rinvii generano incertezza. Occorre invece partire cercando di disegnare un percorso progressivo, deciso ma senza strappi, che si sviluppa senza superare le colonne d’Ercole della discesa del debito pubblico e del «non peggioramento» del deficit strutturale: cioè i due obiettivi chiave già indicati al Parlamento che resteranno la bussola del “Governo del cambiamento”. A tracciare questa strada, diversa ma che in qualche modo richiama anche il “sentiero stretto” del predecessore Pier Carlo Padoan, è un economista di 69 anni, perfettamente consapevole di essere seduto dal primo giugno 2018 sulla poltrona di governo che più scotta. Un uomo di buon senso dai modi cortesi che mostra una grande serenità e che, convinto delle sue idee, prova a mescolare ambizione della politica e concretezza delle cifre.
Continua a leggere “Nel caso fosse sfuggita…Un’intervista illuminante al Ministro Tria”

Quant’è vero Dio, di Patrizia Gioia

Quant’è vero Dio, di Patrizia Gioia

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Alcuni giorni fa alla Sala Buzzati del Corriere la presentazione del libro “Quant’è vero Dio” di Sergio Givoni,

con Remo Bodei e Armando Torno.

Anche se nel titolo del libro non c’è traccia di punto di domanda alla domanda per eccellenza sulle cose ultime ( quanto è vero Dio ?) mi è parso che, durate il dialogo tra i relatori, non ci fosse nemmeno traccia della presenza univoca e certa di quel che chiamiamo Dio (nonostante il fermo e decisivo “punto “ nel titolo in oggetto).

Ma del resto che cosa ci aspettavamo? Una risposta univoca sull’ineffabile ? Su quel Dio che, uscito di scena, siede tra gli spettatori dove, più che giudicarci, è lui stesso diventato domanda a sé stesso? Continua a leggere “Quant’è vero Dio, di Patrizia Gioia”

Dio ci Salvi…ni, di Marina Elettra Maranetto

Dio ci Salvi…ni, di Marina Elettra Maranetto

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Scavo nella memoria: “L’Uomo dei Sogni”, “L’Uomo dal braccio d’oro”, “L’Uomo che sussurrava ai cavalli”… , personaggi da film, eroi positivi.

Noi siamo spettatori dell’ “L’Uomo dalla felpa”,.

Anche ingiaccato, imbolsito dalla perenne campagna elettorale e nonostante la carica di uno dei ministeri più importanti, la felpa gli sta incollata per sempre. Al giuramento in Campidoglio era scomposto,  stropicciato, quasi irriverente, tanto da muovere il sospetto di un copione ben studiato per livellarsi al basso.

Astuto e sfrontato impersona il lato peggiore emarginato dalla ragione, dall’etica e dall’impegno di mantenersi esseri umani.

Confesso la mia insofferenza nell’essere molestata da venditori e questuanti… e percepire disagio al confronto dell’umanità dolente da ritrarre ogni giorno mi fa sentire in colpa. Se non possedessi gli strumenti per razionalizzare il mio malessere  potrei lasciarmi trascinare dal rifiuto, testimoniato dagli ultimi esiti elettorali. Continua a leggere “Dio ci Salvi…ni, di Marina Elettra Maranetto”

Migranti. I nuovi schiavi, di Agostino Spataro

Migranti. I nuovi schiavi, di Agostino Spataro

NUOVA COPERTINA IMMIGRAZIONE

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In margine alle nette prese di posizione del Presidente Mattarella

L’odierna dichiarazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla gestione dei problemi derivati dall’immigrazione irregolare é certamente un’autorevole e saggia indicazione al governo, alle forze politiche e sociali, all’opinione pubblica e alle organizzazioni di volontariato davvero umanitario, della via più giusta per affrontare il dramma dei flussi verso l’Italia e l’Europa.
Sono necessarie politiche nuove, programmi operativi da realizzare all’insegna della solidarietà e della legalità, sulla base di accordi di cooperazione bilaterale e multilaterale in ambito U. E.
L’Italia non si può dividere in “buonisti” e “razzisti”. Questa é solo la caricatura di un Paese civile il quale, anche se attraversato da una crisi potente, economica e politica, non dimentica la sua storia, la sua cultura umanitaria, le sofferenze di altri popoli che, oggi, stanno ripercorrendo le strade dell’emigrazione italiana nel mondo.
Dalle parole del presidente Mattarella ci sembra cogliere la necessità di una svolta rispetto a questa “emergenza infinita” (oggi in gran parte dirottata sulla Spagna) per sconfiggere gli interessi sporchi di sfruttatori (esteri e nazionali) e dei fomentatori di odio, che tenga conto della dignità e dei bisogni dei migranti (in primo luogo dei profughi) ma anche dei disagi che, talvolta, devono affrontare i cittadini italiani nelle realtà di accoglienza.
Da tempo, auspichiamo una svolta in tal senso. (a.s.)
https://www.lafeltrinelli.it/libri/agostino-spataro/immigrazione-moderna-schiavitu-un-paese/9788892338661
Introduzione qui: https://www.agoravox.it/Immigrazione-la-nuova-schiavitu.html

http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/07/30/mattarella-migranti-sono-nuovi-schiavi_FF1Cnad38HoINATR55VfgI.html?refresh_ce

A Quiet Passion di Terence Davies: un capolavoro per un portento

A Quiet Passion di Terence Davies: un capolavoro per un portento

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Nuccio Lodato  http://www.cittafutura.al.it/

Nel panorama irrazionalmente gremito dell’”offerta cinematografica” plurimediale multitasking ormai riuscita a sopraffarci, l’attenzione al tradizionale declinare tardoprimaverile e anonimo della vecchia cara stagione nelle rare sale superstiti consente, come quasi ogni anno, isolati quanto splendidi incontri.

Il ritorno, per fortuna… “dal 14 giugno, al cinema” (!) della firma di Terence Davies è stato già di per sé un evento: a priori, senza neppure andarne a scoprire le carte. Ancora di più, se disvelato a tempo debito: coraggio e testardaggine di una recente distributrice hanno fatto finalmente giungere questo film, a due anni dall’uscita originaria preceduta da positivi passaggi a Toronto, Londra e Berlino. E grazie ancora una volta a Paolo Pasquale, che ad Alessandria è riuscito a farlo vedere… Continua a leggere “A Quiet Passion di Terence Davies: un capolavoro per un portento”

La mostra dell’anno: Gaudenzio Ferrari tra Varallo, Vercelli e Novara

La mostra dell’anno: Gaudenzio Ferrari tra Varallo, Vercelli e Novara

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Nuccio Lodato http://www.cittafutura.al.it

Punto di forza assoluto di questa straordinaria esposizione l’aver saputo e potuto affiancare, nelle tre sedi deputate, altrettante irresistibili ostensioni temporanee al sontuoso patrimonio permanente dei luoghi: «a Varallo una Pinacoteca dentro un palazzo antico, a Vercelli dentro una struttura temporanea atterrata dentro una chiesa sconsacrata, a Novara un salone a capriate all’ultimo piano di un Broletto medioevale» (Giovanni Agosti, curatore, in catalogo).

Vercelli: alla struttura dell’Arca (l’antico tempio di S. Marco, di cui appena  dopo inizieranno i restauri) riproposti i polittici di Gattinara e di Romagnano: ma anche le opere che non sia stato possibile ottenere sono a loro volta puntigliosamente elencate. Tornata la clamorosa ”Adorazione” di Sarasota (Florida) che aveva già figurato nella fondante proto-mostra del 1956 di cui si dirà; si aggiunti il “Compianto” da Budapest, la “Natività” dall’Assunta di Morbegno, il “Battesimo” casalese, e varie provenienze da collezioni private, oltre a disegni a carboncino e a matita, e a lavori di artisti correlabili. Nella chiesa umiliato/agostiniana di San Cristoforo (1515), la “Madonna degli Aranci” e le clamorose “Storie”, affrescate ciclicamente, della Maddalena e della Vergine con la Crocifissione (1529-34),  in grado di  competere con le spazialmente consimili prestazioni che il Tintoretto avrebbe fornito una ventina d’anni dopo nella “sua” Madonna dell’Orto veneziana. Continua a leggere “La mostra dell’anno: Gaudenzio Ferrari tra Varallo, Vercelli e Novara”

Maurice Blanchot e “Lo spazio letterario”, di Francesco Roat

Maurice Blanchot e “Lo spazio letterario”, di Francesco Roat

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Nel saggio intitolato Lo spazio letterario ‒ edito per la prima volta nel lontano 1955 e ora proposto in una nuova traduzione dal Saggiatore ‒ Maurice Blanchot si interroga sul significato dell’opera, sull’identità dello scrittore e sull’ispirazione poetica. Temi da far tremar le vene e i polsi, ma che il grande autore francese affronta con la consueta lucidità analitica e la sprezzatura filosofica che hanno fatto della sua scrittura un punto di riferimento per intellettuali come Barthes, Deridda, Foucault e Lacan.

Un’opera non riguarda questo o quel testo, seppur ritenuto artisticamente pregevole ‒ puntualizza Blanchot a partire dalle prime pagine del saggio ‒ bensì diviene tale appena quando: “è diventata l’intimità di qualcuno che la scrive e di qualcuno che la legge”. Essa non fa riferimento a un romanzo, un racconto o un poema, costituendo piuttosto una sorta di segreto mai del tutto decifrabile; tant’è che uno scrittore può solo scrivere un’opera, non certo davvero leggerla. Attraverso chi dà forma all’opera, si dà o potremmo dire accade un tale evento all’insegna delle parole, ma queste nello spazio letterario non sono mai da lui dominabili; egli semmai è a servizio dell’opera, scompare in essa. Continua a leggere “Maurice Blanchot e “Lo spazio letterario”, di Francesco Roat”

TAV e grandi opere. Spesso a mancare è il… dialogo, di Pier Luigi Cavalchini

TAV e grandi opere. Spesso a mancare è il… dialogo, di Pier Luigi Cavalchini

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Andrea Rossi è un giovane editorialista della “Stampa” che cura, fra le altre cose, le “Lettere & Idee”, rubrica di discreto successo del suddetto giornale. Nel numero del 31 ultimo scorso è riuscito a mettere in luce una delle chiavi (forse quella fondamentale) per capire quanto ci è capitato di “ vedere / ascoltare / tentare “ in questi ultimi trent’anni di storia delle “grandi opere” italiane. In un certo senso si tratta di una risposta, neppure tanto implicita, alla chiamata a raccolta del PD e di altre forze politiche e rappresentanze sociali che pensano di portare a casa risultati  “facendo le barricate”.

Ma andiamo per ordine. Tutto comincia con la lettera di M.M. (sulla “Stampa” è possibile leggere il nome per intero) che ricorda: “…non si può fare una valutazione sull’utilità della linea Torino-Lione, se non nella prospettiva di un vero piano nazionale di trasporto merci. Infatti – continua M.M. – se valutiamo l’opera con le stime di traffico attuale, ha ragione chi la considera inutile, visto che oggi l’87 % dei beni viaggia su gomma”. Augurandosi al contempo un autentico passaggio del “grosso” del trasporto merci su rotaia. Continua a leggere “TAV e grandi opere. Spesso a mancare è il… dialogo, di Pier Luigi Cavalchini”

La Donna “rapita”, di Marina Elettra Maranetto

La Donna “rapita”, di Marina Elettra Maranetto

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Una circostanza casuale, uno scatto improvviso,  la Donna è “rapita” alla realtà. La pagina diventa il luogo dove le parole trovano un’armonia, prendono il sopravvento, camminano da sole. Ha cominciato a scrivere.
La sorprende seguire la velocità della penna. Sì, la penna.. più dei tasti d’una macchina rappresenta il legame fisico di comunicazione con il  foglio bianco, intatto come la mente rinata in quell’istante verso un nuovo principio.
I pensieri s’affollano, vogliono prevalere, appropriarsi d’un sentiero tracciato e mai percorso. Tutto appare nuovo, strano, sorprendente. Non è lei a scrivere parole ma le parole a “scrivere lei”. Le mansioni quotidiane sono delle mani, non della testa: la ostacolano, la distolgono quando lei vorrebbe afferrare subito pensieri troppo veloci da rincorrere .
Continua a leggere “La Donna “rapita”, di Marina Elettra Maranetto”

Segnali nefasti, di Marco Grimaldi

Segnali nefasti, di Marco Grimaldi

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Riprendiamo e rilanciamo con preoccupazione il Comunicato Stampa appena ricevuto (n.d.r.)

……….

Aggressione razzista a Daisy Osakue, Liberi e Uguali: Nessuno può restare in silenzio. Alle 16 (del lunedì 30 luglio 2018) in piazza. Il Consiglio inviti Daisy al ritorno dagli europei

Solo ieri aveva luogo il presidio per Marco, picchiato a San Salvario perché “sculettava troppo”. Oggi i media hanno riportato che la sera stessa, a Moncalieri, Daisy Osakue è stata colpita mentre rincasava da un gruppo di giovani su un’auto in corsa. Le hanno gettato uova in pieno volto, provocandole un occhio tumefatto e costringendola a subire un intervento per rimuovere frammenti di guscio d’uovo. Daisy è un’atleta, un’atleta italiana, peraltro. La sua partecipazione agli europei di Berlino potrebbe essere compromessa, anche se ha dichiarato che ci andrà a tutti i costi. Continua a leggere “Segnali nefasti, di Marco Grimaldi”

Decreto Dignità: situazione peggiore di prima… di Matteo Gaddi

Decreto Dignità: situazione peggiore di prima… di Matteo Gaddi

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Redazione http://www.cittafutura.al.it/

Riprendiamo come Redazione il contenuto del testo di Matteo Gaddi pubblicato su “Attac”. Una disanima interessante e foriera di spunti di discussione….

Osservazioni al Decreto Legge “Per la dignità dei lavoratori e delle imprese”

di Matteo Gaddi

Le disposizioni contenute nel  cosiddetto “Decreto Dignità” (“Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti”) avrebbero potuto rappresentare un passo in avanti per contrastare concretamente il fenomeno delle delocalizzazioni; ma le profonde modifiche che ha subito il Decreto tra la bozza orginaria (2 luglio) ed il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale (qui la tabella comparativa tra le due versioni) ne determinano lo svuotamento.

Rimangono soltanto le buone intenzioni, o peggio ancora la propaganda, raccontate sui media dal vice-premier Di Maio, ma la realtà è ben diversa. Queste modifiche, inoltre, si vanno ad aggiungere alle carenze già contenute nella bozza originaria facendo si che il Decreto, nella parte sulle delocalizzazioni, si riveli un’arma del tutto spuntata e, quindi, quasi del tutto inutilizzabile. Continua a leggere “Decreto Dignità: situazione peggiore di prima… di Matteo Gaddi”

Capitani e condottieri, di Giorgio Marenco

Capitani e condottieri, di Giorgio Marenco

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La volta scorsa avevo presentato molti dei “monumenti” alessandrini, nel bene e nel male. Tra questi, la chiesa di San Giacomo della Vittoria, che si chiama appunto così per ricordare la vittoria delle truppe di Jacopo del Verme sul francese D’Armagnac. Jacopo del Verme era un condottiero, uno di quegli uomini che facevano i capitani di ventura al soldo di chi pagava meglio.

Sarà stato il contesto, sarà stato l’argomento, da quella pubblicazione si sono succedute le richieste di amici o di semplici lettori, di saperne di più di questi avventurieri. Ma io non ne so molto, quindi ho chiesto aiuto a chi conosce quel mondo (antico?) fatto di mercenari, bottini e agguati. Giorgio Marengo potrà soddisfare le domande che avete posto, meglio di me.

  1. P.

La figura del capitano di ventura è tra quelle che ha riscosso maggiore successo nell’immaginario collettivo, evocando l’immagine dell’uomo a cavallo, vestito d’acciaio, capace di risolvere la battaglia con coraggio e genio tattico. Continua a leggere “Capitani e condottieri, di Giorgio Marenco”

L’inflazione e la paura, di Bruno Soro

L’inflazione e la paura, di Bruno Soro

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Alessandria: “(…) un mutamento del valore della moneta, vale a dire del livello dei prezzi, interessa la società soltanto nella misura in cui operi in modo ineguale. Mutamenti nel valore della moneta hanno determinato in passato, e stanno determinando oggi, conseguenze sociali enormi poiché, come tutti sappiamo, il valore della moneta non muta in egual misura per tutti o a tutti gli effetti. (…) Pertanto, un mutamento nei prezzi e nelle retribuzioni, misurato in moneta, colpisce generalmente le diverse classi in modo diseguale, trasferisce ricchezza dall’una all’altra, porta benessere ad una parte e disagio all’altra, e ridistribuisce i favori della fortuna frustrando progetti e speranze”.

M. Keynes, Conseguenze sociali del mutamento di valore della moneta, in Esortazioni e profezie, il Saggiatore, Milano, 1968, p. 67.

Mi è stato fatto notare che la parte finale del mio “È chiaro che…”[1], laddove mi riferivo al fenomeno che ho indicato come “svalutazione interna” seguita al cambio della moneta, necessita di qualche chiarimento. Continua a leggere “L’inflazione e la paura, di Bruno Soro”

Sulla sinistra “rossobruna”, di Carlo Galli

Sulla sinistra “rossobruna”, di Carlo Galli

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Alessandria: Nonostante la sua critica dello Stato come organo politico dei ceti dominanti, nonostante il suo internazionalismo, la sinistra in Occidente ha sviluppato la sua azione all’interno dello Stato: ha cercato di prendere il potere e di esercitarlo al livello dello Stato, ha investito nella legislazione statale innovativa, e nella difesa e promozione della cittadinanza statale per i ceti che ne erano tradizionalmente esclusi. Nella sinistra agiva l’impulso a considerare lo Stato come una struttura politica democratizzabile, sia pure a fatica; mentre le strutture sovranazionali erano per lei deficitarie di legittimazione popolare.

La sinistra italiana, per esempio, fu ostile alla Nato (comprensibilmente) ma anche alla Comunità Europea. E in generale le sinistre difesero gelosamente le sovranità nazionali e si opposero a quelle che definivano le ingerenze dei Paesi occidentali nelle faccende interne degli Stati sovrani dell’Est, quando qualcuno protestava perché vi venivano calpestati i diritti umani. Continua a leggere “Sulla sinistra “rossobruna”, di Carlo Galli”

Il consenso a costo zero, di Mauro Calise

Il consenso a costo zero, di Mauro Calise

Il consenso

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Alessandria: Per il momento, è l’uovo di Colombo. Dopo essere arrivati al governo in modo preterintenzionale – cioè alleandosi accidentalmente dopo essersi combattuti ferocemente – leghisti e Cinquestelle hanno messo da parte – saggiamente – tutto quello che li divideva. E che – prima o poi – potrebbe ritornare a dividerli. Concentrando l’azione di governo sulle politiche meno orticanti. E, soprattutto, in termini di consenso più gratificanti. Accomunate dalla medesima formula: impatto ampio e immediato, a costo zero.

Prendete la questione migranti. I titoloni di ieri annunciavano che i tedeschi se ne prenderebbero cinquanta. Verrebbe da sorridere, pensando al terrore che – secondo Salvini – decine di migliaia di irregolari starebbero seminando in tutta Italia. Però, la reazione prevalente è che il nostro paese finalmente si starebbe facendo rispettare. Quindi, la questione reale – ammesso che corrisponda alla realtà – passa in secondo, anzi terzo piano, di fronte alla prova muscolare. Continua a leggere “Il consenso a costo zero, di Mauro Calise”

Nulla si crea nulla si distrugge, di Nicola Parodi

Nulla si crea nulla si distrugge, di Nicola Parodi

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Alessandria: Chi in questi giorni usa il treno nel tratto che da Genova Brignole va verso la Riviera di Levante (e viceversa) subisce ritardi, anche considerevoli, dovuti oltre che ai cronici problemi causati dalla (fortunatamente) forte affluenza dei turisti sopratutto ai lavori in corso.

Infatti per eseguire lavori di manutenzione è stato interrotto (usando la terminologia tecnica) per  tutto il periodo dei lavori il binario dispari cioè quello che normalmente viene percorso dai treni che vanno verso La Spezia e tutti i treni devono percorrere l’unico binario rimasto in funzione.

Poiché la linea è dotata di attrezzature moderne l’operazione si svolge senza rischi per la sicurezza ma la potenzialità della linea risulta diminuita. Sono stati tolti diversi treni (in particolare quelli del trasporto regionale che rendevano il tratto Genova Voltri – Genova Nervi/Recco una sorta di metrò) ma, seppure il tratto con un solo binario non sia lunghissimo (4 km circa), la circolazione su un solo binario trasferisce i ritardi di un treno non solo su quelli che lo seguono ma anche a quelli che viaggiano in senso inverso con un meccanismo che tendenzialmente tende ad amplificare i ritardi (solo se i treni in circolazione sono pochi i ritardi vengono riassorbiti ma non è il caso della tratta in questione). Continua a leggere “Nulla si crea nulla si distrugge, di Nicola Parodi”

La priorità della sinistra è darsi una identità, di Egidio Zacheo

La priorità della sinistra è darsi una identità, di Egidio Zacheo

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Alessandria: L’attuale governo, nonostante non possa contare sulla coesione della coalizione elettorale Lega-FI, non solo non appare più debole, ma può fare affidamento sulla sostanziale inesistenza di una opposizione politica in parlamento e nel Paese. Ciò, in un sistema democratico, costituisce una menomazione grave a cui rimediare con urgenza. Per questo va seguito con interesse -al di là della collocazione di ciascuno- il tentativo delle varie formazioni di sinistra di rimettersi in piedi dopo essere state tramortite dalla sconfitta del 4 marzo.

Il compito che l’attende si presenta però lungo e difficile perché non si è trattato di una sconfitta soltanto politica, ma anche (soprattutto) culturale che ha messo in discussione sistema di valori, orizzonti strategici, capacità analitiche, lettura della modernità. Rimediare a tutto questo significa riuscire a mobilitare risorse nuove, alimentarsi da altre agenzie del sapere, fare sistema con luoghi inediti di produzione della conoscenza. La politica da sola non basterà al rilancio della stessa politica della sinistra. Continua a leggere “La priorità della sinistra è darsi una identità, di Egidio Zacheo”

Ma le “grandi Opere” le facciamo o no…?, di Pier Luigi Cavalchini

Ma le “grandi Opere” le facciamo o no…?, di Pier Luigi Cavalchini

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Alessandria: Un ritornello simpatico sta rimbalzando da un po’ di tempo nelle nostre testoline, debitamente tenute allo scuro in tutti questi anni di amministrazioni “perfettine”.

“Ma queste Opere sono strategiche o no”? Le vogliamo fare? Oppure vogliamo resettare tutto, facendo implicitamente capire a lettori e cittadini che siamo stati governati per quarant’anni da una massa di smidollati (a volte tangentati)? D’altra parte la manfrina a cui ci sta sottoponendo l’esimio dott. Toninelli, neo Ministro alle Infrastrutture ecc., non ci sta chiarendo un bel nulla.

Forse vuole mettere nel sacco “regine della scacchiera” come la dott. Commissaria Iolanda Romano  (per quanto riguarda il “Terzo Valico” nostrano”), oppure i Virano di turno che si sono avvicendati nella spasmodica ricerca di un consenso – non solo di facciata – ad un’opera complessa come la Torino-Lione.   

Comincio a credere che non siano sufficienti prese di posizione (pro o contro) e tanto meno richieste di variazioni di composizioni nei vari consessi decisionali come, qui di sotto, fa Pro Natura Piemonte con praticamente tutto il “gotha” dell’ambientalismo piemontese. Certamente sono d’accordo nello specifico…ma…semplicemente…non basta. D’altra parte l’aria è cambiata e frasi come quelle seguenti cominciano ad essere “à la page“….. Continua a leggere “Ma le “grandi Opere” le facciamo o no…?, di Pier Luigi Cavalchini”

Il Tinaio degli Umiliati: precluso?, di Nicola Parodi

Il Tinaio degli Umiliati: precluso?, di Nicola Parodi

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La Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria ha prodotto una bella pubblicazione, disponibile sul web, con lo scopo di favorire la promozione del territorio della Provincia. In questa pubblicazione sono, tra gli altri, illustrati 5 monumenti legati alle radici della città:  la chiesa di Santa Maria di Castello, Palatium Vetus, la ex chiesa di San Francesco, l’Antica Cattedrale e il Tinaio degli Umiliati.

Sorpreso dal fatto che fra le visite ai palazzi ed edifici storici della città organizzate dal Comune il 5 maggio c.a. non comparisse il Tinaio degli Umiliati, ho mandato una mail al sig. Sindaco chiedendo se era possibile conoscere i motivi per cui non era possibile visitarne i resti. Il sig. Sindaco, cortesemente, mi ha risposto affermando che essendo una struttura privata c’erano state difficoltà ad organizzare eventi all’interno.

Ricevuta la risposta ho inviato un ulteriore mail in cui facevo presente al sig. Sindaco che, in base ai miei ricordi di consigliere comunale, quando era stato approvato il progetto di ristrutturazione era previsto che nelle ore diurne fosse aperto al pubblico il passaggio fra via Lumelli e piazza San Rocco (ovviamente non ricordo esattamente il testo  della delibera, ma anche altri consiglieri condividono questa memoria). Continua a leggere “Il Tinaio degli Umiliati: precluso?, di Nicola Parodi”

Cose da migliorare, di Giancarlo Patrucco

Cose da migliorare, di Giancarlo Patrucco

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Mi sono espresso più volte sulle cose da migliorare in questa città. Più volte perché, purtroppo, le cose che avrebbero bisogno di un miglioramento sono tante, troppe: la raccolta dei rifiuti, i trasporti urbani, il verde pubblico, gli accessi pedonali, la stessa definizione di “centro cittadino” (vedi il quartiere Cristo), la circolazione stradale e via circolando.

Una cosa, però, devo sempre premettere: non è colpa precipua di questa amministrazione comunale né delle altre che l’hanno preceduta. Assolutamente. La questione ormai dura da molti anni e coinvolge non solo le amministrazioni ma anche tutti gli abitanti di questa città. Lo si vedrà dall’argomento di cui voglio parlare oggi e che definirei come “l’assetto culturale” di Alessandria. In altre parole, ammesso che gli alessandrini riconoscano un assetto culturale cittadino, si tratta di verificare come gli spazi qui da noi organizzati per favorire la frequentazione e la pratica della cultura, del bello e dell’antico siano curati e offerti a chi li vuole praticare fra noi o anche a chi volesse farlo provenendo da fuori città Continua a leggere “Cose da migliorare, di Giancarlo Patrucco”

L’euro di Stiglitz, di Bruno Soro

L’euro di Stiglitz, di Bruno Soro

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“… la retorica non ha fatto grandi passi come la scienza e tuttora è principalmente impiegata per adescare le popolazioni per suggestione.”

Carlo Bernardini (1930-2018), Prima lezione di fisica, Editori Laterza, Bari 2008, p. 46.

è vero, come sostiene Stuart Firestein nel suo bellissimo Viva l’ignoranza! Il motore perpetuo della Scienza (Bollati Boringhieri, Torino 2013) che “le domande sono più importanti delle risposte”. Ciò poiché quel che non sappiamo è infinitamente più grande di ciò che conosciamo. è infatti il porsi le domande giuste su quali siano le regole che sottendono al funzionamento di un dato meccanismo che consentono di fornire una risposta adeguata, ma soprattutto di valutare correttamente le conseguenze della risposta stessa. E questo vale, a maggior ragione, se chi scrive senza porsi le domande giuste, è Joseph Stiglitz, Premio Nobel dell’Economia nel 2001. Continua a leggere “L’euro di Stiglitz, di Bruno Soro”

Le molte anime dei cinquestelle, di Mauro Calise

Le molte anime dei cinquestelle, di Mauro Calise

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Alessandria: Si sapeva che, prima o poi, nei Cinquestelle sarebbe emersa qualche crepa. È un partito con cinque anni di vita, e il suo enorme bacino elettorale proviene – necessariamente – da blocchi eterogenei.

Fino alle ultime elezioni, centrodestra e centrosinistra in parti uguali. Dopo marzo, sono finiti a Di Maio buona parte degli scontenti del Pd. Quindi, statisticamente, ammonterebbe a una maggioranza di sinistra. Ma sarebbe una classificazione impropria. I votanti, al giorno d’oggi, se ne vanno anche perché cambiano idea.

E, più in generale, l’appeal dei grillini è consistito proprio nell’autodichiararsi bipartisan e post-ideologici. Insomma, il collante principale degli elettori cinquestelle resta l’insoddisfazione verso coloro che erano al governo prima.

Se, dunque, è improprio parlare di un’area pentastellata di sinistra, è vero che c’è una parte consistente di militanti cui la linea dura di Salvini – sugli immigrati e non solo – non sta bene. Continua a leggere “Le molte anime dei cinquestelle, di Mauro Calise”

L’arduo compito della sinistra, di Egidio Zacheo

L’arduo compito della sinistra, di Egidio Zacheo

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Alessandria: E’ senz’altro un fatto positivo che anche da parte di chi in tutti questi anni si è impegnato a lungo e alacremente  contro la sinistra ora venga un contributo di consigli e di proposte per tenerla in vita dopo la colossale sconfitta del 4 marzo (e del 24 giugno).

L’indicazione di legare la sconfitta della sinistra italiana a condizione storiche che riguardano l’insieme della sinistra europea pur non essendo infondata non aiuta molto però a cogliere le specifiche cause nazionali.

Naturalmente, è fondato il riferimento a tutto ciò che è accaduto dopo la caduta del Muro di Berlino e il crollo dell’Unione Sovietica per dire poi che tutto ciò ha rafforzato nell’intera Europa occidentale l’egemonia del capitalismo e  ha ,di conseguenza, colpito duramente i capisaldi della cultura e della politica della sinistra.

E’ vero anche che l’impetuosa rivoluzione neoconservatrice degli anni Ottanta ha contaminato le stesse strategie della sinistra, spingendola a teorizzare una “terza via” del tutto impercorribile. Continua a leggere “L’arduo compito della sinistra, di Egidio Zacheo”

Ma ci sono ancora gli “Intellettuali”?, di Giuseppe Amadio

Ma ci sono ancora gli “Intellettuali”?, di Giuseppe Amadio 

Ma ci sono

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Alessandria: Fa impressione constatare quanto è cambiato l’ambiente politico-intellettuale nel giro di qualche decennio. Quando c’era il Pci c’erano gli intellettuali e c’era l’intellettuale organico (cioè direttamente militante). Se c’era da fare una battaglia ideale (di idee) partivano gli intellettuali con un documento o manifesto firmato da nomi che solo a sentirli incutevano reverente rispetto.

Alcuni mettevano proprio paura, come un celebre anglista, il cui nome – appresi dall’ottimo Adelio Ferrero – non andava pronunciato perché portava iella. Adelio rideva ma comunque non lo pronunciava, e mi disse il titolo di qualche suo libro importante per aiutarmi a identificarlo.

Superstizioni a parte, erano tutte teste d’uovo, teste lucide, capoccioni, gente che aveva almeno una decina di pubblicazioni importanti alle spalle presso gli editori più prestigiosi. In genere uomini e donne di lettere, piuttosto benestanti ma non ricchissimi.

A loro si aggiungeva qualche artista famoso e qualche musicista di rigoroso ambito classico. Dopo questi “grandi” firmavano anche gli altri: primari, professori delle superiori, delle medie, e via via fino ai comuni mortali. Continua a leggere “Ma ci sono ancora gli “Intellettuali”?, di Giuseppe Amadio”

Politica e fusioni comunali, di Michele Filippo Fontefrancesco

Politica e fusioni comunali, di Michele Filippo Fontefrancesco

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Alessandria: Ad aprile, il Comune di Lu e il Comune di Cuccaro M.to hanno deliberato di intraprendere il percorso di fusione. Di fronte a tagli sempre più robusti dei contributi statali; ormai da oltre un decennio obbligati a far fronte alle spese per la gestione delle amministrazioni inasprendo il carico fiscale e riducendo al minimo i lavori straordinari di manutenzione, il percorso di fusione per i due Comuni appare un metodo efficiente per creare economie di scala e accedere a nuovi finanziamenti. In altre parole, una scelta razionale e, nell’ottica dell’apertura di nuove prospettive ed orizzonti per il nuovo comune, anche ideale. Continua a leggere “Politica e fusioni comunali, di Michele Filippo Fontefrancesco”

Legge Basaglia, una conquista di civiltà

Legge Basaglia, una conquista di civiltà

Redazione http://www.cittafutura.al.it/

Alessandria: Rassegna Sindacale* – Quarant’anni fa la 180 restituì dignità e cittadinanza alle persone con disturbi mentali. Essa rappresenta ancora oggi un formidabile motore di trasformazione delle istituzioni e di affermazione dei diritti per i soggetti più vulnerabili
Il processo per l’abolizione del manicomio come istituzione totale – distruttiva e irriformabile, così la definiva Basaglia – era cominciato molto tempo prima, già negli anni sessanta. Ma fu la legge 180 a sancire una svolta radicale. Migliaia di uomini e di donne internati in manicomio furono da quel momento, seppur gradualmente, liberati, impedendo che altri vi fossero rinchiusi.

A partire dal 13 maggio del 1978 – giorno dell’approvazione della norma (domenica prossima ricorre dunque il quarantennale) – alle persone con disturbi mentali furono così restituiti diritti, dignità e cittadinanza. Continua a leggere “Legge Basaglia, una conquista di civiltà”

2 La nascita di Alessandria (b) di Giancarlo Patrucco

2 La nascita di Alessandria (b), di Giancarlo Patrucco

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E rieccoci con le risposte alle domande rimaste. Dopo il chi e il come, passiamo al dove:

Dove è stata fondata Alessandria? In quale contesto di traffici commerciali e militari?

Sentiamo di nuovo Geo Pistarino: “La fondazione di Alessandria, fra la convergenza dell’Orba con la Bormida e quella di quest’ultima col Tanaro, venne acolmare la mancanza d’un grosso centro abitato nella pianura fra Tortona ed Acqui.

La scelta del luogo fu una scelta perfetta non soltanto per l’aspettomilitare nel quadro di allora, ma altresì e soprattutto per il rapporto con la viabilità di quel tempo e dei tempi futuri sino ad oggi. Alessandria, a al centro dello sbocco della via della valle Stura – Orba, da Genova, nella pianura, poco lungi dall’analogo sbocco della via della Bocchetta da Genova, della via della valle Scrivia da Genova e della Bormida da Savona e dal Finale, nonché proprio sulla via meridionale padana, nel tratto da Asti a Tortona, e sulle vie verso il Po e l’Oltrepò Padano…” Continua a leggere “2 La nascita di Alessandria (b) di Giancarlo Patrucco”

Manifestazioni in Israele ostili al trasferimento dell’ambasciata USA

Manifestazioni in Israele ostili al trasferimento dell’ambasciata USA

Pier Luigi Cavalchini http://www.cittafutura.al.it/

E’  vero, le principali agenzie riportano che solo alcune centinaia di persone “sicuramente non arabe” e con striscioni e cartelli scritti in ebraico, hanno percorso le vie principali di Gerusalemme di venerdi’ 11 maggio, con un’unica parola d’ordine: “fermatevi”. Riferita soprattutto all’intenzione, ormai – purtroppo – in fase attuativa, di trasportare a Gerusalemme la sede ufficiale dell’Ambasciata americana. Con la preghiera di smettere con le provocazioni e con gli “sfregi” antiarabi, pena la definitiva chiusura del faticoso processo di pace iniziato ai tempi del Presidente Carter.  

La maggioranza delle scritte riportavano la parola “pace” in ebraico e in arabo , con inviti a fermare nuovi insediamenti nella West Bank e ad allentare la pressione su Gaza. Le “poche centinaia” sergnalate dalla Polizia locale (in realtà circa un migliaio di persone) sono state debitamente scortate e tenute lontane sia da reazioni di gruppi e singoli israeliani “patrioti”, sia da “bande” (così definite nei TG israeliani) di giovani palestinesi, desiderosi di unirsi alla massa di persone, radunatasi spontaneamente presso le mura esterne. Esplicito lo striscione di avvio che, testualmente, prendeva le distanze dal Governo Netanhiau: “Basta con i politici cinici che cercano pubblicità a nostro rischio e pericolo”. Continua a leggere “Manifestazioni in Israele ostili al trasferimento dell’ambasciata USA”

“Il canone della Via e della Virtú”, di Francesco Roat

“Il canone della Via e della Virtú”, di Francesco Roat

“L’ottica dell’opera non è peraltro esclusivamente di tipo teologico-religioso, ma mira ad articolare una strategia retorico-concettuale indirizzata a una prassi che suggerisce come guardare al mondo, prendersi cura del singolo e al contempo gestire un’assennata politica governativa.

L’antico testo intitolato Daodejing ovvero Il canone della Via e della Virtú ‒ attribuito al saggio cinese Laozi, ma quasi certamente compilato da più autori, a partire dal IV-III secolo a.C., e ormai alquanto noto in tutto l’Occidente ‒ costituisce un’opera di altissima levatura spirituale e letteraria, che è stata assurta a scrittura canonica per eccellenza del cosiddetto daoismo o taoismo.

Il registro espressivo che la caratterizza, all’insegna d’un peculiarissimo afflato mistico, è un icastico lirismo giocato tra il filosofico ed il sapienziale e delineato poeticamente tramite una lunga serie di aforismi che ‒ sottolinea Attilio Andreini: il traduttore/curatore della recente e pregevole edizione del Daodejing, pubblicata da Einaudi ‒: “evoca con forza iperbolica radicale, tanto per eccesso che per difetto, i più remoti misteri del cosmo e della dimensione umana, senza tuttavia tradurne le logiche in forma compiuta”.

Continua a leggere ““Il canone della Via e della Virtú”, di Francesco Roat”