Renzo Penna. Città Futura: La giunta galleggia e non risolve i problemi importanti

Renzo Penna. Presidente di Città Futura: La giunta galleggia e non risolve i problemi importanti

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Intervista a tutto campo a Renzo Penna Presidente di Città Futura.

Una parziale sintesi delle risposte alle domande:

Il contratto di Governo è in crisi. Oggi manca un alternativa democratica.

Sino a che ci saranno le diseguaglianze e la povertà ci sarà sempre la Destra e la Sinistra.

Il Governo non parla di Scuola e Sanità, ma taglia le risorse.

Per il PD la sconfitta sembra che la colpa sia stata degli elettori.

Il declino di Alessandria a radici antiche e condivise fra Amministratori pubblici e imprenditori.

La Giunta di Alessandria galleggia e non risolve i problemi importanti è in ordinaria amministrazione.

Negli ultimi decenni sono mancati gli insediamenti industriali e terzo settore di qualità, l’ultimo è quello dell’Università.

Contrariamente a Novara gli imprenditori di Alessandria non hanno dato il loro contributo alle varie Amministrazioni per realizzare la città universitaria.

Cosa si aspetta a concedere l’ex caserma dei Carabinieri all’Università.

video: https://youtu.be/laiKdg61N0o

Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini

Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini

Alessandria: http://www.cittafutura.al.it/

A rileggere quanto scriveva nel 1972 il filosofo e teologo della liberazione Giulio Girardi (Il Cairo 1926 – Roma 2012), ovvero circa quarantacinque anni fa, sul tema della pace si compie un benefico esercizio di riconsiderazione di buona parte della storia sociale, religiosa, culturale e politica in senso lato che ci riguarda. Un esercizio di riconsiderazione nel senso di una radicale de-costruzione di falsi miti, di quadri o quadretti ideologici, di ricette storiografiche riconducibili a una produzione meramente manualistica.

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“La pace, un ponte malmesso sospeso nel vuoto”.

E allora leggiamolo  il Girardi impegnato per la pace: “L’urgenza e le difficoltà di una collaborazione per la pace sono particolarmente gravi quando le parti in causa sono i marxisti e i cristiani: due comunità che rappresentano, sotto forme profondamente diverse, grandi forze storiche e grandi aspirazioni ideali” (La pace, problema del nostro tempo). Già qui incontriamo elementi assai determinanti per il nostro compito di rilettura della storia di Girardi.

Ancora più importanti in un frangente, come questo, se si prova a discutere di “’68”, del suo peso, del suo successo, di ciò che ha lasciato. Più che per far sfoggio di cultura storica filtrata dai comunicati dell’epoca o da ciò che riportavano i “giornaloni” gli “elemnti determinanti” facevano la differenza. Allora erano veramente “dirimenti” e, in un certo senso, marcavano l’approccio di base al mondo di ogni cittadino. Continua a leggere “Ancora sul ’68. Giulio Girardi, i Cristiani, il Socialismo, di Pier Luigi Cavalchini”

Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna

Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna

da: http://www.cittafutura.al.it/

La carente e arretrata cultura ecologica di Alessandria o, meglio, di chi la amministra, risulta evidente non solo per vicende eclatanti come l’improvviso e incomprensibile taglio delle 50 piante di piazzale Berlinguer, ma, e direi soprattutto, per interventi meno vistosi come quello in atto in via Giordano Bruno.

Qui negli scorsi anni, secondo uno dei progetti del P.I.S.U. (Progetto Integrato di Sviluppo Urbano), si è proceduto alla ristrutturazione di un tratto di via, quello compresa tra la rotonda a valle del ponte Tiziano e la nuova zona commerciale prossima alla “Cittadella”. In particolare sono state separate le due carreggiate e al centro attrezzato uno spazio adibito a verde. E, lungo tutto il tratto, si sono messe a dimora delle piccole piante che, col tempo, avrebbero dovuto formare una siepe di divisione. Un intervento che, come per tutte le nuove piantumazioni, avrebbe avuto bisogno di manutenzione e cura.

Chi transita oggi per via Giordano Bruno trova la situazione che le fotografie allegate chiariscono meglio di tante parole: lo spazio centrale della via, pensato e progettato come una lunga aiuola verde, è stato, per una parte, già coperto dal cemento, mentre la restante è predisposta per esserlo. Una decisione e una modifica del progetto assunta senza suscitare, credo, proteste o clamori. Ma è con queste sbrigative “soluzioni” che la città diventa, non solo meno verde, ma più brutta e più triste. Continua a leggere “Alessandria. Il cemento al posto del verde, di Renzo Penna”

Convegno su movimento studentesco e lotte operaie nel ’68, di Lia Tommi

Alessandria: Convegno promosso dalle Associazioni “Città Futura” e “La.S.P.I.” dell’Università del Piemonte Orientale, dedicato a : “1968-’69
Movimento studentesco e lotte operaie”, programmato per venerdì
30 novembre, ore 16, presso la CGIL di Alessandria.

L’incontro vuole evidenziare una specifica caratteristica del “’68 italiano” e si pone l’obiettivo di evitare che, nelle celebrazioni del “Movimento del ‘68”, non sia adeguatamente considerata l’attenzione degli studenti per le condizioni degli operai, il collegamento tra le lotte nelle scuole e nelle università e i conflitti di lavoro esterni.
Essendo state le contestazioni studentesche caratterizzate da una forte carica antiautoritaria, questa si rivolse e investì la scuola, la famiglia, la società, ma non poteva
non riguardare anche la fabbrica, dove la struttura rigidamente gerarchica dell’azienda fordista opprimeva i lavoratori e negava loro ogni autonomia.

Nei luoghi di lavoro è indubbio che il movimento del ’68 abbia avuto un ruolo importante nello sviluppare il conflitto sociale e arricchire di contenuti le rivendicazioni sindacali. Per questo è giusto non separare, ma leggere insieme, in maniera intrecciata e con reciproca influenza, il ’68, l’”anno degli studenti” con il ’69, l’”anno degli operai”. Seppur in assenza di una sede universitaria anche ad Alessandria gli studenti, o le loro avanguardie, hanno attivamente partecipato sia alle lotte di fabbrica che ai momenti di sciopero generale del sindacato.
L’iniziativa è patrocinata dalla Camera del Lavoro provinciale.

Su “Interno ” di Sandro Penna

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di Elvio Bombonato        

Dal portiere non c’era nessuno.
C’era la luce sui poveri letti
disfatti. E sopra un tavolaccio
dormiva un ragazzaccio
bellissimo.

Uscì dalle sue braccia

annuvolate, esitando, un gattino.

SANDRO  PENNA   (“Poesie” 1927-38)

La breve lirica, visiva (come sempre in Penna), esprime un contrasto forte tra l’ambiente squallido e l’improvvisa apparizione (iperbato: il soggetto è posto alla fine della frase) la  bellezza, sfrontata e selvaggia, del ragazzo, e quella morbida e tenera del gattino. Ha per titolo un indicatore locativo: la portineria di un palazzo popolare a Roma. Il ragazzo, figlio del portinaio,  dorme, col sonno profondo dell’adolescenza, su uno scomodo giaciglio di legno, coperto dal lenzuolo, le sue braccia infatti sono “annuvolate”, aggettivo intraducibile e affascinante. Accade quando un poeta esce dal linguaggio comune per inventare metafore o parole accostate in maniera “fuori dalla norma.   Finale indimenticabile: il gattino, che ha dormito col ragazzo, si  sveglia  e si muove “esitando”: il gerundio rallenta l’endecasillabo, lo immobilizza, per riprodurre il suo passo lento, incerto e sospettoso. Sono 5 endecasillabi, contando i due emistichi  separati dallo scalino (che mette in rilievo “bellissimo”), più un settenario al 4° verso. La rima tavolaccio/ ragazzaccio consuona con la quasi  rima braccia. Il primo verso resta irrelato. Mentre letti rima con l’ipermetro gattino. Domina l’imperfetto durativo, scolpito dall’inatteso passato remoto “Uscì”. Escluso l’incipit, tutti enjambement, per rallentare la descrizione ammantata da un’aura magica e sospesa.

Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo

Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo

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I temi caldi si affastellano alla fine di una calda estate che promette un molto caldo autunno. Ma non di lotte come nel mitico 1969, bensì di “caldi guai” per il nostro amato Paese. Proviamo a procedere per punti.

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Il primo punto concerne la “strana coppia” Salvini-Mussolini, evocata da un importante esponente del socialismo nel Parlamento europeo, il quale ha osservato che in Europa non siamo a Hitler, ma che vi si aggirano “tanti piccoli Mussolini”.

L’osservazione ha subito suscitato tanti dinieghi. Quasi tutti hanno detto che ogni paragone tra Salvini e Mussolini, o tra la Lega e il fascismo, è assolutamente sbagliato e fuorviante. Vero? – Sì e no. La faccenda, nonostante i tanti dinieghi, ha una qualche rilevanza, perché se fossimo ai prodromi di un “Regime” (mussoliniano), non si tratterebbe di una diatriba accademica, ma di una faccenda di rilevanza epocale.

Certo la storia non si ripete mai tale e quale, con buona pace delle teste quadre (i “nostalgici” delle antiche appartenenze, neri o rossi che siano). Nulla si ripete, in qualunque corrente storica; ma, ciò posto, l’idea che nella storia non esistano precedenti con cui confrontarsi, come in ogni campo, e che quindi nelle nostre valutazioni dobbiamo sempre ragionare come se ci fosse solo il presente, non sta in piedi. Continua a leggere “Franco Livorsi: Note su Salvini e il nazionalpopulismo”

Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto

Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto

So bene che non ritenete i Verdi, specie quelli italiani,  degni di attenzione, troppo “deboli” sia per contenuti che per numero, con personale politico utile – al massimo –  per giustificare le malefatte di qualche altro Ministro (nel caso fossero nella coalizione vincente) e, quindi, “edulcorare” la tradizionale delega ai “poteri forti”. 

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So altrettanto bene che in nessun altra formazione politica (nemmeno nel PD) esiste una così forte frantumazione al limite del “marcamento a uomo” all’insegna del “quello più vicino a me è il mio peggior nemico”.

So benissimo che abbiamo avuto (io sono iscritto a quel che resta dei Verdi italiani)  ottimi pensatori, affabulatori d’eccezione e – qualche volta – amministratori e Ministri di vaglia… Però tutto questo è servito a poco se, alla lunga, si è sempre e comunque ai margini e – quando si vuole uscire dal cono d’ombra –  bisogna andare a bussare a casa PD o dai Radicali o, absit iniuria verbis, dai pentastellati.

E pensare che avevamo capito prima degli altri che la politica dell’uomo solo al comando non avrebbe funzionato. Fummo noi a stigmatizzare (a Bologna  nel 1995) ciò che avrebbe provocato la Legge 142/90, quella della maggiore influenza dei Sindaci rispetto a Consiglio Comunale e partiti. Una china pericolosa che segnalammo in pochi e di cui pochi si avvidero. Continua a leggere “Pier Luigi Cavalchini: Verdi. Affronte e Galletti: due tesi a confronto”

Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!

Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!

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“Aumentiamo il debito! Andiamo al 2.4! No di più! Di più!”

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Questa frase, caricaturale riassume quasi quindici giorni di dibattito pubblico nazionale. Una discussione che dimostra quanto fuorviante può essere un ragionamento quando non si affronta nella sua totalità. Il dato tanto chiacchierato è la differenza tra quanto lo stato italiano incassa in tasse e quanto spende. Aumentare tale differenza vuol dire che lo stato sarà obbligato a emettere titoli di debito (per intenderci BOT e CCT) ancora più indebitandosi, quindi obbligando lo stato a pagare dall’anno prossimo ancora più interessi sul proprio debito. In altre parole, mi gioco il futuro per ottenere qualcosa nel presente.

Già di per sé questa scelta politica è discutibile, in particolare se si condivide la famosa massima indiana secondo cui l’Italia “non è eredità ricevuta dai nostri Padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”. Questo è ancora più discutibile se si va ad arringare agli italiani che il maggiore indebitamento è un nostro diritto nazionale solo perché la Francia ha varato un provvedimento simile. C’è, infatti, un’enorme differenza tra l’Italia e la Francia: il debito italiano è almeno il 131% del prodotto interno lordo nazionale, quello francese il 96%. Continua a leggere “Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!”

Alfio Brina: Il Governo dei No quale futuro può garantire al Paese?

Alfio Brina: Il Governo dei No quale futuro può garantire al Paese?

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Il governo giallo – verde continua a muoversi su una linea di propaganda elettorale fatta di tanti NO. No all’Expo, No alle olimpiade a Roma, e quindi a 3 miliardi di euro del Comitato olimpico internazionale, che alle infrastrutture della capitale più disastrata d’Europa avrebbero fatto abbastanza comodo.

No ai giochi invernali ed estivi, sovvenzionati in parte dal Comitato Olimpico Internazionale. No all’alta velocità non solo tra Torino e Lione, ma pure tra Brescia e Trieste. No al gasdotto per la Puglia.

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No ai grandi cantieri. No all’apertura domenicale delle attività commerciali. Grillo proponeva addirittura di chiudere l’Ilva di Taranto e di trasformare l’intera area in un parco naturale. Agli oltre 14.000 occupati offriva il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza, secondo i grillini dovrebbe essere il risarcimento per la distruzione del lavoro. Lo Stato non garantisce il lavoro che non c’è più, ma garantisce un reddito. Le risorse necessarie si prendono da chi possiede di più. Continua a leggere “Alfio Brina: Il Governo dei No quale futuro può garantire al Paese?”

Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo

Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo

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Rammentava Eric Hobsbawm che “non si può raccontare l’età della propria vita allo stesso modo in cui si può (e si deve) scrivere la storia dei periodi conosciuti solo dall’esterno […], attraverso le fonti dell’epoca o le opere degli storici successivi”.

Tale postulato tanto più vale allorché il tempo che si narra coincide con quello rimpianto  e idealizzato della giovinezza perduta e dei giovanili entusiasmi e coinvolgimenti emotivi, come dimostra la sterminata letteratura sul Sessantotto, in larghissima parte stilata dai protagonisti di quella stagione, una letteratura in cui troppo spesso la mitografia sostituisce la ricerca critica e la memoria rimpiazza la Storia.

Se si esclude tutta la memorialistica – in genere encomiastica e nostalgica -, dei numerosissimi volumi dedicati alla rivolta degli studenti restano le riflessioni coeve di intellettuali e politici della sinistra europea, inclini più alla ricerca di segnali di incipiente rivoluzione che a un’analisi algida e scientifica, alcuni studi sociologici e brevissime parti di ricostruzione degli eventi in volumi sul Novecento, mentre manca ancora un’indagine complessiva non ideologica, capace di identificare oltre la cronologia degli avvenimenti le radici politiche, filosofiche e culturali e i significati e le conseguenze complessive del Sessantotto nella Storia dell’Occidente contemporaneo. Continua a leggere “Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo”

Torino – Lyon: destinazione Europa

Torino – Lyon: destinazione Europa

Daniele Borioli

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Certo, la Torino-Lyon è un’opera ferroviaria e va prima di tutto valutata nei suoi aspetti funzionali. Serve a rendere possibile, attraverso la realizzazione del tunnel di base (nucleo essenziale del progetto), l’interoperatività tra Italia e Francia, in particolare per il trasporto delle merci, e a favorire in questo modo il cosiddetto “riporto modale”, da gomma a ferro, di una quota consistente del traffico delle merci che transita per il delicatissimo ecosistema alpino. Serve, inoltre, a collocare compiutamente al di sotto delle Alpi, in connessione con gli auspicabili (e altrettanto rilevanti) sviluppi del sistema AC/AV verso l’Est del nostro Paese e la Slovenia, un tratto significativo della risorgente “via della seta”, e a generare di conseguenza opportunità di crescita economica per l’Italia, non solo legate alle attività proprie dell’intermodalità e della logistica, ma anche dagli investimenti produttivi che la prossimità di un efficiente sistema di trasporto delle merci potrebbe attrarre. Continua a leggere “Torino – Lyon: destinazione Europa”

Una sinistra per il nuovo millennio, di Daniele Borioli

Una sinistra per il nuovo millennio, di Daniele Borioli

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Quale delle due: la contrapposizione destra e sinistra va superata in favore dello scontro tra sistema e antisistema? O la sinistra deve ritrovarsi, dopo essersi smarrita lungo un percorso di progressiva perdita del senso di sé?

Una sinistra

Propendo, e lo dichiaro apertamente, per la seconda opzione. Ma so anche che la prima ha grande campo nel dibattito aperto all’interno del partito in cui milito e che sarà questa (e certamente dovrebbe essere) la ragione del contendere al prossimo congresso PD.

PD che ha fallito (o quantomeno esaurito con le elezioni del 4 marzo) una parte delle proprie ragioni costitutive originarie e che deve provare il salto verso un nuovo paradigma che dia senso alla propria sopravvivenza.

Il Lingotto è per tutti noi un luogo simbolo, al quale tornare per attingere stimoli e riflessioni. Ma è un simbolo consegnato alla storia, figlio di un tempo che è definitivamente passato. Non può essere la stazione di una nuova partenza. Continua a leggere “Una sinistra per il nuovo millennio, di Daniele Borioli”

Come i Democratici uccisero la loro anima populista

Come i Democratici uccisero la loro anima populista

Redazione

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di Matt STOLLER (The Atlantic) – “Come una nuova ondata di liberal post-Watergate ha smesso di combattere i monopoli finanziari. Il risultato è un sistema politico sempre più pericoloso”

Il civis Filippo Boatti segnala questo lungo saggio apparso nell’ottobre 2016 sulla rivista americana di politica “The Atlantic”. Tocca un argomento molto interessante, sulla trasformazione del Partito Democratico americano da partito popolare modellato sul paradigma liberal rooseveltiano, che combatte i monopoli e l’accumulazione finanziaria, in partito delle élite finanziarie fino alla presidenza Clinton che cancellò la legge Glass-Steagall che teneva sotto controllo la speculazione finanziaria. Questo rovesciamento della missione storica dei Democrats è avvenuto ad opera di una giovane classe dirigente “rampante” post-Watergate, che l’autore sottopone a una sferzante critica. Spiegando alla fine del saggio come attraverso l’azione politica di Bernie Sanders e di Elizabeth Warren, politici anti-establishment associati al partito democratico, i giovani democratici di oggi stiano riscoprendo quelle che in realtà sono le loro vere radici.

N.B. Purtroppo si tratta di un lungo saggio in inglese e non abbiamo il tempo per tradurlo ma per aiutarsi nella lettura si possono usare le varie utilità di traduzione che si possono trovare online.

How Democrats Killed Their Populist Soul

In the 1970s, a new wave of post-Watergate liberals stopped fighting monopoly power. The result is an increasingly dangerous political system.

Prosegue su The Atlantic

Muoiono altri sette lavoratori negli ultimi giorni, due di 27 e 23 anni

Muoiono altri sette lavoratori negli ultimi giorni, due di 27 e 23 anni.

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Redazione

Non se ne può più di questa strage degli innocenti

Purtroppo i morti non si fermano neppure in questi giorni. Apprendiamo della morte sui luoghi di lavoro di 7 lavoratori di cui due giovanissimi  uno di 27 in una vetreria,  ma stava facendo lavori in conto terzi (come al solito, sono loro a morire nelle grandi aziende);  l’altro muore cadendo dal tetto di una serra (un giovane 23enne), ma l’elenco è lunghissimo anche in questi giorni di agosto. A loro dedichiamo questo editoriale….

Morti dieci sui luoghi di lavoro negli ultimi tre giorni, a Messina, Bari, Caserta, Salerno, Venezia, Venezia, Alessandria, Avellino, Caserta e Frosinone. Se questi sono uomini? mi riferisco ai 4 brccianti morti in itinere. Immigrazione come quella dei braccianti morti nel foggiano ha qualcosa di umano? Salvini e Di Maio tirino fuori l’umanità e da Ministri dell’interno e del Lavoro pongano fine a questo sfruttamento che sembra ricondurre alla raccolta del cotone quando c’erano gli schiavi, quelli “storici” Continua a leggere “Muoiono altri sette lavoratori negli ultimi giorni, due di 27 e 23 anni”

Nel caso fosse sfuggita…Un’intervista illuminante al Ministro Tria

Nel caso fosse sfuggita… Un’intervista illuminante al Ministro Tria

Redazione

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Porta il titolo “Tria: «Fisco e investimenti. Ecco il progetto per cambiare l’Italia”     il testo dell’intervista di Guido Gentili e Gianni Trovati, appena pubblicata dal “Sole 24 Ore” (*) che può essere di una certa utilità perchi, come noi “cives”, cerca di capire un po’ di più l’evolversi della situazione italiana.

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“Per rassicurare i mercati non bisogna rimandare l’attuazione del programma di governo, perché i rinvii generano incertezza. Occorre invece partire cercando di disegnare un percorso progressivo, deciso ma senza strappi, che si sviluppa senza superare le colonne d’Ercole della discesa del debito pubblico e del «non peggioramento» del deficit strutturale: cioè i due obiettivi chiave già indicati al Parlamento che resteranno la bussola del “Governo del cambiamento”. A tracciare questa strada, diversa ma che in qualche modo richiama anche il “sentiero stretto” del predecessore Pier Carlo Padoan, è un economista di 69 anni, perfettamente consapevole di essere seduto dal primo giugno 2018 sulla poltrona di governo che più scotta. Un uomo di buon senso dai modi cortesi che mostra una grande serenità e che, convinto delle sue idee, prova a mescolare ambizione della politica e concretezza delle cifre.
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