Ricorre oggi: 14 settembre 1943 secondo bombardamento di Pescara e la carneficina alla stazione ferroviaria.

Ricorre oggi: 14 settembre 1943 secondo bombardamento di Pescara e la carneficina alla stazione ferroviaria.

Siamo nel contesto della Seconda guerra mondiale e gli Alleati, presenti strenuamente sul versante adriatico da mesi, contavano di arrivare entro Natale nella città di Pescara per raggiungere poi Roma.

Tra le forze anglo americane, ampiamente supportate tra l’altro da divisioni da tutto il mondo Commonwealth come le Tigri indiane (ne parlo nel mio nuovo libro “Tigri e colonie”), e Pescara c’era la una linea difensiva coordinata direttamente dal generale Kesserling: la Linea Gustav.

La decisione di bombardare la città di Pescara fu del generale Montgomery con lo scopo di annientare le linee di rifornimento dell’esercito tedesco (depositi e ferrovia).

Le azioni principali si verificarono il 31 agosto e il 14 settembre, ripetute ancora il 17 e il 20 settembre fino all’ultima dell’8 dicembre 1943.

Il bombardamento del 14 settembre 1943 aveva l’obiettivo specifico di colpire definitivamente a linea ferroviaria. L’attacco fu ben circoscritto all’area della stazione ma estremamente pesante poiché i bombardieri lanciarono oltre 300 bombe ad alto potenziale esplosivo e incendiario. Inevitabile fu la carneficina perché le bombe furono sganciate quando la stazione era gremita di persone: il numero di vittime di quella strage è a tutt’oggi incerto e oscillante tra le 600 e le 2000 persone.

Nonostante la violenza dei bombardamenti, la forza degli eserciti alleati e l’importante contributo delle divisioni extra europee, la difesa dell’esercito tedesco riuscì a preservare la Linea Gustav per molti mesi in più del previsto. Solo a giugno 1944 fu finalmente sfondata e la Liberazione del territorio arrivò, in pochi mesi, fino alla Linea Gotica, altro aspro territorio di scontro per mesi.

La serie di bombardamenti di Pescara, con particolare contributo di quello del 14 settembre, causarono la morte di un numero importante di militari e civili, stimato tra le 3.000 e le 6.000 persone e provocarono la distruzione o il danneggiamento di circa l’80% degli edifici della città.

Francesco Bianchi

Francesco Bianchi

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