Di madre in figlia, di Katia Cozzolino e Cinzia Perrone. Prefazione di Lorenzo Spurio. Jesi (AN)
Prefazione
L’Autrice Cinzia Perrone, che negli ultimi anni ha pubblicato vari libri, tanto di poesia (Capelli al vento, Il popolo del cielo) che di narrativa (L’inatteso, Vivi di sogni, L’uomo che parlava all’universo), ritorna questa volta in un’inedita veste: quella di madre.
Il volume che il lettore si appresta a leggere, infatti, è un’opera curiosamente scritta a quattro mani. Le due autrici sono madre e figlia, Cinzia Perrone e Katia Cozzolino. La decisione è stata quella di non voler istituire una cesura netta, nella successione dei testi, tra quelli cha appartengono all’una piuttosto che all’altra e, al contrario, l’opera si presenta compatta e fluida, con le due voci autoriali che, a intervallo, intervengono. Il testo della figlia segue quello della madre, quello di Cinzia anticipa e, a sua volta, segue quello di Katia in un percorso cadenzato e piacevole.
Pure le due Autrici non hanno voluto cadere nel convenzionale di mostrare a specchio medesime tematiche, trattate in maniera chiaramente differente, vuoi per sguardo critico, taglio generazionale, personalità e maturità, ma hanno deciso di affrontare, in maniera del tutto libera e slegata, tematiche differenti.
Nel volume, che al termine presenta anche un compendio di aforismi di Katia Cozzolino che affrontano il tema della complessità della vita e della rappresentazione di essa nei canoni dell’ordinarietà del presente e un corpus ampio di riflessioni di Cinzia tra cui estratti da alcuni dei suoi più celebri romanzi), si dà ampio spazio a riflessioni sull’esistenza, sulla condizione di esseri umani, sulle fragilità e i timori che ci contraddistinguono, sulle difficoltà di far emergere, nella società caotica e rumorosa di oggi, le virtù, gli esempi buoni, il valore a discapito di atteggiamenti spesso ipocriti, egoistici, in qualche modo dettati da una cupidigia viziata e preoccupante.
Se le poesie di Katia hanno maggiormente la forma di riflessioni a cuore aperto, con diffuse iterazioni, domande e dubbi che cerca d’indagare, quelle di Cinzia hanno un retroterra più ampio e approfondito, con attenzione anche alle dinamiche sociali e comportamentali dell’uomo. Si parla nel volume, tra i tanti versi che si affastellano, di solitudine e precarietà, di debolezza, emarginazione e solitudine, di disagio, incomprensione e bullismo.
La compenetrazione di ragionamenti e i diversi piani prospettici delle due autrici è un valore aggiunto per l’opera perché in questa polifonia di voci e di stratificazione di esperienze fuoriesce uno sguardo attento sia su un procedimento continuo di autolettura e ascolto del sé quanto di considerazione del singolo nel più ampio contesto ambientale. Pertanto, se per l’autrice Cinzia Perrone quest’opera è senza ombra di dubbio, la riconferma palese delle sue doti scrittorie e della sua capacità comunicativa, per Katia appare un tentativo d’esordio valido e ben congegnato in quest’opera che è una doppia silloge e una collettanea al contempo. Un esperimento di poetica e di riflessione lodevole che, se verrà ulteriormente praticato, darà col tempo e la maturazione necessaria, una più articolata significazione al percorso intrapreso con Di madre e figlia.
I miei più sinceri complimenti alle autrici per questo progetto editoriale che merita attenzione e che soprattutto in sede promozionale, d’incontro fisico con le autrici, col dibattito e il raffronto delle esperienze, darà probabilmente i maggiori risultati. Per i lettori. E per le stesse poetesse.
Lorenzo Spurio , critico letterario e poeta.
Matera, 30/03/2025
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