Leggere per non scomparire. Libri, memoria e identità nell’Italia del 2026
C’è un gesto semplice che oggi appare quasi sovversivo: aprire un libro e restare. Restare dentro una storia, dentro una voce, dentro un tempo che non corre. Nel 2026, mentre la comunicazione si frammenta in messaggi istantanei e la memoria collettiva si accorcia, la lettura torna a essere non un passatempo, ma una forma di resistenza culturale.
Pier Carlo Lava
Viviamo in un’epoca in cui tutto è accessibile e, paradossalmente, quasi nulla resta. Le notizie scorrono, le immagini si sovrappongono, le parole si consumano nella ripetizione. In questo flusso continuo, i libri custodiscono ciò che l’istantaneità non può garantire: profondità, durata, sedimentazione del senso. Leggere non significa solo informarsi; significa costruire una memoria che non dipende dagli algoritmi.
La memoria non è un archivio neutro. È un atto. Si decide cosa ricordare, cosa tramandare, cosa mettere in relazione. I libri, soprattutto quelli che attraversano le generazioni, sono dispositivi di continuità: tengono insieme il passato e il presente, offrono parole a esperienze che altrimenti resterebbero mute. In una società che vive di presente permanente, la letteratura è una delle poche pratiche che riapre il tempo.
Non si tratta di nostalgia. Si tratta di identità. Le comunità non sono fatte soltanto di spazi e infrastrutture, ma di racconti condivisi, di memorie riconosciute, di linguaggi comuni. Quando una città, una regione, un Paese smettono di leggere, non perdono solo un’abitudine: perdono la capacità di riconoscersi in una storia. La cultura diventa consumo, la tradizione diventa citazione, il futuro diventa slogan.
C’è poi una responsabilità civile della lettura. I libri non offrono soluzioni rapide, ma formano sguardi. Insegnano a distinguere, a sospendere il giudizio, a comprendere la complessità. In tempi di semplificazione e polarizzazione, leggere significa sottrarsi alla logica dell’immediato e praticare un pensiero che non ha paura delle sfumature. È un esercizio di democrazia interiore.
Anche la memoria individuale trova nei libri un alleato decisivo. Molti di noi ricordano chi sono attraverso ciò che hanno letto: frasi che tornano, personaggi che accompagnano, pagine che diventano specchi. La letteratura non conserva solo il passato degli altri; organizza il nostro. Ci offre una grammatica dell’esperienza: parole per nominare la perdita, l’amore, la scelta, la responsabilità.
Nel 2026, mentre l’intelligenza artificiale produce testi e riassunti in pochi secondi, il valore del libro non risiede nella quantità di informazione, ma nella qualità della presenza. Leggere è un atto di attenzione. Richiede tempo, silenzio, disponibilità a essere trasformati. Non è un consumo: è un incontro. E ogni incontro autentico lascia una traccia.
Per questo leggere oggi significa non scomparire. Non scomparire come individui, ridotti a profili; non scomparire come comunità, ridotte a dati; non scomparire come cultura, ridotta a rumore. I libri non ci sottraggono al presente: ci restituiscono al presente con una coscienza più ampia. Ci ricordano che la memoria non è un peso, ma una condizione della libertà.
Geo
Alessandria. Alessandria today promuove una cultura della parola come fondamento della vita civile. In un territorio che ha conosciuto trasformazioni industriali, migrazioni, fratture sociali e nuove identità, la lettura e la memoria restano strumenti per comprendere il presente e costruire un futuro condiviso, oltre la cronaca e oltre l’algoritmo.
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