Bel racconto, intriso dei profumi della Sicilia e dell’amore dell’autore per la sua terra natale. Il mare è sempre il comprimario, il protagonista che fa da cornice al duro lavoro dei pescatori, alla loro tenacia, alla voglia di non arrendersi alla povertà e ai cibi che vengono cucinati nel ristorante del luogo. Bella anche la poesia inserita all’interno della storia.

Elettra Prodan

Antonino Schiera - Riflessioni d'Autore

A Cefalù arancine, a Castel di Tusa pesce fresco © di Antonino Schiera

Insalata di mare, spaghetti allo scoglio, grigliata di gamberoni, un quarto di vino bianco della casa, sorbetto al limone e per finire grappa non barricata. Giovanni quella mattina di una tiepida giornata settembrina si svegliò pensando al menù tipo che ordinava nel suo ristorante preferito a Castel di Tusa, gestito dal suo amico Aldo e dove spesso si recava. Da circa due anni Giovanni lavorava a Cefalù, molto più che  ad un tiro di schioppo dalla sua Palermo. Fresco di nomina a responsabile di gruppo per l’azienda per la quale prestava la sua opera, lo attendeva una giornata di lavoro diviso tra la scrivania del suo ufficio e il giro dei clienti nella cittadina normanna bagnata dal mar Tirreno. Si alzò dal letto stiracchiandosi e sbadigliando per il sonno arretrato, che anche quella notte non era riuscito…

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