Un appuntamento di lavoro dato in un parco dei divertimenti, che lui ricordi, non era mai avvenuto. Un posto vale l’altro, pensa Parker, mentre osserva i bambini che giocano. Per un attimo, attraverso dei flashback, torna indietro nel tempo e si rivede piccolo inseguire, insieme a un gruppo di coetanei, un gatto su un grande prato verde. Ritornato alla realtà, il detective si guarda attorno, sperando di scorgere il cliente che l’ha contattato. A un tratto, incrocia lo sguardo di una ragazzina seduta su una panchina poco distante. È molto carina; ha gli occhi grandi e lunghi capelli sciolti color castano chiaro che scendono fin sopra le spalle. Lei non smette un attimo di fissarlo, poi si alza e gli si avvicina.

«Ciao.»

«Ciao.»

«Sei John Parker, non è vero?»

«Sì» risponde attonito il detective.

«Io sono Kellie.»

«Piacere di conoscerti Kellie. Posso fare qualcosa per te?»

«Avevamo un appuntamento.»

«Cosa?»

«Sono io la persona che stai aspettando.»

«No, non è possibile … la mia segretaria ha detto che si trattava di un uomo.»

«Uno sconosciuto che ho pagato perché recitasse la parte.»

«Questa poi … »

«Mi dispiace, pensavo che se mi fossi rivelata non mi sarebbe stato facile convincerti ad incontrarmi.»

«E perché non avrei dovuto incontrarti?»

«Non lo so.»

«Siediti.»

«Ok.»

«Tutto bene?»

«Sì.»

«Posso sapere quanti anni hai?»

«Ho tredici anni.»

«Avrai qualcosa di importante da dirmi se hai fatto così tanto per volermi vedere, non è così?»

«Sì.»

«Bene, ti ascolto.»

«Sono la figlia di Tom Wilson; ti dice niente questo nome?»

«Sì, se è quello che penso io.»

«È lui, e l’hai ucciso.»

«L’ho fatto per difendermi; aveva una pistola e stava per spararmi. Mi dispiace, non mi rimaneva altra scelta. Immagino che conoscessi bene tuo padre e di cosa si occupasse.»

«Sì, aveva tanti difetti, ma mi voleva bene e tu me l’hai tolto.»

«Non sono un criminale, è bene che tu lo sappia. A parte questa presentazione, cosa posso fare per te?»

«Uccidere il nuovo compagno di mia madre.»

«Stai scherzando?!»

«No. È un animale, tratta male me e mia madre; lui sì che merita di morire.»

«Non è una buona ragione per far fuori una persona.»

«Per me sì. Allora, me lo fai questo lavoro? In fondo me lo devi.»

«Io non ti devo nulla e perciò non ucciderò il tuo patrigno nemmeno se mi pagassi profumatamente.»

«Non è il mio patrigno! Non ho neanche i soldi per pagarti; ma potrei farlo successivamente, quando inizierò a lavorare, fermo restando che tu il favore me lo devi.»

«Ragazzina ritorna a casa, fatti una doccia con acqua fredda e dimentica tutto. La stessa cosa farò anch’io.»

«Non vuoi aiutarmi?»

«No!»

Kellie, imbronciata, si alza dalla panchina e, senza dire una parola, va via.

«I ragazzi di oggi sono incorreggibili» osserva il detective.