Rievocazioni storiche

Le feste storiche moderne  rivestono un grande fascino perché ci immergono nel passato e lo rendono vivo . La loro diffusione si ha a partire dagli anni trenta,in poca fascista,per poi diffondersi in modo particolare in Toscana. Dobbiamo ricordare l’epoca dell’ età comunale e della costituzione di municipi nel medioevo per comprendere meglio l’esigenza di creare momenti di riconoscimento cerimoniale di questa coesione ed è ,come detto ,soprattutto in Toscana che la rievocazione si è innestata su una tradizione diffusa delle feste storiche.

Non è tanto la fedeltà storica ad aver peso quanto il loro legame territoriale ,il loro radicamento comunitario:Il luogo in cui viviamo può essere altrove ma la festa costituisce il ritorno affettivo e culturale ,un’appartenenza di base,insomma.

Ovviamente la festa storica offre occasione per scoprire luoghi altrimenti trascurati anche se di per sè sono fatte per la gente del posto che lavora per la su realizzazione e vi partecipa con spirito campanilistico.

La giostra del saracino

E’questo il caso della orami celebre “Giostra del saracino “ di Arezzo che rievoca le giostre cavalleresche medievali dove i signori dei vari quartieri della città si sfidavano nella simulazione della lotta contro “il saracino” ovvero il nemico saraceno rappresentato da un fantoccio o buratto dal volto nero che ruota su se stesso : un lato reca uno scudo con un punteggio  a seconda del punto in cui viene colpito e dall’altro un laccio con una palla metallica (mazzafrusto) che può colpire e disarcionare il cavaliere di turno.  

Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla anche espressamente Dante Alighieri   nell’’inizio del XXII canto dell’Inferno (1-9) della Divina Commedia  :

«Io vidi già cavalier muover campo,
e cominciar stormo a far lor mostra,
e tal volta partir per loro scampo;
corridor vidi per la terra vostra,
o Aretini,e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;
quando con trombe, e quando con campane,
con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane;»
 
La giostra del saracino, la cui rievocazione data il 1931 fino ad oggi, si disputa due volte all’anno: il penultimo sabato di giugno, in notturna ed è dedicata a san Donato, patrono della città e la prima domenica di settembre in diurna, dedicata alla Madonna del Conforto, che si dice abbia salvato la città de un terribile terremoto. I quartieri che si sfidano, corrispondono a quattro zone della città e alla rispettive porte d’accesso e sono : porta crucifera (detta anche Colcitrone ) ,porta del Foro (detta anche San Lorentino) ,Porta Sant’Andrea; porta di Santo Spirito ( detta anche  della Colombina).Ogni cavaliere indossa i colori tipici del suo rione che sono ,in ordine: verde e rosso; blu e giallo; verde e bianco; cremisi e giallo. I due cavalieri di  ogni quartiere  hanno a disposizione due carriere (una ciascuno) ovvero due corse per colpire il buratto nello scudo con la lancia :  a fine gara vince la “lancia d’oro” quello che ottiene un punteggio più alto. Ogni carriera è accompagnata da urla e incitamenti da parte dei sostenitori dei vari quartieri che, dagli spalti allestiti nella piazza Grande per l’occasione, tifano per il proprio rappresentante sventolando fazzoletti e bandiere con i colori del proprio quartiere di appartenenza. Prima della giostra, i cavalieri con il loro seguito sfilano per le vie del centro facendo una regolare sfida al buratto, accompagnati da musici con tanto di trombe e tamburi, da messi comunali, da dame e notabili dei quartieri e dagli sbandieratori che incantano il pubblico assiepato lungo i bordi delle vie con le loro esibizioni acrobatiche  con giochi di lanci di bandiere Ovviamente i costumi sono fedeli ricostruzioni degli abiti del medioevo e i soldati indossano maglie di metallo ed elmi, alabarde e archi con frecce e gli stessi cavalli hanno bardature tipiche del  periodo in un tripudio di colore e di suggestioni. Dunque non resta che consigliare di vedere dal vivo questa fantastica festa storica di Arezzo, in una piazza che è davvero un gioiello dell’arte medioevo-rinascimentale.
carriera di porta del Foro

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