Alla ricerca del sonno perduto. Perchè contare le pecore non basta più

30 Giugno 2022 – 08:00

Gli italiani dormono sempre peggio. Tra le cause: l’abuso di caffè, le preoccupazioni e l’uso di tablet e telefonini fino a un attimo prima di coricarsi

Guido De Duccis

A chi non è capitato, dopo una notte insonne, di sentirsi dire dal capoufficio: “Non preoccuparti, un bel caffè e sarai subito sveglio e performante. Stasera poi, mi raccomando, a letto presto, e recupererai tutto il sonno perduto”. Ma sarà proprio vero? O vale il vecchio adagio che le ore di sonno perso non si recuperano più? E ancora, le raccomandate otto ore di sonno sono da ritenersi necessarie e sufficienti?
Infine, è più importante la quantità delle ore dormite o la qualità del sonno?
Non tutti hanno la fortuna di avere come capoufficio un medico specializzato nei disturbi del sonno. Per questa ragione abbiamo provato noi a sentirne qualcuno: e speriamo che possa esservi di aiuto.

Lapidario e un po’ pessimista Claudio Vicini, otorinolaringoiatra, esperto in Medicina del sonno e professore all’Università di Bologna e Firenze ci dice che: “Gli Italiani dormono crescentemente peggio, il problema maggiore è la percezione di una cattiva qualità del sonno. Dormo male e mi sveglio stanco”. Tra le cause il professore indica l’abuso di caffè e altre sostanze eccitanti, i carichi di lavoro eccessivi, l’utilizzo di tablet e telefonini fino a un attimo prima di coricarsi e l’attività fisica a ridosso del sonno. Il Covid-19, poi, ha dato una spallata decisiva alla qualità già scadente del riposo notturno.

Jacopo Vitale, ricercatore all’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, si concentra espressamente sull’impatto del lockdown 2020 che “ha influenzato negativamente i parametri qualitativi e quantitativi del sonno specie nei giovani studenti con un aumento shoppingmode dell‘insonnia al 15% e fino al 40% nella popolazione italiana”. Vitale sottolinea la necessità di un’educazione sull’importanza del sonno per la nostra salute. Consiglia di adottare vere e proprie strategie di “igiene del sonno che possano rappresentare un fattore protettivo in condizioni di isolamento sociale”.

Chi ama l’attività fisica non si lasci sfuggire il monito di Carlo Castagna, professore di Scienze motorie all’Università di Tor Vergata, “lo sportivo non può migliorare se non recupera”. Castagna ci ricorda che il recupero non può essere ridotto al semplice riposo. “Il recupero è strategicamente fondamentale, si focalizza sul cosidetto carico interno e cioè sulla reazione shoppingmode dell‘atleta al carico che gli viene somministrato, ad esempio, dal preparatore atletico. Il recupero è multifattoriale e una grande importanza è posta alla corretta implementazione del sonno”.

E se pensate che i disturbi del sonno rispettino le “pari opportunità” tra uomo e donna dovreste ascoltare Francesca Vitali, ricercatrice in Psicologia all’Università di Verona e Psicologa dello Sport: “Donne e uomini dormono quantitativamente e qualitativamente in modo diverso”. Per una questione ormonale il sonno del gentil sesso risulta spesso più difficoltoso, specie nella fase premestruale. Superata la menopausa, tuttavia, le differenze tra uomo e donna si riducono molto.

La Vitali raccomanda il controllo shoppingmode dell‘igiene del sonno e, di tanto in tanto, dei livelli ormonali oltre ad una attività fisica regolare. “L’alterazione di una sola ora di sonno perso o mancato può ridurre significativamente la capacità attentiva e di concentrazione” e, precisa ancora “poichè non siamo solo cognizione ma anche emozione, il mancato sonno di qualità può portare a un innalzamento del livello di rabbia e aggressività”… continua su: https://www.ilgiornale.it/news/salute/ricerca-sonno-perduto-perch-contare-pecore-non-basta-pi-2046168.html