“Lamore di prossimità ai tempi della globalizzazione”.

Vedere le persone manifestare e protestare per le ingiustizie che avvengono nel mondo è sempre un avvenimento positivo; poiché è sintomo di solidarietà, di unione e di desiderio di combattere per un mondo migliore. Tuttavia, questo amore per il prossimo che quasi sempre esclude ciò che si trova realmente nelle nostre prossimità, mi lascia sempre un po perplesso e interdetto.
Penso a tutte le ingiustizie che sono avvenute in questi ultimi tre anni, per esempio alle milioni di famiglie condotte alla fame da politiche scellerate, e in seguito abbandonate a se stesse…
Pare che il livello di povertà assoluta in Italia non sia mai stato così alto.
Stando ai dati del 2021 riportati dal giornale “Il Sole 24 ore”, 9 milioni di famiglie si trovano in stato di povertà assoluta (7,5% del totale) e circa 5,6 milioni di individui (9,4% del totale).
C’era stata una lievissima flessione in positivo per quanto riguarda il tasso di povertà assoluta delle famiglie rispetto al 2020 (anno dello scoppio della pandemia), ma si tratta esclusivamente di uno 0,2%, irrisorio. È facile immaginare come peggioreranno i dati in seguito all’uragano economico che ci sta travolgendo. Ovvero l’aumento del costo della vita, causato prevalentemente dalla speculazione sulle materie prime e sulle fonti di energia (i quali attori si chiamano “finanza” e “Stato italiano”), e i problemi imputabili direttamente alla guerra in corso d’opera.
Mi vengono a mente le migliaia di morti avute con il covid. Morti che potevano essere evitate semplicemente lasciando lavorare quei medici che avevano già capito come arginare il covid, quantomeno nelle sue forme più gravi.
Invece è stato fatto tutto il contrario: gli anziani sono stati chiusi in casa, lasciati senza cure e assistenza medica, e si sono ostracizzate le terapie (e i medici che le praticavano). Terapie che invece adesso vengono utilizzate di prassi per curare i pazienti ai primi sintomi. Per non parlare dell’iniziale divieto di praticare le autopsie sui deceduti per covid; divieto che ha sicuramente impedito di trovare tempestivamente le pratiche mediche più adeguate per la cura dei malati.

Dunque, questi sono i motivi per cui i miei scritti nei confronti delle ingiustizie nel mondo, e dei singoli casi specifici, sono rarefatti (non assenti, chi mi legge sa che tratto anche tali temi).
Non è per egoismo, ma perché non riesco a visualizzarmi un concetto di “amore reale”, ovvero concreto e tangibile – in grado di produrre realmente i suoi benefici – che escluda il concetto di “prossimità” nel suo senso più stretto. Se si ama solo ciò che non possiamo vedere, toccare, sentir vicino, accarezzare, e sul quale possiamo influire solo in minima parte, in realtà non si sta amando nessuno. È una forma di onanismo più che un atto di amore.

Mi dispiace risultare sgradevole, ma, da scrittore, poeta e artista, sentivo la necessità di chiarire la mia assenza (parziale) da certi temi, che invece trovo suscitare un grande fermento nelle nostre comunità artistico/letterarie.
La speranza riposta in queste poche righe, è che queste mie asserzioni risultino non come un rimprovero, o come una forma di amore egoistico, ma come un invito a tutti gli artisti, scrittori e comunicatori, a riprendere in mano i temi – e le categorie di persone a essi collegati – su cui possiamo realmente influire, anche a costo di fare dei veri sacrifici. Il sacrificio ha sempre un prezzo, ma, l’indifferenza, e lo spostamento del bisogno di amare su ideali astratti, ha il prezzo ben più salato di una vita asettica e misera. Ha la prospettiva di una vita che verrà vissuta tra le macerie. In particolar modo dai nostri tanto amati “giovani”.
Ovviamente non è nelle mie intenzioni escludere l’interesse per i diritti umani nel mondo, e per i grossi problemi globali che ci affliggono, che per forza di cose, soprattutto nell’ottica di un mondo globalizzato, devono rientrare nella nostra sfera di “interesse”. Ma se non impariamo a rendere il nostro amore realmente tale, e ciò lo si può fare solo “esercitandolo”, e quindi partendo da quel che si trova nelle “prossimità”, difficilmente avremo la forza di produrre un qualunque mutamento positivo in ciò che “prossimo” non è.
L’amore verso gli altri è un’estensione dell’amore verso se stessi.
L’amore verso ciò che è distante è un’ estensione dell’amore di “prossimità”.

▪︎James Curzi.