DONNE VITTIME DI VIOLENZA UNA EMERGENZA MONDIALE (di Eduardo Terrana )

Per molte donne, ancora nel 2022, il diritto di vivere è una speranza disattesa. Ci eravamo illusi che il triste fenomeno della violenza sulle donne potesse registrare una inversione di tendenza in meglio con il trascorrere degli anni del primo ventennio del terzo millennio e sempre più in prossimità del 2030 fissato, dalle Nazioni Unite nella “Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile”, quale termine per il raggiungimento del traguardo di “Eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo” (punto 5.2).
I dati statistici più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS), però, purtroppo, riportano una realtà che con il passare del tempo non solo non accenna a cambiare, ma anzi registra sempre più cambiamenti in negativo.
La triste e drammatica realtà delle donne vittime di violenza di genere è una emergenza in aumento e rappresenta un fenomeno universale presente in tutti i continenti.
Risulta che nel mondo il 27% delle donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni ha subito violenza fisica, almeno una volta nella vita, da parte del partner di sesso maschile e il 24% di loro raggiunge appena i 19 anni, poco più che adolescenti, ma già violati con la forza, lasciando segni, fisici e psicologici, che non se ne andranno mai più, ma il dato è da stimare poco indicativo perché tante donne purtroppo non denunciano la violenza subita.
La prevalenza dei casi di violenza da parte degli uomini contro le donne è stata riscontrata, nell’arco temporale 2000-2018: in Oceania per il 49%; nell’Africa subsahariana centrale per il 44%; nei paesi andini per 38%; nell’Asia meridionale per il 35%; nell’Africa settentrionale e in Medio Oriente per il 31%; nell’Europa occidentale per il 20%; nell’Asia centrale per il 18%; nell’Europa centrale per il 16%.
La classifica dei Paesi dove il fenomeno della violenza contro le donne è più incidente vede in particolare nelle prime posizioni tutti i Paesi africani nella zona del Sahel, più Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Yemen, Afghanistan, Ciad e Sud Sudan,
Ci sono, poi, molti paesi in cui, di fatto, le donne non hanno diritti. Si citano i casi emblematici dell’India, dove molte ragazze tra i 15 e i 19 anni sono forzatamente sposate, divorziate o vedove e dove è alta la percentuale di maltrattamenti e stupri e delle bambine scomparse al momento del parto; e dell’Afghanistan, dove c’è tanta violenza sessuale e il 70% dei matrimoni del paese è forzato.
La mappa delle violenze sulle donne nel mondo fa risaltare, da un lato, che la violenza di genere è molto diffusa anche in tutti i Paesi industrializzati e, dall’altro, la rilevante portata del fenomeno all’interno delle famiglie. I dati mostrano che in Australia, Canada, Israele, Sudafrica e Stati Uniti il 60% delle donne vittime di omicidio è stato ucciso dal marito o dal compagno, nell’ambito di una relazione caratterizzata da abuso.
L’universo della violenza coniugato al femminile si presenta nelle forme della violenza fisica, sessuale e psicologica e si manifesta, in prevalenza, con l’arroganza e la brutalità del patner con maltrattamenti, abusi psicologici, stupro coniugale, femminicidio, la violenza sessuale, vessazione; quella sessuale con lo stupro, gli atti sessuali forzati, gli abusi sessuali sui minori, i matrimoni forzati, lo stalking; e ancora: la schiavitù e lo sfruttamento sessuale e le mutilazioni genitali femminili.
Va inoltre rilevato che gli scenari di crisi oggi presenti nel mondo: conflitti, disastri naturali dovuti al riscaldamento climatico, insicurezza alimentare, violazioni dei diritti umani, pandemie, stanno esacerbando la violenza contro le donne in una percentuale stimata al 65%.
Il quadro generale evidenzia da un lato che la parità di genere fa registrare ancora un ritardo allarmante e che la condizione femminile subisce ancora i vincoli di una tradizione e di una mentalità retrograda che le vuole in un ruolo subordinato nella società; rileva, dall’altro, che la legislazione dei singoli Paesi non fa ancora abbastanza per lottare il fenomeno della violenza di genere e per garantire a tutte le donne il diritto di vivere nel rispetto dei loro diritti e della loro dignità. Qualcosa si è fatto ma non è abbastanza. Necessita, pertanto, un impegno formale e sostanziale degli Stati a garantire la realizzazione dell’obiettivo 5.2 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite nell’ottica che ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine venga eliminata e che in tal senso le speranze delle donne non vengano più disattese. E’un impegno di civiltà. Le donne del mondo hanno il diritto di vivere la loro esistenza nel pieno riconoscimento e rispetto della loro differenza di genere.
La strada che porta all’equità di genere e all’integrale rispetto della Donna è ancora lunga. Basta ricordare che solo due paesi su tre hanno condannato legalmente la violenza domestica, mentre 37 nazioni in tutto il mondo ancora esimono gli stupratori dal giudizio se sposati con la vittima. Altri 49 paesi non hanno alcuna legge che protegga le donne dalla violenza domestica.
Il problema va affrontato con serietà e determinazione. I piani di ripresa e di sviluppo dei singoli governi, pertanto, a livello globale dovrebbero mettere il contrasto alla violenza contro le donne in primo piano se si vogliono raggiungere risultati concreti e progredire realmente nell’ottica della Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne, emanata dall’Assemblea Generale ONU nel 1993, che definisce la violenza sulle donne: “ogni atto di violenza basato sul genere che risulti, o potrebbe risultare in sofferenza e danni fisici o psicologici per le donne”, e che include anche “le minacce di tali atti, la coercizione o l’arbitraria deprivazione della libertà, che occorra in pubblico o nella vita privata”.
Non sia però solo la giornata del 25 novembre di ogni anno l’occasione per parlare di violenza di genere, ma ogni giorno costituisca un motivo di impegno per sensibilizzare verso il tema delle donne e delle ragazze vittime di violenza e mobilitare le coscienze.

Eduardo Terrana
Giornalista-saggista-conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Diritti riservati

Pubblicato anche su Verso – spazio letterario indipendente