Alessandria, post pubblicato a cura di Pier Carlo Lava 

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Rai Cultura – LetteraturaMario Franchina

Nella foto,

l’ultimo libro di @Massimo Recalcati “La luce delle stelle morte. Saggio su lutto e nostagia”.

Feltrinelli editore. 2022.

È il libro più bello, suggestivo e affascinante che ho letto quest’anno.

Libro profondo e lieve, capace di scendere magistralmente ma delicatamente negli abissi più remoti e segreti dell’anima umana.

Libro insieme scientifico e divulgativo, come solo Massimo Recalcati riesce a fare.

Libro che affronta il tema della perdita e del lutto, tema nevralgico e “sintomatico”, che connota tappe ed esperienze dolorose e traumatiche in apparenza senza scampo, con cui dobbiamo di continuo confrontarci nel corso della nostra vita.

“Viviamo dicendo di continuo addio” afferma il grande poeta praghese RAINER MARIA RILKE, in un memorabile verso delle sue “Elegie Duinesi”.

Poiché “lutto”, quando diciamo “addio”, non è soltanto la perdita definitiva e radicale che ci affligge per la scomparsa di una persona a noi cara.

“Lutto è anche ogni nostra esperienza di dolore per tutto ciò da cui continuamente siamo costretti a congedarci sin dal momento della nostra nascita, a partire dall’ abbandono traumatico del grembo materno.

Ed esperienza di lutto è ogni tappa della nostra vita, in cui ogni acquisizione di sviluppo, di crescita e di progresso non può non convivere con quanto inevitabilmente perdiamo della nostra profonda precedente identità personale.

Si pensi soltanto, per fare un esempio universalmente valido, alla perdita della spensieratezza e della innocenza giovanile che caratterizza il nostro ingresso nell’età adulta.

Interminabile e ineludibile è pertanto il ‘lavoro del lutto” che dobbiamo esercitare su di noi.

Ma come?

Sta qui, rispetto alla precedente letteratura scientifica, la originale e positiva proposta di Massimo Recalcati.

Non dobbiamo agire “regressivamente” e “depressivamente”, chiudendoci come prigionieri e ostaggi entro il guscio di una “melanconia” cieca e senza sbocco.

Dobbiamo reagire invece “costruttivamente”, collocandoci entro un salvifico orizzonte “progressivo” di crescita e di sviluppo, aprendoci a una “nostalgia” di convivenza e di ritorno, di memoria, di desiderio,

di abbraccio e soprattutto di “gratitudine” per quanto siamo stati ineluttabilmente costretti a lasciarci dietro le spalle.

“Incorporando” definitivamente il perduto dentro di noi.

Il perduto che torna allora a rivisitarci.

Leggero.

Come “vento di primavera”.

Come la luce delle stelle morte, che, pur collassate e perente, continuano a risplendere ancora, su in alto nei cieli, illuminando e riscaldando il nostro sguardo memore e stupefatto.

È un libro che ho letto tutto d’un fiato e che mi sento di consigliare a tutti.

Regalatevelo e regalatelo alle persone a voi più care.