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LE SCARPE CHE CONTENGONO I LAMENTI, di Bruno Mattu

Le scarpe servono per camminare meglio, con i piedi rivestiti e protetti. Un ragazzino ha ormai imparato che, siccome il suo piede cresce in continuazione, ha bisogno ogni anno di comprare delle scarpe nuove di dimensioni maggiori.

Le vetrine dei negozi sono ricolme di modelli di tutti i colori e di tutte le forme e i prezzi esposti loro accanto spesso sono così alti che i portafogli dei genitori non si possono permettere di comprarne.

Allora ci si volta intorno e si scopre che sui marciapiedi ci sono dei signori che espongono, su improvvisate bancarelle di fortuna, tanti modelli di scarpe a prezzi davvero stracciati.

La tentazione di acquistarne è forte e molti genitori lo fanno per non rischiare di stravolgere il bilancio familiare.

Il ragazzino tutto contento indossa le sue scarpe nuove acquistate su una di queste bancarelle e, sulle prime non ci fa caso. Dopo un po’ che ci cammina, però, si accorge con disappunto che ad ogni passo che fa con quelle scarpe nuove, invece di sentire il normale scricchiolamento del materiale nuovo che, poco a poco prenderà la forma dei suoi piedi, il suono che le scarpe fanno somiglia ad un lamento e più cammina, più esse si lamentano.

È come se le scarpe gli volessero dire qualcosa, come se nascondessero qualche segreto nella loro fabbricazione. Il ragazzino è confuso. La mamma a casa gli chiede se è contento delle sue scarpe nuove, lui dice si, ma come un’ombra dentro lo rattrista, inconsapevolmente.

Si mette a letto quella sera con un pensiero: se quelle scarpe potessero parlargli e spiegare cosa volevano dire con quegli strani lamenti, ma come fanno a parlare un paio di scarpe?

I sogni a volte possono essere magici perché, all’insaputa di chi li fa, possono anche fornire spiegazioni illuminanti.

Quando si dorme si fanno diversi sogni ed anche spezzettati o mischiati che, se uno se li ricordasse tutti di giorno, sarebbe sempre in uno stato di continua confusione.

Quel ragazzino, però, quella notte ad un certo punto sognò uno strano signore vestito in un modo diverso da come lui era abituato a vedere vestite le persone. Questo signore sembrava essere un orientale e lo invitava ad entrare in uno strano capannone. Non parlava, forse perché il suo strano linguaggio non lo avrebbe capito, ma si esprimeva a gesti. Dentro questo capannone era tutto pieno di ragazzi e ragazzini, sia maschi sia femmine, tutti intenti a lavorare; tra le mani avevano forbici, aghi e fili, colla e pezzi di pelle o di plastica o di gomma. Ma tutti loro non sorridevano, alcuni anzi quasi piangevano e molti di loro quasi in silenzio si lamentavano, con quello strano lamento che lui la sera prima aveva sentito venire da quelle sue scarpe nuove.

Ecco cos’era che quelle scarpe volevano dire ed ecco perché lui nell’indossarle non si era sentito felice.

Quelle scarpe al portafoglio dei suoi genitori erano costate poco, ma a qualcun altro, dall’altra parte del mondo costavano la spensieratezza della fanciullezza. E quella una volta persa non te la ripaga nessuno.

bruno mattu

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Foto: https://www.greenme.it/