Carlo Baviera

Pensieri, dichiarazioni e aforismi del periodo attuale che mi sembrano utili e positivi, ac-compagnandoli con un breve commento.

L’istanza sociale “deve farsi Stato” – Il 1° maggio 2021 ci ripropone un tema del passato ma oggi quanto mai centrale: ovvero, il ritorno  della “questione sociale”. Un elemento che si è pericolosamente acuito con la pandemia e che, al  di là delle maggioranze variabili di governo e della crisi profonda e speriamo non irreversibile della  politica, continua ad essere prioritario per la stessa agenda politica italiana. Del resto, le crescenti  disuguaglianze tra le persone, il conflitto tra le generazioni, l’aumento esponenziale della povertà  e l’aggravarsi della disoccupazione, giovanile e non, sono tasselli che contribuiscono  direttamente a far esplodere una nuova e diversa “questione sociale”.

E proprio il 1° maggio ci  deve spronare a non aggirare l’ostacolo. Non lo può fare il Governo, non lo può fare la politica e,  men che meno, quei partiti e quelle culture politiche che storicamente affondano le loro radici  ideali direttamente nell’umanesimo cristiano e nel popolarismo di ispirazione cristiana. [..]In effetti, la preoccupazione costante di Donat-Cattin e di Marini di porre la “questione sociale” al  centro di ogni indirizzo politico non si risolveva solo nello sforzo di condizionare le scelte di  politica economica e salariale ponendosi dal punto di vista dei ceti subalterni: scelte che ebbero  conseguenze incalcolabili nel determinare lo sviluppo complessivo della società italiana per le  enormi potenzialità di lavoro, di intelligenza, di imprenditorialità diffusa che le classi popolari  seppero sprigionare in un paese come l’Italia, privo di materie prime e di capitali e ricco solo di  braccia e di intelligenza pratica. La loro ambizione comune è sempre stata più grande. Entrambi  volevano che nell’architettura amministrativa dello Stato democratico quei ceti e quelle istanze  non avessero un ruolo residuale né meramente aggiuntivo. [..]Insomma, questa precisa concezione riguardante la centralità della “questione sociale” era  semplicemente riconducibile al fatto che l’istanza sociale “doveva farsi Stato”. Trovare, cioè,  piena ed irreversibile cittadinanza ad ogni livello dell’organizzazione amministrativa e della  gestione della cosa pubblica.[..] Ecco perchè questo 1 maggio deve anche saper riflettere, e senza una ridicola e grottesca  propaganda, sul ritorno di una sempre più preoccupante “questione sociale”. Che era, e resta,  una delle emergenze più grandi della nostra società e della nostra democrazia”. (Giorgio Merlo su Il Domani del 1 maggio 2021)

Riproporre la questione sociale, metterla al centro dell’azione di Governo, non è deviare dagli obiettivi del Recovery Plan né non tener conto di priorità altrettanto importanti dell’Unione Europea o della necessità di puntare su politiche demografiche e di sostegno a giovani e famiglie. La questione sociale completa e si integra pienamente negli obiettivi prioritari. Finchè non ci sarà lavoro per tutti non avremo realizzato il dettato costituzionale che fonda la Repubblica sul lavoro, come elemento di dignità e libertà. E serve avere sempre l’ambizione di portare i ceti e le istanze popolari ad essere centrali nella vita democratica.

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Abbattere la società capitalistica – “La tristezza del momento ci toglie quella chiara e precisa visione dell’avvenire che avrebbe altrimenti eccitato il nostro entusiasmo e nutrite le nostre speranze. Ma questa nube passerà. Noi abbiamo fede nelle sorti dell’umanità e speriamo nell’inizio di una nuova era di giustizia sociale. La vecchia società capitalista è oramai crollata e la crisi che oggi attraversiamo nasce precisamente dallo sforzo che deve fare l’umanità per liberarsi dalle rovine dell’immensa costruzione rovinatale d’attorno.

Mano al martello ed alla cazzuola! Deposte le spade, le braccia e le menti si consacreranno alla ricostruzione della società nuova, ove le fonti della ricchezza ed i mezzi di produzione dipenderanno dal lavoro e da chi lo produce”. (AlcideDeGasperi, Trento – 1 maggio 1919)

Le parole di De Gasperi non si realizzarono in quanto gli anni venti furono segnati dall’inizio della dittatura e dal precipitare della situazione. E il lavorò continuò ad essere un “castigo”. Noi però dobbiamo continuare a operare perché si realizzi quella nuova società in cui “ricchezza e mezzi di produzione” dipendano dal lavoro e da chi lo produce. Non si parla più di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, ma il senso resta quello della partecipazione dei lavoratori, dell’economia economica, e di giustizia sociale.

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Il lavoro è dignità della persona – Se il lavoro è fondamento di una società cristiana, la disoccupazione è anticristiana, e si trasforma in schiavitù quando impedisce il libero sviluppo della personalità dei singoli (Giorgio La Pira. Discorso  a Bologna sulla vertenza della Pignone, 20 dicembre 1953)

Il Sindaco santo, di fronte ad una crisi aziendale si è speso con tutte le sue forze, ma ha anche saputo spiegare che la disoccupazione è un peccato sociale (è anticristiana). Un peccato non solo e tanto del proprietario, a volte anche lui vittima del sistema, ma dell’impostazione della società e dell’economia che sfrutta; siamo tutti coinvolti in questa colpa. E a noi compete porvi mano con nuove leggi, nuove tutele, nuove teorie economiche e produttive.