Daniele Borioli

Comincio con un’immagine ed un ragionamento, che rimanda a temi di cui mi sono a lungo occupato come pubblico amministratore (infrastrutture, trasporti e logistica) e che evoca plasticamente, a mio avviso, la condizione di incipiente marginalità che attanaglia il nostro capoluogo. E che non può non riverberarsi, in modo più o meno accentuato, su tutto il territorio provinciale.

Vediamo un sommario elenco delle dolenti note. La prima, per restare al titolo, riguarda il triste declino del nodo ferroviario alessandrino, che coinvolge tanto il trasporto passeggeri quanto il trasporto merci. So che sollevare questo punto procura di solito irritazione in quanti, anche meritevolmente, tentano di non darsi per vinti (e io, sia chiaro, spero abbiano alla fine ragione), ma la fotografia attuale dello scalo, tra la stazione di largo Curiel e lo smistamento posto a sud della città, mette sincera pena.

La stazione, oltre a presentare un gran numero di parti semiabbandonate o abbandonate del tutto, oltre a esporre lo sconfortante spettacolo della gran parte dei locali a destinazione commerciale da anni vuoti, ospita ormai una programmazione di treni così scarna da risultare quasi oltraggiosa, se paragonata al flusso imponente di convogli che collegavano e tenevano unito il Paese, da Nord a Sud e viceversa, in decenni ormai lontani.

I pur lodevoli sforzi che diversi soggetti, istituzionali e paraistituzionali, continuano lodevolmente a mettere in campo per provare a invertire la tendenza paiono infrangersi contro un muro di gomma di “distrazioni” e “sottovalutazioni” da parte delle competenti autorità e, soprattutto, da parte dell’azienda di fatto monopolista nel settore del trasporto ferroviario passeggeri: Trenitalia SpA, società del gruppo FSI SpA.

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