«È stata una bellissima serata» dice Norah, seduta in macchina.

«Sì; meravigliosa!» replica Parker, al posto di guida della vettura.

«Si è fatto tardi, domani dovrai alzarti presto … sarai assillato da impegni di lavoro. E poi, mi sembra di aver capito, c’è il cugino di tua madre, con i suoi problemi esistenziali.»

«Già! Non posso trascurarlo; lo vedo messo male, ma non è il caso di pensarci ora … »

«Dalla tua espressione presumo che tu non voglia andare a letto.»

«Non certo per dormire … » risponde sornione il detective.

«Il tuo cos’è un invito?»

«Sì, a meno che, tu non sia talmente stanca … »

«Ti sembro così sfiancata?»

«No.»

«Bene. Credo che stiamo perdendo tempo; vieni a bere un Martini a casa mia?»

«Ben volentieri.»

***

La serata si è protratta fino a notte inoltrata, ma Parker non ha certamente da lamentarsi se è dovuto andare a letto nelle prime ore del mattino; ne è valsa la pena. Il giorno dopo, inevitabilmente, si alza più tardi del solito. Ha l’aria assonnata, quando entra in cucina.

«Buongiorno.»

« … ciao.»

«Hai fatto tardi ieri sera!» dice la signora Parker.

«Già» risponde il detective, sedutosi al tavolo.

«Potevi startene ancora a letto.»

«No, non sono abituato a dormire fino a tardi, mi sveglierei ancora più intontito. Una buona tazza di caffè mi rimetterà in sesto» risponde l’uomo, prendendo in mano la tazza e sorseggiando la bevanda scura.

«Lavori tanto, dovresti riposarti di tanto in tanto» dice la madre, seduta dinanzi, mentre da un bicchiere beve del latte.

«Se ti riferisci a ieri sera, non si è trattato di lavoro, ma di una piacevole pausa.»

«Ho capito; provo a indovinare: sei uscito con Norah.»

«Esatto! Sai come vanno queste cose, non guardi mai l’orologio … »

«Ci credo» osserva, con un simpatico sorriso, la donna.

«Kate?» chiede il detective, quando in cucina entra la ragazza.

«Ciao Nonna, papà.»

«Ciao piccola. Non vai a scuola?»

«Sì, ma oggi entriamo un’ora dopo» risponde Kate, sedutasi al tavolo. «Tu piuttosto, è strano che sei ancora a casa; è difficile incontrarci la mattina.»

«Hai ragione, stamattina facevo fatica ad alzarmi dal letto.»

«Allora perché non ci rimanevi ancora un po’?»

«Perché avrei sentito il rimorso di coscienza.»

«Per così poco?»

«Già. Lo capirai quando sarai più grande.»

«Se è così, preferisco non crescere» dice la ragazza, spalmando su una fetta di pane della marmellata.

«Ti capisco perfettamente» replica l’uomo.

La ragazza riceve un messaggio sul suo cellulare. «Be’, io vado» dice Kate, dopo aver bevuto di gran fretta il suo bicchiere di latte e avvolto in un tovagliolo di carta le due fette di pane con la marmellata.

«Perché non finisci di fare colazione?» le chiede la nonna.

«Lo faccio dopo; devo incontrare la mia amica.»

«Stai attenta.»

«Ok. Ciao» la ragazza dà un bacio ai suoi familiari e va via.

«Lei ti somiglia sempre di più» osserva la signora Parker.

«Davvero?»

«Sì; siete sempre in continuo movimento. A volte faccio una gran fatica perfino ad organizzare le cose più semplici.»

«Mi dispiace … »

«Non fa niente, ormai mi sono abituata. Novità su Zachary?»

«Mi ha chiamato ieri sera al telefono, gli ho detto che ero impegnato, ma che ci saremmo risentiti. Cercherò di dedicargli più tempo, di aiutarlo se posso.»

«Mi farebbe piacere; ha bisogno di molto conforto. Siamo per lui un punto di riferimento importante, a cui si sta aggrappando con tutte le sue forze.»

«Farò di tutto per non deludere le sue attese.»