Le aziende con meno di 5 dipendenti sono più di un milione
e il 49% rischia il fallimento

Le aziende con meno di 5 dipendenti sono esattamente un milione e 176 mila e 3.248.116 i dipendenti che rischiano di perdere il posto. 4 milioni e 600 mila sono gli autonomi e il 44% dichiara un reddito inferiore ai 20 mila euro l’anno. Federcontribuenti: ”la sbandierata crescita di 6 punti percentuali del PIL riguarda quell’11% di grandi aziende che poi licenziano via WhatsApp i propri lavoratori e delocalizzano dalla sera alla mattina. Al Mise abbiamo 69 tavoli aperti e centinaia di migliaia di posti di lavoro a rischio”. Se il PIL cresce e i quartieri si impoveriscono viene il sospetto che pochi si stanno ingrassando sulla pelle di tutti. ”Che in atto ci sia una vera e propria speculazione ci sembra lampante”.

Se il pane oggi costa 4 euro al chilo e un volo lowcost lo trovi a 5 euro e un mascherina FFP2 la paghiamo anche 3 euro e un tampone molecolare anche 200 euro e non indaghiamo su questi fenomeni siamo complici di un sistema che sta erodendo le tasche delle famiglie italiane facendola pure franca. Ma la domanda è: quale società ed economia stiamo progettando per il futuro?

Stipendi sempre più bassi per colpa dell’inflazione e degli aumenti.

”Con 1.300 euro al mese, paga media in Italia, oggi arrivi forse alla terza settimana. Da single sopravvivi, ma con figli mutuo o affitto, scuola e carrello della spesa pur lavorando si resta poveri e bisognosi di aiuto. 1.300 sono circa 43 euro al giorno quando di luce una famiglia italiana spende al giorno circa 3 euro; 2 euro di pane; 2 euro di mascherine; 10 euro di benzina o 5 di mezzi pubblici; 13 euro di tasse (dirette e indirette); 20 euro di mutuo o affitto e già siamo fuori dal budget quotidiano. Il diminuito potere d’acquisto causato dall’inflazione gallonante induce i consumatori a fare acquisti per convenienza economica e non per la qualità del prodotto e questo penalizza notevolmente le imprese italiane. Domandiamo, la crescita del PIL chi riguarda?”

Come fermare l’emorragia dei fallimenti.

Attraverso lo strumento della Composizione negoziata della crisi d’impresa. Dal 15 novembre 2021 è entrata in vigore una nuova legge sulla crisi d’impresa. Si tratta di una riforma importantissima perché coinvolge tutte le imprese commerciali o agricole di qualsiasi dimensione, ma soprattutto perché con tale riforma il legislatore, con l’ambizioso obiettivo di affrontare e risolvere la crisi d’impresa fuori dalle aule dei tribunali, ha istituito un nuovo strumento di natura stragiudiziale, meno oneroso rispetto ai procedimenti di regolazione della crisi disciplinati dalla legge fallimentare, denominato Composizione negoziata della crisi, da attivare su iniziativa autonoma e volontaria dell’imprenditore. La riforma introduce un percorso di natura privatistica, assolutamente riservato, della durata di sei mesi, nel corso del quale l’imprenditore, affiancato dall’esperto designato ed assistito da professionisti particolarmente competenti nella materia della crisi d’impresa, potrà tentare il risanamento, mediante un accordo con i suoi creditori; si attiva base volontaria dall’imprenditore; la riforma coinvolge tutte le imprese, indipendentemente dal settore di attività in cui operano e dalle loro dimensioni; il Tribunale non viene coinvolto, se non su espressa richiesta dell’imprenditore al fine di ottenere eventuali misure di protezione del patrimonio nel corso delle trattative con i creditori. L’imprenditore durante tutto il procedimento conserva l’amministrazione della propria impresa, con il solo obbligo di informare l’esperto prima di compiere operazioni particolarmente delicate e che possono compromettere gli interessi dei creditori. ”Nell’ottica di fornire ai propri iscritti servizi di qualità sempre più elevata, Federcontribuenti ha recentemente avviato una collaborazione con MIG- Network Professionisti d’Impresa, finalizzata a dare il necessario supporto alle imprese che intendessero intraprendere il percorso della Soluzione negoziata della crisi, dalla fase di analisi preventiva, a quella della predisposizione di un piano economico finanziario di risanamento, all’affiancamento all’imprenditore nelle trattative con i creditori e nei rapporti con l’esperto designato dall’apposita commissione. La qualità del servizio riservata agli iscritti di Federcontribuenti è assicurata dai livelli di competenza e professionalità che Flavia Morazzi, Monica Incerti e Fabio Gabrieli, rispettivamente advisor finanziari e legale di MIG – Network Consulenti d’Impresa, sono in grado di esprimere, dati dalla loro comprovata esperienza maturata nel corso degli anni nello specifico settore della crisi d’impresa”.

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