Il sole scendeva in picchiata nei suoi occhi. Guardò i lavori che procedevano spediti nell’edificio davanti casa. Sarebbe sorta una scuola a settembre. Non vedeva l’ora che fosse finita. Avrebbe valorizzato tutta la zona. Certo ci sarebbe stato più traffico la mattina, ma ne valeva la pena. L’impresa edile che faceva i lavori era solida e seria. L’opera non sarebbe stata lasciata a metà.  La direzione artistica era stata affidata a un noto architetto. Tutto sembrava promettere bene. Se avesse dovuto vendere la sua casa questo era un motivo per alzare il prezzo. Obiettivamente il valore della sua abitazione era salito con la ristrutturazione dell’ecomostro.  Indossava una maglietta a maniche corte e un paio di jeans. Calzava un paio di scarpe nuove, che non gli facevano male, essendo di tela. Le aveva provate e riprovate al negozio di scarpe vicino casa. Non gli facevano male nel puntale né in alto sullo sperone. Le dita dei piedi e i calcagni erano salvi. Erano comode.  Non erano economiche ma neanche costose ed erano tutto sommato un bell’acquisto.  Pensò per un attimo che la mattina prima era andato a fare un’operazione con il bancomat. Aveva stampato un estratto conto ma all’inizio non gli prendeva la tessera. Dopo un poco vi era riuscito. Era suo padre che si occupava di prelevare i soldi con il bancomat. Lui era un neofita, ma suo padre gli aveva chiarito che la carta andava infilata dalla parte del microchip. Aveva fatto la figura dell’idiota o dell’imbranato la mattina prima alla banca. Era con sua sorella quella mattina.  Avevano attraversato sulle strisce, stando attenti alle macchine che sfrecciavano. La notte aveva fatto il solito incubo, sognando di ritornare  a scuola a sostenere l’esame di maturità. Era un incubo ricorrente. Era un incubo di molti. Altre volte sognava di essere ubriaco in una città lontana senza soldi per ritornare a casa e senza nessuno che lo aiutasse. Altre volte ancora sognava di ribivere quel giorno quando aveva saputo che un suo “amico” milanese dell’occupazione aveva passato una notte di sesso con la ragazza di cui lui era innamorato e per giunta ospitato in camera di lei. Poi sognava talvolta di un suo vecchio professore di università che andava con le studentesse, approfittando della sua posizione, e  con cui aveva avuto un diverbio a suo tempo.  Dopo questa attività onirica si svegliava tutto sudato di soprassalto nel divano del soggiorno dove dormiva. Dopo qualche secondo pensava che quelli erano solo brutti sogni e andava in cucina a farsi un caffè con la moka. Mentre se lo preparava passava di nuovo in rassegna i suoi incubi e si chiedeva dove fosse quella ragazza che aveva così a cuore anni fa. Il vecchio professore era morto poco tempo prima. Lo aveva saputo facendo ricerche su Google, digitando il suo nome. A suo tempo quando era in auge a quel professore gli sembrava d’essere un padreterno e invece alla sua morte lo avevano liquidato con due, tre articoli di giornali locali. Certe persone si scordavano d’essere mortali. Su tutti o quasi sarebbe sceso l’oblio. Quel giorno avrebbero preso il giornale per suo padre e poi avrebbero preso un caffè al bar. Ma si ricordò che c’erano altre commissioni da sbrigare. Camminavano incuranti di tutto e di tutti. Non c’era nessuno per la via quando all’improvviso un pensionato grassoccio ottantenne sbucò all’incrocio, anche lui a piedi. Per un attimo i loro sguardi si incrociarono. Poi il pensionato esordì dicendo ad alta voce: “tu non te la meriti quella biondina. Non sei un vero uomo come me. Sei una mezza sega”. Quindi continuarono a camminare senza curarsi di quello che aveva detto quel tizio sconosciuto, che pensava di conoscere vita, morte e miracoli del nostro, travisando tra l’altro un rapporto di parentela e scambiandolo per una relazione sentimentale. Forse era il caldo che cominciava a fare i suoi effetti nelle persone. Disse a sua sorella di smettere di camminargli a fianco e di andare davanti a lui. Nonostante ciò sua sorella a volte si fermava e diventava d’intralcio. Il nostro guardava le abitazioni, scrutava le finestre per osservare segni di vita là dentro.  Guardava i piccioni accovacciati sul cornicione di un palazzo. Una volta un piccione svolazzando nella stessa via gli aveva defecato su una spalla. Non si era scomposto ed era andato subito a casa a pulirsi il giacchetto.  Guardava una casa in fase di ristrutturazione. Inoltre osservava per un istante dei lavoratori del comune che riparavano un tratto di strada. Poi rivolgeva lo sguardo in basso per non pestare gli escrementi di cane o per non mettere male i piedi nelle buche della strada dissestata di periferia. All’improvviso si imbattè in un giornalista in pensione, già sposato e anche nonno. Gli cedette il passo. Gli fece spazio, scendendo dal marciapiede. L’anziano giornalista, bassino, magro, visibilmente sudato lo guardò di sottecchi e gli rivolse un sorriso beffardo. Il nostro lo sapeva il motivo. Lui era stato innamorato di una bella ragazza, che non lo considerava minimamente e si prendeva gioco di lui, mentre invece faceva all’amore con altri tra cui quel giornalista. Con quel sorriso di scherno era come se gli volesse dire: “te l’ho insegnato io a stare al mondo. Lei era troppo per te. Non ti ha mai considerato. Era troppo bella. Tu non sei capace di niente. Sei una nullità, uno zero assoluto, anzi meno di zero. Noi ci divertivamo a fare sesso quando tu te ne stavi intento a servire i clienti. Neanche il commerciante eri buono a fare. Sei un buono a nulla. E non pensare di ricattarmi perché mia moglie ha sempre saputo della tresca e per quieto vivere non mi ha mai detto nulla”. Ma forse era solo un suo pensiero. Forse era solo una sua fantasia. Forse era perso in un delirio. Forse era una sua ossessione. Era acqua passata. Quella ragazza ormai era una donna, madre, moglie e aveva altro a cui pensare. Neanche lui doveva pensarci. Ogni sconfitta comportava amarezza. Lui ormai sapeva cosa significasse il fallimento su tutti i fronti. Ma era meglio non pensarci. A volte ci voleva umana rassegnazione. Erano arrivati all’edicola. Si fermarono sulla soglia. Lui prese gli spiccioli necessari dal portafoglio. Salutò il giornalaio. Prese il quotidiano. Lui non era dell’idea di comprarlo. Per lui erano soldi buttati via, dato che la cronaca locale si poteva sapere dal gruppo Facebook dedicato alla sua cittadina, dove pubblicavano tutte le notizie gratis le testate giornalistiche online locali. Succedeva spesso che quelle notizie si trovassero nel quotidiano il giorno dopo. Per quanto riguardava la cronaca nazionale bastava saper cercare su Internet. C’erano 5000 testate giornalistiche online e ancora più blog di politica, attualità,  cultura.  Bastava insomma saper navigare. Ma suo padre era di parere diverso. Per lui leggere ill giornale era un rito irrinunciabile. Sua sorella si ricordò che dovevano andare al panificio. Una volta arrivati davanti lui si fermò fuori ad aspettarla, mentre sua sorella cercò i soldi nella borsa. Dopo era la volta di andare in farmacia. Ci misero del tempo. Poi andarono a vedere gli orari in cui facevano i tamponi antigenici. Si mise il giornale sottobraccio, quindi lo diede a sua sorella perché lui doveva cercare nelle tasche gli spiccioli per due caffè.  Così entrarono nel bar all’angolo.  La titolare era gentile. Su una parete si trovavano delle lire incorniciate, delle vecchie cartoline di Marina di Pisa, Tirrenia, Capri. L’ambiente era accogliente, tutto raccolto in una piccola stanza. Decise che sarebbe ritornato a prendere qualcosa di nuovo. Aveva  un bell’aroma. Un ottimo gusto e retrogusto. Pensò che ci avrebbe scritto un suo racconto brevissimo su quella camminata. Poi si mise a pensare che era vano perché sarebbe stata una riscrittura di qualche suo scritto precedente o di qualche brano di uno dei suoi scrittori preferiti.  Ormai pochissimi scrivevano, quasi tutti riscrivevano sé stessi o le letture amate. C’era pochissimo da inventare. Molto spesso chi pensava di essere originale era solo un illuso. Era quasi impossibile non ripetersi o non ripetere. Pensò che sarebbe stato già un miracolo riscrivere sempre la solita storia infilando di tanto in tanto delle nuove microvarianti. Pensò che sarebbe stato meglio avere un’amante, magari anche una donna che ci stava con tutti. Ma non era bello e nemmeno sapeva di donne libertine che potevano concedersi. In provincia bisognava conoscere, bisognava intrallazzare. Le ninfomani di provincia agivano con grande riservatezza. Erano così riservate che lui non ne conosceva una. In provincia non esistevano le esibizioniste orgiastiche delle metropoli o forse lui non le conosceva. In ogni modo era fuori dal giro. Era tagliato fuori. Era fregato in tutti i casi. Comunque in quel bar sarebbe ritornato. I due salutarono la donna, uscirono  e ritornarono verso casa.