Di Margherita Bonfrate

“Pensare all’Infinto”

Nel pensare all’infinito, la ragione sembra venir meno, sostituita dal pensiero navigante che cerca conferma in questo mondo chiaro-oscuro, di luci offuscate, custodi del silenzio; pensiero che ama nascondersi nel luogo più lontano dalla riva, non visibile alla ragione, lì nella parte più remota dell’anima.

La mente viaggia, spoglia di contenuto, corre sempre più spaventata dall’arresto forzato e dal ritmo di una vita senza freno sotto il controllo di semafori metaforici, verso un castello senza re né cavalieri sotto questo cielo che tutto sa e, sornione nel sorriderci, continua a non dichiarare la verità senza veli.

Così, il film della vita è girato senza regista, una scena senza fine per chi si è riproposto un senso della vita priva di traguardi stellari sconfinati, là dove il pensiero cade privo di forza per continuare a chiedersi dove si va…

L’infinito siamo noi, chiusi nel dolore che ci unisce tentiamo di salire a bordo di una barca idilliaca. Le illusioni sono lì a farci sentire la spalla inclinata dal peso schiacciante responsabile del nostro camminare sempre più lento, e con il fiato corto solleveremo lo sguardo su quella luna che per tante ore ci ha fatto compagnia. Senza fiatare, con gli occhi ridenti la saluteremo per l’ultima sera, e come sempre ricorderemo, amore mio, la nostra giovinezza così spensierata, gagliarda nel saltare l’ostacolo di un esame senza fine, per ripeterci e chiederci il fine ultimo della nostra vita.

Una domanda nata all’inizio di tutto, quando l’uomo impaurito dalla luce del tuono prima, e poi dal suo rumore trovò conforto nella profondità di una caverna, convinto che fosse un rimprovero o una punizione del cielo per un suo comportamento inconsapevole verso un ambiente sorprendente, nuovo ma anche tanto problematico da non essere compreso. La logica iniziale si affacciò in forma embrionale; una gestazione difficile che rimase tale per molti e molti secoli tra i bagliori; primordiale nella consapevolezza di una luce che sfugge alla continua richiesta di dare un senso alla nostra esistenza.

L’elaborazione di un’ontologia primitiva nasce da una esigenza posturale iniziale per poi fare spazio a una necessità di linguaggio; l’acquisizione di nuove conoscenze; la capacità di prendere iniziativa nelle decisioni di affettività. Al termine di tutto ciò, il quadro dell’uomo nel suo viaggio verso l’infinito si intrinseca col concetto di individuo, una persona completa nella sua dignità di essere umano. Tuttavia, nella formazione dell’essere, l’esigenza di credere a una spiritualità presente nell’evoluzione dell’uomo primitivo – posizione quadrupede – non differì da quella dell’uomo eretto. Una conquista senza risparmio non bastò per non essere spaventati, increduli e anche diffidenti verso i cambiamenti climatici nella quotidianità. La conoscenza del cosmo fu sviluppata in forme di conoscenza.

Visioni del mondo metafisiche, divergenti e discordanti, anche se poi in seguito nel Settecento, fisici astronomi e matematici avevano già posto le basi di una scienza classica dentro la quale noi esseri umani siamo immersi. Una esigenza interiore quella di dare una collocazione, un ordine all’origine delle cose che ruotano da sempre come per dirci: cercate, chiedete, e vi sarà dato.

Il mistero della vita è chiuso in fondo al mare in un punto dell’oceano in un segreto custodito da secoli e secoli da chi conosce il segreto della nostra esistenza.

E quando il mare con onde gigantesche e un rumore infinito alzerà la sua voce, nel sentirla, il cuore a mille mi sussurrerà il codice della vita. Per questo motivo spesso mi perdo nella ragione, e mi chiedo cosa ci sarà al di là di questo palcoscenico dove comparse e protagonisti si alternano nel dramma scenico senza risposta. Tutto avrà un fine, ma nessuno raggiungerà il traguardo, perché la vita è un treno senza fermate, anche quando decolla per osservarci sospesa tra cielo e terra continuerà il suo cammino all’infinito.

Questi pensieri sono divagazioni consolatrici alle tante domande interiori che vorrebbero delle risposte per dare un senso alla nostra vita.

Bonfrate Margherita

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in questa foto l’infinito si toccava con mano