Il cielo tra le stelle di Desirée Ballarati

Come in ogni notte, gli uomini sono impegnati a guardare le stelle dimenticandosi del cielo. Quest’ultimo, tuttavia, si ricorda di loro, lasciandoli segni innumerevoli: piange con le stelle cadenti se sono riusciti a ferirlo; ride con l’aurora boreale se l’hanno lodato; diviene labile tra le nuvole se lo inquinano di pensieri futili. Forse gli uomini dovranno semplicemente lasciarlo parlare poiché, nel corso della loro esistenza, ha visto molte più cose rispetto all’uomo. Ciononostante si da per scontata questa presenza, ma nulla nella vita dev’essere scontato, dato che ogni cosa sfugge come i meteoriti, e dato che ogni cosa sfugge agli occhi disattenti come il cielo, il cielo tra le stelle. https://www.ibs.it

Eppure respiro, una poesia scritta a soli 15 anni da Desirée Ballarati

Eppure respiro
tra le vicissitudini di chi
mi ha amaramente scoperto,
dalle lenzuola calde
mentre fuori era inverno
e nevicava bianco,
come i pensieri di chi
non ha nulla da dimostrare.

Eppure rinasco
nonostante la corazza
che porto per difendere
per proteggere il mio mondo,
nonostante la pesantezza
di un respiro e di un affanno,
di una carezza mancata
alla sera prima di dormire.

Eppure rinsavisco
tra le sbarre di una prigione
perché mi hanno messo alla prova,
hanno strappato le corde della fede
e ne hanno fatto uno strumento
di cui ancora non so pizzicare le note…
Ma se adesso le potessi udire
forse le rimembrerei per secoli.

Eppure non dormo,
giammai sogno di libertà,
di prati verdi con cieli azzurri
poiché azzurro è l’occhio di chi
ammira la bellezza dell’universo.
Sogno di cibo solido
poiché sono cresciuto oramai
e sono stanco di bere.

Eppure l’insonnia
che tartassa con abitudine la mente,
viziandola di peccati interminabili.
Rende le palpebre come dei fari,
i quali al mattino non servono più,
spegnendosi senza mai lampeggiare,
ma poi ritornano la sera seguente
e la mente ricomincia a perire.

Eppure mi copro:
fa freddo in fondo al cuore,
disteso su una tavola di legno.
Brucia ciononostante l’anima,
richiede altrettanto calore
dato che nessuno la copre,
ritenendola risibile
o più che altro futile.

Eppure penso alle stelle,
dei corpi immensamente lontani
come lo sono gli echi dei volatili
che ricordavo quando ero felice.
Ciononostante ecco l’insoddisfazione:
ha rubato il volto di chi
si credeva sempre indifferente
o più che altro ferito.

Eppure sono vivo…
non rimpiango la reclusione,
i gesti lenti della terra
quando fiorisce in primavera.
Nessuna lacrima mi vincerà:
io ho vinto le lacrime
col sorriso di un neonato
avvolto dalle braccia della madre.

Eppure respiro.

– Sirabisso