Ad accompagnare l’immagine della pioggia che inumidisce le zolle c’è un solo odore (o profumo, a seconda dei gusti). Questo odore emanato dal suolo quando piove dopo un lungo periodo di secca ha un nome preciso, che pochi conoscono: si chiama petricore. Quel misto di dolce e acre insieme, quasi un respiro della terra, deriva da alcuni elementi che si incontrano con la pioggia. Tra questi ozono, geosmina e oli prodotti dalle piante e rilasciati nell’atmosfera grazie all’acqua piovana. Il termine ha origine neoclassica e nasce in inglese (petrichor, da cui la forma italiana petricore), coniato negli Anni Sessanta da due scienziati australiani. Furono, infatti, I. J. Bear e R. G. Thomas i primi a studiare il fenomeno, rilevando il mix di sostanze prodotte. Il nome deriva a sua volta dall’unione dei sostantivi greci πέτρα (pietra) e ἰχώρ (icore / linfa, ovvero il fluido che secondo la mitologia scorre nelle vene degli dei). Con l’arrivo della pioggia – a patto che sia leggera intensità e di breve durata – il miscuglio prodotto si solleva da terra regalandoci quel caratteristico odore che sa di estate.

E la sottile cortina liquida
umida e calda mi avvolse improvvisa.
Accolsi grata offrendo il viso
e la terra assetata e stanca
l’assorbì come una manna.
E il PETRICORE intenso
si sollevò come un sospiro
riempì l’aria ed ogni angolo
dopo che l’acqua aveva
con orgasmatico piacere
inondato la dura zolla

Imma Paradiso