– Si ricomincia – dice Parker, con un’espressione tutt’altro che felice, seduto in cucina intento a fare colazione.

– Ti riferisci … – replica Norah, seduta dinanzi con in mano un bicchiere di latte.

– Sì, il peggiore dei miei incubi. –

– Brent. –

– Già. Mi dispiace coinvolgerti. –

– In che senso? –

– Be’, durante il sonno mi avrai sentito agitare e fors’anche parlare. –

– No, e anche se fosse, pensi che dovrei avercela con te? Piuttosto, sono io che mi sento impotente. Se potessi … –

– Verresti a trovarmi nel mio incubo e, se è possibile, aiutarmi. –

– Sicuro! –

– Sei un amore – Parker ritrova il buonumore.

– Non ti lascerei mai da solo – la donna accenna un sorriso, prima di mandare giù un sorso di latte. – Com’è finita? Sì, voglio dire, il confronto di stanotte. –

– Non lo so … – risponde Parker. – Ogni volta penso di essermene sbarazzato, invece la cruda realtà me lo fa apparire più spietato che mai. Credo che abbia fatto un patto col diavolo e di aver acquisito l’immortalità. –

– Non ci crederai davvero? –

– Non so più cosa credere, se non al fatto che … è lì, e non vuol sentirne di abbandonare la scena. –

– Sarebbe come sperare che l’eterna lotta tra il bene e il male giunga al suo epilogo – osserva Norah. – Pura utopia. –

– Già – replica Parker, sorseggiando il caffè.

– Be’, io sono fiduciosa. –

– Sei di parte, non puoi dire diversamente. –

– No, io parto da un presupposto. –

– Sentiamo. –

– È vero che la lotta tra il bene e il male non cesserà mai di esistere, ma lui, Brent, rappresenta un granello di sabbia in un mare infinito, che può benissimo disperdersi, senza per questo intaccare la madre delle sue origini. –

– Altri prenderanno il suo posto. –

– Sì. Rientra nel funesto equilibrio. –

– Potrei addirittura sentire la sua assenza. –

– Non proprio così. Diciamo, che non rimarrai disoccupato. –

– Allora, c’è da stare allegri. –

– Già. –