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Patrizia Cecconi 21 Novembre 2022

Checché ne pensino l’arzillo monello di Arcore e l’indossatore pentito di maglie putiniane, nessun parlamentare italiano “di rilievo” oggi oserebbe mettere in discussione il ruolo della Nato come baluardo della sicurezza nazionale. Bastino a sgombrare il campo dai dubbi le parole pronunciate nel settembre 2021 da Sergio Mattarella per celebrare i 70 anni di felice permanenza sul suolo patrio: “L’Alleanza Atlantica rappresenta per l’Italia una pietra angolare della politica di sicurezza”. Se poi quelle parole non fossero sufficienti, c’è sempre la stracitata intervista di Enrico Berlinguer rilasciata al Corriere nel 1976: “Mi sento più sicuro a stare di qua”, sebbene nella stessa frase il segretario del Pci precisasse: “ma vedo che anche di qua ci sono seri tentativi per limitare la nostra autonomia” e poi, nello stesso giorno, in tv aggiungesse: “Questo Patto Atlantico presentato come scudo di libertà ha tollerato per anni la Grecia fascista, il Portogallo fascista”. Si tratta di opinioni, seppur citate come certificati di garanzia solo per quel che fa comodo. Di ben altra natura, a proposito di sicurezza nazionale, gli sviluppi dell’inchiesta sulla strage neofascista di Brescia del 1974, che come ha scritto non un bollettino nostalgico dell’amicizia Italia-Urss ma l’insospettabile atlantica Repubblica nel gennaio scorso “porta lì dove nessuno poteva immaginare. Il comando Nato di Verona“.

Patrizia Cecconi ci aiuta qui a ricordare, ma per i più giovani si potrebbe scrivere “a conoscere”, una delle pagine più nere della democrazia italiana e il ruolo che in essa assunsero i servizi segreti dello Stato, che qualcuno si ostina ancora a chiamare “deviati”, e soprattutto quella solida “pietra angolare”per la sicurezza della patria tricolore

angolare”per la sicurezza della patria tricolore

Che la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 a Brescia avesse una matrice non solo fascista, ma anche istituzionale e militare, ovvero una strage di Stato e della Nato, era parso chiaro fin da subito alle compagne e ai compagni bresciani che erano in piazza quel giorno e in quelli successivi. Foto e didascalia tratte da Radio Onda d’Urto

Quel 28 maggio del 1974 la “strategia della tensione”, iniziata nel ’69 a Milano, colpì Brescia. Era il terrorismo fascista che vigliaccamente piazzava bombe in luoghi affollati, uccidendo e ferendo decine e decine di persone inermi. La bomba di piazza della Loggia a Brescia durante un comizio sindacale fu opera di neofascisti di Ordine Nuovo, gruppo creatosi dopo la chiusura del Centro Studi Ordine Nuovo fondato da Pino Rauti, studioso e seguace di Julius Evola, parlamentare italiano ed europarlamentare, più volte inquisito ed anche incarcerato, ma sempre assolto.

L’ultima assoluzione del missino Rauti riguarda la strage di Brescia e la sentenza lascia quantomeno perplessi, visto che in essa si afferma che ha avuto una “responsabilità morale, ma la sua posizione non è equiparabile a quella degli altri imputati dal punto di vista processuale. La sua posizione è quella del predicatore di idee praticate da altri ma non ci sono situazioni di responsabilità oggettiva. La conclusione è che Rauti va assolto perché non ha commesso il fatto”.

Oggi che i documenti dell’epoca sono stati desecretati, sappiamo che dietro le stragi di quegli anni c’era la NATO, nonché i nostri fantastici Servizi segreti affiancati alla CIA.

Non servizi deviati, sia chiaro, ma fedelmente obbedienti al diktat statunitense che temeva un’ascesa pericolosa delle sinistre1 e quindi, come confessa anche Vincenzo Vinciguerra, un fascista di Ordine Nuovo condannato all’ergastolo, quelle stragi di cittadini qualunque “avevano lo scopo di terrorizzare il popolo, perché quando un popolo è terrorizzato puoi fargli fare quel che vuoi” e aggiunge che le stragi non erano commesse dai fascisti in quanto fascisti “ma in quanto componenti di quella struttura occulta che faceva riferimento ai servizi segreti italiani e americani” e che “creare un clima di paura… aveva lo scopo di sollecitare un intervento repressivo accolto con sollievo dalla popolazione. Perché la popolazione vuole vivere, vivere in pace, andare tranquilla per le strade, non può accettare di salire su un treno e morire per una bomba messa da ignoti.”

Quindi oggi si sa che anche la strage di Brescia fu voluta dal nostro padrone d’oltreoceano e che rientra nella “strategia della tensione”, per cui anche quel crimine è inequivocabilmente catalogabile come “strage di Stato”. Tra gli indagati, come detto sopra, ci fu anche Pino Rauti, quindi è comprensibile che la decisione di Fratelli d’Italia di intestare a lui un circolo politico sia vista come uno sfregio alla città. Va però precisato che la posizione di Rauti, sia detto senza discolpa ma per onestà intellettuale, è sempre stata sui generis, e che nelle sue parole “La critica al capitalismo, all’americanismo e all’atlantismo costituiva un possibile terreno d’intesa (con i giovani comunisti, nda)” ritroviamo il motivo per cui negli anni ’50 era considerato un possibile interlocutore della FGCI di cui il giovane Enrico Berlinguer era segretario e lo invitava ai dibattiti, nonostante solo pochi anni prima un Rauti diciassettenne – insieme al diciassettenne Dario Fo e a tanti altri che poi, a differenza di Rauti, diventarono seriamente antifascisti – fosse stato un convinto “repubblichino”.

Oggi, per quelli che abbastanza impropriamente vengono definiti eredi del PCI, non sarebbe più un interlocutore, ovviamente non in quanto fascista, questo per fortuna va da sé, ma in quanto le posizioni della cosiddetta sinistra parlamentare o centro-sinistra, non sono più né anticapitaliste, né antistatunitensi, né antiatlantiste.

Tornando al circolo di FdI va tenuto presente che è un luogo privato e la scelta dell’intestazione può non piacere, ma Rauti è stato deputato della Repubblica e del Parlamento europeo. E’ stato anche uno spirito critico nel suo partito e chi ha analizzato le sue posizioni sa che non è stato il fondatore di Ordine Nuovo, per fortuna sciolto nel 1973 per ricostituzione del partito fascista, ma di un centro studi che portava quel nome, sebbene chi ha fondato Ordine Nuovo venisse da quel centro culturale.

Era davvero coinvolto nella strage di Brescia? Forse sì, anche se assolto, ma torniamo a chi ha realmente ordinato quella strage e allora, se intestare un circolo privato di FdI a un personaggio come Pino Rauti suona come uno sfregio, come definire l’inchino agli USA e alla NATO da parte di s’indigna per questa scelta?

Con tutto il rispetto verso chi ha perso i propri cari, come il senatore del PD Alfredo Bazoli che a piazza della Loggia ha perso sua madre, vorrei chiedere: “ Senatore, perché – oggi che conosciamo la verità – non condanna la NATO ma anzi, sta in un partito che vi si riconosce?”.

Ormai sappiamo tutti, almeno tutti coloro che si informano su documenti originali, che anche la fine di Moro è ragionevolmente ascrivibile ai desiderata statunitensi per la sua “brutta idea” di coinvolgere il partito comunista italiano nella gestione del governo. Come si può quindi indignarsi solo con chi ha responsabilità minori?

A chi invece non ha perso i propri cari ma, come l’esponente di Azione Veronica Lanzoni, afferma che “intitolare a Rauti un circolo politico e richiamarsi ai suoi valori è un insulto alla memoria delle vittime e uno sfregio alla città”, chiedo perché non s’informa su chi ha dato l’ordine di far sparire ogni traccia utile a scoprire la verità a sole due ore dall’attentato?

Ma davvero essere atlantisti, sapendo cosa ha significato e significa l’agire della NATO non vi fa vergognare? Studiate, cari “democratici a costo zero” e non mi riferisco ai parenti delle vittime, studiate cosa sarebbe dovuto succedere in Italia se il presidente del governo (banalmente democristiano) nel 1970 avesse decretato lo stato d’emergenza come voleva la NATO. I colonnelli greci vi ricordano nulla? Troppo giovani per averne memoria? Può darsi, ma non troppo giovani per studiare a cosa mirava la strategia della tensione ideata dalla NATO e realizzata dai governi consenzienti.

Studiate, invece di fare gli scandalizzati perché un circolo politico di destra omaggia un suo ideologo, peraltro realmente uomo di cultura anche se di una cultura che certo la scrivente non condivide. Studiate tra un inchino e l’altro allo “zio Sam” e alle sue propaggini belliciste e mortifere.

Chi ha comandato l’uccisione della mamma di Bazoli e di tanti altri cittadini inermi ha un nome che non si cancella fermando l’attenzione sui delinquenti che hanno eseguito materialmente le stragi o su figure indagate e assolte, fosse pure ingiustamente, alle cui idee si attribuisce ogni responsabilità negativa, compresa quella di chi ha seminato e semina terrore e morte chiamandola esportazione di democrazia.

1 Per saperne di più è possibile consultare, tra gli altri, i libri di Stefania Limiti e di Aldo Giannuli. Documentati in modo ineccepibile.

L’articolo è uscito anche su Pressenza