5 dicembre 2022. Articolo di Flavia Sironi

𝗢𝗴𝗴𝗶 𝟱 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮𝘁𝗼.

Nella giornata dedicata al volontariato la parola ad un’autorevole 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝘂𝗱 dalla quale ho adottato quattro cani:

da Catania 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗶𝗮 𝗥𝗮𝗶𝗻𝗲𝗿𝗶

Esiste un intero pianeta che riguarda il volontariato.

In comune i volti del terzo settore hanno la naturale vocazione di mettersi a disposizione del prossimo, che si tratti di malati, bambini, poveri, perseguitati o animali, poco importa.

La vita del volontario è sacrificio e chi non è disposto a farne non può essere considerato tale.

Ma esiste un volontariato dove la visione di sé stessi si annulla e, nonostante i sacrifici, niente sembra cambiare ma piuttosto complicarsi sempre di più.

È il volontario animalista del sud.

Un sud complicato al punto che nemmeno le grosse associazioni riescono a fare la differenza pur aiutando all’inverosimile.

Un sud figlio dell’incuria dove gli animali vagano nelle strade privi di sussistenza e, spesso, di protezione da parte degli enti preposti, incuranti delle Leggi.

Leggi e regolamenti impeccabili che impongono precisi standard quasi mai rispettati.

Che non ci siano soldi, strutture o farmaci, che le direttive vengano storpiate o confuse, o ignorate, il randagismo e la strafottenza del privato al sud continua nel suo “tormentato scorrere” come un fiume in piena che travolge gli sfortunati animali.

Per questi motivi i volontari, primi tra tutti, rotolano, annaspano, urlano, imprecano e piangono.

Canili strapieni e quasi sempre di privati che mal vedono i volontari, ai quali rifiutano gli ingressi o li contingentano su appuntamento, “lasciate ogni speranza o voi che entrate” sembra sentirsi nell’aria per quelle sventurate creature e il gestore/proprietario che ne traghetta l’ingresso, si spera sempre sia quello “più buono e disponibile…”

I Comuni interpretano il concetto di re-immissione nel territorio nel senso più universale del termine “tutti liberi”, poco importa se “interi” e liberi di riprodursi.

Sterilizzare! Una parola così semplice ma che all’atto pratico si complica per via delle scarse strutture, mancanza di forniture, mezzi e personale ivi compreso chi deve catturare che spesso non ne è ben capace, strutturato e formato a dovere. Le campagne di sterilizzazione possono essere vane quando dopo averne effettuata una tutto si ferma lasciando i randagi nuovamente liberi di riprodursi.

In tutto questo i volontari catturano molteplici cucciolate della stessa cagna abbandonata per strada, libera di essere ingravidata due volte l’anno per tutta la durata della sua vita, con la disperazione dei volontari che non sempre riescono a prenderla, e se lo fanno, vengono denunciati perché non autorizzati al prelievo nel territorio.

Branchi di cani di proprietà dei comuni, da seguire e cibare nella costante speranza di non essere denunciati dallo stesso comune, con divieti astrusi e assurdi che vietano il posizionamento sul suolo pubblico, di sporcare portando cibo, etc.

Grande piaga sono i privati e gli allevatori, che ritengono innaturale sterilizzare ma perfettamente normale gettarli per strada, nei cassonetti dei rifiuti chiusi in buste, o ammazzate alla nascita le cucciolate non volute.

Adozioni…. Al sud è una parolona che comprende i soli cani di piccola taglia. I cani di taglia grande sono relegati al solo ruolo di guardiani. Per le adozioni dei gatti a 4 mesi sono già considerati adulti. Tutti questi alimentano le fila del randagismo e dei canili a vita.

E cosi il volontario del sud nato per riempire le proprie case, piangere, cercare soldi, farmaci, cibo e disperarsi si affida al nord.

Un nord dove la Legge quadro 281/91 ha trovato esecuzione relegando il randagismo a fanalino di coda dei problemi locali, ad avere canili con 60/100 cani e non i 400/1000 come al sud, e tanti gattili con volontari seri che rispettano i loro turni e i loro compiti, dove il volontariato è gestito con ordine e con una normale dose di stress, dove ai cittadini non importa la taglia o la razza, un nord che si reca nei canili o nei rifugi ad adottare, dove le associazioni hanno benefattori che aiutano fattivamente, dove se fanno un banchetto raccolgono fondi anche per aiutare i loro omologhi del sud, mentre questi ultimi sono costretti a vedersi fare l’elemosina dei 50 centesimi senza potere dire senza vergogna “noi non chiediamo l’elemosina” e ringraziare a denti stretti.

È questa differenza che spesso fa confondere, giustamente, il cittadino del nord quando chiede al volontario del sud di attivarsi “subito” e mettere in sicurezza questo o quello sventurato animale che ne ha bisogno e che viene ignorato dal sistema.

Il volontario del sud, non sempre ha un posto, un piccolo rifugio dove accoglierlo, con il rischio che venga denunciato anche per questo, se non autorizzato o se non ha i fondi per farlo bene.

Anche il volontario del sud vorrebbe un canile o un gattile gestiti da vere associazioni che garantiscano un massimo di 60/100 cani con ordine, compiti ben precisi, amministrazioni, Asp e soprattutto con autorità e cittadini che non sfruttano, che denunciano e non vituperano il volontario, ma lo aiutano a rendersi utile.

Forse un giorno…. , qualche comune è già sulla giusta via.

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5 dicembre 2022. Articolo di Flavia Sironi