“Synthesis”. Scorie nucleari. Alla ricerca del “sito meno inidoneo

Egregio Direttore, 

la posizione di “Synthesis” piattaforma di discussione e approfondimento di questioni di interesse politico, sociale,  ambientale ed economico, formata da iscritti e simpatizzanti dei Verdi / Europa Verde parte, come è giusto che sia, dai dati scientifici e amministrativi a disposizione. 

Per questo il lavoro della soc. Sogin, dell’ Isin (già Ispra) e dei vari enti e centri studi collegati ai Ministeri coinvolti sulla questione, va considerato con la massima attenzione.  La nostra è  una presa di posizione contemporanea al giorno di pubblicazione della carta CNAPI (4 gennaio 2021)  e che riporta la questione su un livello più generale. Con le assunzioni di responsabilità che ne conseguono.  

Le previsioni per l’attuazione dell’iter necessario alla realizzazione del sito e alla sua messa in opera ci portano – di fatto –  intorno al 2025, anche se, in questi casi, i “termini” sono sempre molto relativi. Un impatto non da poco, quello di un impianto di stoccaggio nucleare, che da sempre i Verdi italiani  hanno previsto come uno dei principali problemi legati all’uso dell’energia nucleare da fissione (e in prospettiva anche da fusione). Una situazione imbarazzante che metterà a dura prova le capacità di corretta informazione, accesso agli atti fondamentali e , se del caso, delle varie amministrazioni coinvolte.   

Ricordiamo che, una volta individuato il sito in cui verrà realizzato il deposito nazionale inizialmente conterrà ben 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e successivamente anche 17 mila metri cubi ad alta attività (per un massimo di 50 anni). La spesa prevista per il “Deposito”, affiancato da un parco tecnologico, è di 900 milioni di euro. Forse è proprio a questa “fetta di torta” che fanno riferimento, spesso i politici locali, anticipando quello che sarà un possibile tira-e-molla tra stakeholders vari e le stesse amministrazioni periferiche. 

E’ ancora troppo evidente il vulnus  prodotto dalla non-discussione in margine ai provvedimenti di sostegno ai lavori del c.d. “Terzo Valico ferroviario GE-MI” ammontanti a sessanta milioni di euro per soli undici Comuni. Un continuo rincorrersi di proposte, di spinte e controspinte che poco – o nulla – hanno a che vedere con la programmazione trasportistica. Nello specifico della proposta Sogin vi è anche, a corollario, il cosiddetto “parco tecnologico” ma, per ora, si hanno poche informazioni, vista la genericità dello specifico paragrafo che ne tratta, almeno per quanto si può capire dal sito  (https://www.depositonazionale.it/) . 

Cosa ci si può attendere 

Siamo di fronte ad una condizione di emergenza che non può essere sottovalutata e che rende ancor più meritorie le lotte e le opposizioni fatte, in modo sempre pacifico e a termini di legge, tra gli anni Settanta e Novanta dello scorso secolo. Non c’è affatto da scherzare e tanto meno da “minimizzare”. Nel “Deposito Nazionale” saranno sistemati definitivamente – come già segnalato –  circa 78.000 m3 di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decade a valori trascurabili nell’arco di 300 anni. Sia sulla definizione di “molto bassa e bassa attività” come su quello di “valori trascurabili” è già iniziato, anche nelle commissioni parlamentari, un confronto imporante. Inoltre di questi rifiuti, è bene ricordarlo,  circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica (chiusi definitivamente dal Referendum appositamente indetto nel 1987). A questi cinquantamila andranno aggiunti i circa 28.000 metri cubi provenienti da impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e da vari rami del comparto industriale.  

Anche sui tempi e sulle prospettive future è utile fare chiarezza.   Infatti sul totale di circa 78.000 metri cubi, 33.000 metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45.000 metri cubi si materializzeranno in un futuro non ben determinato (secondo gli atti pubblicati).  Nel Deposito Nazionale sarà pure compreso il Complesso Stoccaggio Alta attività (CSA), per lo stoccaggio di lungo periodo di circa 17.000 metri cubi di rifiuti a media e alta attività. Una minima parte di questi ultimi, circa 400 m3, è costituita dai residui del riprocessamento del combustibile effettuato all’estero e dal combustibile non trattabile. Cioè quello che abbiamo inviato all’estero, pagando profumatamente per il trattamento specifico, e che – comunque – ci ritorna per le parti “non processabili”. Una grana in più.

E’ vero che il Deposito Nazionale ospiterà esclusivamente i rifiuti radioattivi prodotti nel nostro Paese, sulla base del principio, affermato dalle norme vigenti, che ogni Paese ha la responsabilità di gestire i propri rifiuti radioattivi, ma l’entità del materiale da trattare e, soprattutto, il costo relativo dello stesso a fronte di un “servizio energetico limitato” cioè di un “flop” riconosciuto a livello internazionale dell’avventura nucleare italiana, grida vendetta . In attesa della disponibilità di un “Deposito geologico idoneo” e “gestibile in sicurezza”, i rifiuti a media e alta attività saranno stoccati all’interno di una diversa struttura di deposito temporaneo, denominata CSA, “Complesso Stoccaggio Alta attività”, collocata sullo stesso sito del “Deposito Nazionale”. Cioè, in sostanza, il “Deposito Nazionale assommerà una serie di rischi in attesa di soluzioni migliori”. Incredibile…ma è proprio scritto questo nella comunicazione ufficiale. Infatti i residui radioattivi e i materiali nucleari a media e alta attività saranno stoccati, secondo il documento Sogin, “in appositi contenitori altamente schermanti, quali ad esempio i cask, specifici contenitori qualificati al trasporto e allo stoccaggio, capaci di resistere a sollecitazioni estreme sia meccaniche che termiche (urto e incendio). Anche se questi stessi “cask” non avranno mai una garanzia illimitata ma solo e soltanto legata a parametri di volta in volta indicati dalle prescrizioni amministrative”. 

Quanto mai volatili e discutibili come abbiamo già verificato in mille altre occasioni. Testualmente il documento Sogin, sul dato specifico e sulle possibili contestazioni che ne potrebbero conseguire, recita: “Il CSA risponderà ai requisiti di sicurezza richiesti dall’autorità di controllo, sarà in linea con analoghe strutture già presenti all’estero e disporrà di processi e tecnologie per la gestione ottimale delle diverse tipologie di rifiuto a media e alta attività, attraverso meccanismi di movimentazione remotizzati o con operatore. “  Tutto bene allora? Beh…Avemmo giustamente dubbi sulla scelta nucleare ai tempi del CNEN, di Felice Ippolito e del PEN di Donat Cattin… I fatti ci diedero (e ci danno) ragione. Ora correre ai ripari non sarà semplice e, stanti le – giuste – prescrizioni europee, non sarà affatto indolore. Quindi ribadiamo il nostro “no” a scelte forzate e frutto di scambi di vertice, ben sapendo che, ad un certo punto, si dovrà trovare una soluzione. Ma quella soluzione, l’identificazione di un sito di stoccaggio delle scorie nazionale dovrà essere una testimonianza in negativo dell’insipienza di cinquant’anni di politica economico-industriale ed energetica della nostra Italia. Con l’impegno a migliorare nelle energie rinnovabili, quelle vere, non quelle causa di disastri o peggioramento delle condizioni ambientali.       

Promotori “Synthesis (iscritti e simpatizzanti Verdi / Europa Verde)  mail to    2050synthesis@gmail.com