LO SPAZIO, IL TEMPO E…NOI

Noi occupiamo un posto nello spazio e questo spazio è sempre più grande ma- no a mano che camminiamo lungo il cor-so della nostra vita. Questa è la verità che ognuno di noi avverte, ma pochi riescono a coglierne il significato e forse non riesco-no nemmeno a misurarlo. È certo che tutti quanti sappiamo di occupare un posto nel-lo spazio e nel tempo, ma molti lo misura-no approssimativamente, come si potreb-be misurare l’altezza o l’età di una perso- na ad una certa distanza da noi: forse ha trent’anni o forse quaranta, magari è alto un metro e ottanta o forse no, molto di più. Ecco facciamo delle stime approssimative sbagliando il più delle volte, ma il fatto di aver ipotizzato delle misure dimostra che siamo in grado di fare delle ipotesi. Allo stesso modo abbiamo una nozione di tem-po e di spazio molto soggettivo quando dobbiamo misurare il tempo passato. I ru-mori, i passi, gli odori che ci hanno accom-pagnato lungo il corso della nostra vita ci tornano alla mente con un tintinnio intermi-nabile, ovattato, a volte, questi ricordi, sere-ni e a volte tristi e struggenti. Li sentiamo sotto ai nostri piedi benché provengano da un lontano, per la nostra esistenza, passa-to. Allora pensando, a tutti gli avvenimenti che si incuneano fra il momento in cui li faccia-mo tornare alla mente e il momento in cui li vediamo, quasi come se fossero presenti nel tempo che stiamo vivendo, siamo colti da sgomento nel sentire gli stessi suoni, odori, colori, come se avvenissero in quel dato momento. Sentiamo il rumore della campanella che annunciava la fine delle lezioni, chiara e metallica, come quando eravamo studenti. Va da sé che per sentire i rumori, gli odori e i colori del passato, dobbiamo scendere dentro di noi, in fondo in fondo alla nostra anima. Dunque i nostri ricordi vivono sempre den-tro di noi, fra la vita presente che stiamo vivendo e il nostro passato, anche se a vol-te non lo ricordiamo o facciamo finta di non ricordarlo, forse perché presi nel vorti-ce della vita quotidiana, ma c’è sempre un filo che li lega, credetemi! Quando tiriamo questo filo, dove sono ancorati i nostri ri-cordi, bisogna che non ci sia mai stata di-scontinuità, in pratica, penso, bisogna non aver mai smesso, anche se inconsciamen-te, di pensare di aver coscienza della no-stra esistenza passata, poiché anche da un solo istante del nostro passato dipen-de il nostro futuro e ciò ci fa comprende- re ancora meglio come la nostra anima sia indissolubilmente legata al nostro corpo.
È proprio perché i nostri giorni passati, sia felici che tristi, contengono il nostro corpo, si può correre il rischio di far male alle per-sone che vivono il nostro presente, alle per-sone che oggi ci amano, ma che non fanno parte del tempo che fu.
Ecco perché i desideri, le gioie svanite nel tempo, sono sentimenti vissuti in maniera crudele e prolungano la loro esistenza nel corpo e nell’anima della persona amata, benché non sia più di questo mondo, di cui tuttavia ne serba il ricordo e forsanche la gelosia, fino a desiderarne, in un impeto d’ira, la distruzione del suo ricordo e della sua immagine.
Sono convinto che dopo la morte il tempo si ritrae dal nostro corpo e i ricordi si dissolvono impallidendo e vengono cancellati dalla mente di colui che più non è, quindi finiranno per perire eternamente proprio in virtù del fatto che il corpo imputridisce e torna alla terra.
Ecco quando vivo di questi pensieri, ancora che sono in vita, provo un profondo senso di stanchezza e di sgomento nel percepire che il tempo mi sfugge dalle mani e sono incapace di fermarlo.
Non appena mi sarò alzato dal trespolo dei miei tanti anni cercando testardamente di reggermi in piedi, sento che vacillerò sulle mie stanche gambe e camminerò tremante come una foglia al vento, ecco perché mi sgomenta il pensiero che i miei anni siano così pochi rispetto al tempo del mondo e il mio passato verrà presto dimenticato, e la mia opera su questa terra, qualsiasi essa sia stata, avrei voluto descriverla compiutamente, facendo il verso dell’uomo e non della scimmia.
Penso che il giorno in cui non sentirò più la campanella della scuola che mi annuncia la fine delle lezioni sarò colto da vertigini nel vedere sotto di me e tuttavia dentro e sopra nme, lo scorrere del tempo per l’ultima volta, e la campanella mi annuncerà non più la fine della scuola, ma la fine della mia vita.

Da “I MIEI PENSIERI”
Di Gregorio Asero
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