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Gianni Castagnello

Nelle polemiche accese di questi giorni  sull’obbligo di vaccinarsi, il green pass e le regole da rispettare per fermare i contagi, la parola più usata ed abusata è “libertà”.

Hanno incominciato a servirsene in primavera gli oppositori alle chiusure serali dei locali, ora chi non vuole che la vaccinazione sia imposta e chi è contrario all’introduzione del green pass  – chiamiamolo pure lasciapassare – .

Sull’altro fronte, chi sostiene che vaccinarsi sia un dovere etico e civile, perché  dà una ragionevole sicurezza di non contagiarsi e non contagiare altri provocando una recrudescenza dell’epidemia, non ha lasciato la parola “libertà” ostaggio degli oppositori all’obbligo vaccinale, perciò abbiamo sentito Nicola Zingaretti dire: “Per tornare liberi bisogna immunizzarsi” e il ministro della salute Speranza dichiarare “I vaccini sono l’arma vera della libertà”.

Sull’”egoismo imperdonabile” di chi rivendica il diritto a non vaccinarsi  senza tener conto delle prevedibili conseguenze sociali della sua scelta, si è già espresso Agostino Pietrasanta il 17 luglio che ha poi allargato il discorso alla sacrosanta necessità di superare questo egoismo non solo nelle scelte individuali ma nelle politiche mondiali di produzione e distribuzione dei vaccini e, ritornando al nostro orizzonte nazionale, ha  ripreso l’argomento il 21 luglio concludendo che solo l’obbligo vaccinale oggi può garantire a tutti la libera e sicura partecipazione ai diversi ambiti della vita comunitaria.

In questo articolo  vorrei soffermarmi sul concetto di “libertà” rivendicato e, si potrebbe dire, brandito con enfasi da chi rifiuta i vaccini proprio perché è un concetto che in tanti evoca ideali, principi non negoziabili, sacrifici generosi, episodi tra i più alti e nobili della storia umana.

Riconosciamo la ricchezza di significato della parola libertà, per esempio, nella grande e  drammatica tela di Eugène Delacroix “La libertà che guida il popolo”, dipinta nel 1830, quando Parigi tornò ad insorgere contro l’ultimo dei Borbone, il reazionario Carlo X.

Un altro altro ricco complesso di significati, in relazione con il primo, imparai a conoscerlo nella parola “libertà” scritta nei giorni della Resistenza o della Liberazione  in vernice rossa su un intonaco che fatalmente andava sbriciolandosi, ma era ancora leggibile nei primi anni settanta quando studente tornavo da scuola per una stradina poco frequentata di Tortona dietro l’istituto “Dante”.

Che cosa intendono quando gridano “Libertà, libertà!” quelli che manifestano oggi contro il green pass?

Libertà non è solo un desiderio, un impulso che ciascuno di noi sente naturale a muoversi, scegliere, agire come lo inclinano i suoi desideri, senza chiedere permessi o darne conto ad altri.

Già accompagnare questo sentimento della libertà con un minimo di riflessione ci porta a riconoscere che l’esercizio della  libertà di ciascuno non deve ledere i diritti degli altri.

Questa  riflessione è materia di generale consenso e viene dalla concezione della libertà che si è formata in età moderna,  come libertà di scegliere la propria fede, di decidere della propria vita, quando queste scelte erano ormai svincolate dal principio di autorità che si appoggiava su una concezione oggettiva,  vincolante per tutti, della verità.

E’ moderna, quindi,  la concezione della libertà come anticonformismo – “anche se tutti … io no” – che può spingersi fino alle forme della disobbedienza civile o alla volontaria separazione dal consorzio sociale, con i suoi vincoli ma anche con tutti i suoi sostegni e servizi, come teorizzò Henry Thoreau che, assai critico verso lo stato e per non sottostare alle costrizioni della società, si ritirò per due anni a condurre una vita estremamente frugale e autarchica, descritta poi nel libro Walden, ovvero la vita nei boschi (1854).

Tuttavia, o si appoggia la propria rivendicazione di libertà sulla forza e sull’arbitrio: faccio tutto quello che mi piace e che altri non mi possono impedire (la libertà naturale di Hobbes, che si estende quanto il potere di ciascuno) oppure, appellandosi alla libertà, non si può ignorare che essa si definisce e si concretizza in relazione alla conoscenza della realtà, nella misura in cui possiamo possederla,  e alla responsabilità verso gli altri (coloro che riconosco simili a me, anch’essi soggetti liberi e titolari degli stessi diritti che io sento di avere).

Come non possediamo una verità obiettiva, da tutti riconosciuta, per tutti definitiva, così è incerta, mescolata ad errori e in continua evoluzione la nostra conoscenza della realtà.

La scienza non è conquista di un giorno, il galileiano “provando e riprovando” è una necessità metodologica alla quale non si sfugge se si vuole raggiungere il sapere, non si può pretendere che il cammino verso conoscenze accertate e affidabili sia fulmineo ed esente da dubbi, incertezze, divergenze e polemiche tra gli scienziati.

Allora è lecito, venendo al nostro caso, avere dubbi sui vaccini. Li ha espressi – e lo ritengo una voce autorevole – Massimo Cacciari su “La Stampa” del 28 luglio scorso osservando che non conosciamo gli effetti a lunga distanza dei vaccini e i test per stabilire la loro genotossicità e cancerotossicità termineranno solo nel 2022. Per questo – domanda Cacciari – è legittima l’imposizione di un trattamento sanitario che presenta zone d’ombra?  L’obbligo del  green pass per stare accanto a un congiunto al pronto soccorso o per visitarlo nei reparti ospedalieri,  oltreché per i viaggi e per qualsiasi forma di raduno, non è una palese diminuzione di diritti garantiti dalla Costituzione?

Si possono evocare, quindi, contro gli obblighi delle vaccinazioni e del green pass, i fantasmi dei regimi totalitari,  per denunciare la deriva delle nostre società verso le forme del  “sorvegliare e punire” giustificate con la minaccia di pericoli suscitati o aggravati ad arte? Sarebbe in gioco la democrazia, i diritti garantiti dalla Costituzione ai cittadini?

Così sarebbe se i dubbi sui vaccini non si potessero formulare, se ci fosse una censura per chi esprime opinioni divergenti in materia. Ma questo non accade. Va ricordato invece che, secondo la Costituzione: “La Repubblica tutela la salute” (art. 32) e se –  prosegue l’articolo – “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario …”, si prevede un’eccezione: “… se non per disposizione di legge”. Analoga eccezione è prevista anche per il diritto di circolare e soggiornare liberamente “salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza” (art. 16).

Lo stato in certi casi si riserva quindi di intervenire esercitando quella responsabilità che dubita sia assunta in quelle determinate circostanze da tutti i cittadini, e lo fa a tutela della salute, dell’incolumità e della sicurezza collettive o, se si preferisce, impone  temporanee limitazioni della libertà per evitare guai peggiori, previsti non da oracoli infallibili ma sulla base di rilevazioni scientifiche ragionevolmente attendibili.

Anche chi vede nell’invadenza dello stato il più concreto pericolo per la libertà individuale, non può non riconoscere che la libertà scade ad arbitrio, a banale affermazione di individualismo egoista, quando non si congiunge alla responsabilità, che è poi considerazione per l’integrità e la sicurezza degli altri. Per questo –  ha detto  il Presidente Mattarella – “Fare il vaccino è un dovere morale e civile”, e le radici di questa affermazione affondano sia nell’humus della concezione cristiana della libertà  sia nel legame tra libertà, rispetto degli altri e fratellanza della cultura illuministica.

Combinando l’eredità illuministica con l’utilitarismo legato alle istanze democratiche, uno dei maggiori teorici del liberalismo democratico dell’Ottocento, John Stuart Mill, definisce i limiti della libertà individuale  con parole nella sostanza ancora condivisibili. Il filosofo inglese è un lucido fautore della libertà come tutela dell’individuo dall’invadenza del potere e dalla “tirannia della maggioranza”, ma è convinto che essa possa concretamente esistere in una società se non mette in crisi le condizioni della convivenza: “Il principio è che l’umanità è giustificata a interferire sulla libertà d’azione di chiunque soltanto al fine di proteggersi: il solo scopo per cui si può legittimamente esercitare un potere su un qualunque membro di una comunità civilizzata, contro la sua volontà, è per evitare danno agli altri.” E’ il Saggio sulla libertà pubblicato nel 1858, citato nella traduzione italiana del “Saggiatore” del 1981.