“Storia della povera Rosetta” di Leonardo Sciascia, un’opera contro il femminicidio

Il 20 novembre ricorre il 32mo anniversario della morte di Leonardo Sciascia, lo scrittore di Racalmuto, in Sicilia, là nato l’8 gennaio 1921 e morto a Palermo il 20 novembre 1989. Lo commemoriamo commentando “Storia della povera Rosetta”, un’opera di profondo impegno morale e civile, che racconta di quella sventurata che una canzone popolare milanese ricorda come la «bella Rosetta». Riportare all’attualità la «storia della povera Rosetta» vale come azione di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e il femminicidio. Un volume che dovrebbe entrare nelle scuole.

«Storia della povera Rosetta» di Leonardo Sciascia (1983) è un’opera di profondo impegno morale e civile. Racconta di quella sventurata che una canzone popolare milanese ricorda come la «bella Rosetta», ammazzata in piazza Vetra, a Milano, dagli «agenti di questura». 

Il signor Armando Forcolini, commerciante di libri e stampe d’arte, con negozio in via Juvara, teneva la foto della Rosetta sull’antica scrivania del padre Guido, morto a 91 anni. Una scrivania piena di «misteri» e cassetti nascosti, dove Guido custodiva gelosamente i suoi segreti. Armando, in un cassettino ‘segretissimo’ della scrivania scoprì una foto, nascosta dentro un quaderno, la foto della “povera Rosetta”: «Rosetta, mi hai dato le più belle notti d’amore dalla mia vita», scriveva Guido Forcolini, padre di Armando.

La “povera Rosetta”, come dice la canzone, “battea” alla Colonnetta: bella ragazza dalla sensualità maliziosa, prostituta nella vecchia Milano. Forse il padre l’aveva ‘venduta’ ad un riccone quando era ancora una 13enne, aprendole la strada del marciapiedi.

Chi ha ucciso la Rosetta?

Rosetta, all’anagrafe Elvira Andressi o Andrezzi, si esibiva come canzonettista al teatro Sammartino, in piazza Beccaria, col nome d’arte di Rosetta de Woltery ed abitava in piazza Vetra. Proprio là «batteva», come dice la canzone. Fu il 13 di agosto 1914, in una «notte scura» (ma forse il 24, forse 26 o il 27 agosto 1913) che la povera Rosetta, non ancora ventenne, venne uccisa: “Chi ha ucciso la Rosetta non è della ligèra”. Forse fu un poliziotto innamorato di lei ma respinto ad accoltellarla con uno stiletto?

“Chi ha ucciso la Rosetta non è della ‘ligèra’, /

forse viene da Napoli, è della mano nera”.

Secondo Raffaele Bagnoli, studioso del costume meneghino, Rosetta fu invece colpita a morte con il calcio del moschetto, uccisa per gelosia. La commozione fu forte negli ambienti della mala (la ligèra). Al suo funerale la malavita milanese partecipò con fiori e lacrime, ma pure con spavalderia rabbiosa. Di fatto la morte di Rosetta sarebbe rimasta nelle storia. A lei sarebbe stata dedicata una canzone entrata nel repertorio ‘classico’ del genere politico e ‘maledetto’.

Rosetta per la stampa divenne: Elvira Andressi per il Corriere della Sera, Andretti per L’Avanti!, Evelina Andreotti per La Stampa. 

Il suo vero nome

Leonardo Sciascia ne rivelò il vero nome, ricercandolo sui registri parrocchiali: Andrezzi Elvira Rosa Ottorina. Lo stesso Sciascia, in «Storia della povera Rosetta», la descrive come l’ultima di nove figli. Al momento della morte, il 27 agosto 1913, Rosetta aveva 19 anni. Secondo la Questura, Rosetta si sarebbe suicidata ingerendo sublimato corrosivo al momento dell’arresto, ma le circostanze e le modalità, ovvero le cause del decesso, vengono messe in dubbio dall’Avanti! Rosetta sarebbe morta a forza di botte (ricevute dalla Polizia). 

Numerose anche le testimonianze. Venne aperta un’indagine sugli agenti di Questura, ma l’autopsia escluse segni di percosse tali da potere causare la morte.

Le botte ricevute da Rosetta vennero ‘repertate’ come lesioni: 7 agenti di PS ricevettero il mandato di comparizione (Corriere della Sera, 7 maggio 1914), per due di loro (Musti e Santovito o Sanvito) scattò il rinvio a giudizio (Corriere della Sera, 2 agosto 1914). Entrambe furono assolti dalle accuse (Corriere della Sera, 27 febbraio 1915).

Risposte concrete

Ancora oggi in Italia si cercano «ulteriori risposte concrete» al problema drammatico e attuale delle violenze sulle donne, che spesso sfociano nel «femminicidio». 

In Italia sono 83 i femminicidi fino al settembre 2021, otto negli ultimi 10 giorni, più della metà delle donne uccise da un ex, dal marito o da un compagno. Un vero e proprio bollettino di guerra. E alla Camera dei Deputati circolano costantemente proposte di legge e dibattiti per tutelare le donne e i figli delle vittime di violenza. 

Perciò utile sarebbe riportare all’attualità la storia della povera Rosetta e il volume di Leonardo Sciascia, come azione di contrasto alla violenza sulle donne e al femminicidio. Ma pure verso altre forme di violenza. Sarebbe molto utile che questo volume entrasse al più presto nelle scuole.

Mimmo Mòllica

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Il testo di una versione della canzone popolare 

«La povera Rosetta»

Il tredici di agosto in una notte scura

commisero un delitto gli agenti di questura.

Hanno ammazzato un angelo, di nome la Rosetta,

era di piazza Vetra, battea la Colonnetta. 

Chi ha ucciso la Rosetta non è della ‘ligera’,

forse viene da Napoli, è della mano nera.

Rosetta, mia Rosetta, dal mondo sei sparita

lasciando in gran dolore tutta la malavita.

Tutta la malavita era vestita in nero 

per ‘compagnar Rosetta, Rosetta al cimitero.

Le sue compagne tutte eran vestite in bianco

per ‘compagnar Rosetta, Rosetta al camposanto.

Si sente pianger forte in questa brutta sera,

piange la piazza Vetra e piange la ligèra.

Oh guardia calabrese per te sarà finita 

perché te l’ha giurato tutta la malavita.

Dormi Rosetta dormi giù nella fredda terra,

a chi t’ha pugnalato noi gli farem la guerra.