Photo by Mathias P.R. Reding on Pexels.com

Le case e i palazzi si dividono in due categorie: quelle abitate e quelle non abitate. Quelle vuote, di solito, ma non sempre, sono le case più tristi. Anche nella mia strada ho visto che c’è una casa vuota; allora ho chiesto: «Chi sa dirmi perché quella casa è vuota?». Mi è stato risposto che ci viveva un uomo anziano che andava spesso dal tavolo all’armadio, dall’armadio alla cucina e poi dalla cucina al bagno; poi andava a dormire. Un giorno andò dal tavolo all’armadio e non tornò più. Dopo gli eredi vendettero la casa. Ci andò ad abitare un ragazzo giovane che studiava letteratura italiana, ma non ci rimase per molto tempo perché andò a fare il ragazzo giovane che studiava letteratura italiana da un’altra parte. Disse che qui in città il clima era troppo piovoso, e quando pioveva non gli uscivano bene i congiuntivi e per questo motivo emigrò al sud, dove piove parecchio meno, e dopo sembra sia andato in un posto ancora più lontano, in mezzo al deserto, perché laggiù non piove mai e non servono molto neppure i congiuntivi.

Allora i suoi genitori misero in vendita quella casa; si fece avanti un professore precario che era stato da poco trasferito a fare il precario in città, e lui disse che la casa gli piaceva ma che non la poteva comprare perché era precario. In attesa di trovare qualcuno che fosse disposto ad acquistarla, la casa fu affittata al professore precario. Però anche lui ci stette pochissimo perché fu trasferito, solo dopo pochi mesi, a fare il precario in un’altra città e ora la casa è vuota.

E pensare che è davvero una bella casina, con le facciate bianco avorio, le finestre marroni e un piccolo giardino che la divide dalla strada dove vado a passeggiare.

(Tratto da La vita è solo una malattia mortale sessualmente trasmissibile? J. Iobiz, 2021)

Copyright © 2021- 2022 JakobIobiz.com by Fabio Iozzi. All rights reserved