Carlo Baviera

Con il 2021 questa rubrica serve a riporta-re Pensieri, dichiarazioni e aforismi del pe-riodo attuale che mi sembrano utili e posi-tivi, accompagnandoli con un breve com-mento.

Il suffraggio universale è difficile da tenere in piedi senza delle vere forze politiche, con delle regole condivise, una cultura e un programma. Ci si è illusi che la soluzione fosse la personalizzazione della politica, poi questa ha aperto la strada al populi-smo (Guido Bodrato – intervista ad Avve-nire 31.12.21)

Nella stessa intervista Bodrato dice che “la politica deve assumersi le sue responsabilità, ma siamo in ritardo”; lo dice mentre parla del periodo che prepara alla elezione del nuovo Capo dello Stato, ma il suo è un ragionamento di <visione lunga>, di prospettiva. Si è lasciata andare avanti una cultura, un sistema di fatto che ha accantonato i partiti puntando sui leaders: colpa della politica, ma anche di ognuno di noi che abbiamo consentito o non ci siamo adeguatamente ribellati. Ci si è illusi di fare dell’Italia un copia degli USA o di altre democrazie occidentali. Da noi una delle cose fondanti è il pluralismo della società, delle posizioni politiche, delle sensibilità civili, culturali e religiose. Riprendiamoci gli spazi per poterci esprimere senza essere costretti a scegliere solo fra o “di qua” o “di là”. Né tutto può risolversi a colpi di referendum, di sì o di no. In democrazia contano le sfumature, le mediazioni alte, il dialogo.

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Si può avere un idea di futuro senza una cultura? [..] Globalizzazione e rivoluzione digitale hanno già cambiato la qualità antropologica delle nostre società e noi continuiamo a ragionare come se non fosse accaduto.

La sinistra, a mio avviso, deve allargare l’orizzonte e guardare il mondo nuovo che ha cambiato i suoi equilibri, fra potenze e potenze, popoli e popoli, mercati e mercati, con effetti che ci investono. (Pierluigi Castagnetti – intervista su il Domani 29.12.2021)

La prima considerazione è l’evidenziare ancora una volta come la politica (e non solo) non svolga il proprio compito in mo-do completo e reale senza un <pensiero>, senza una cultura con ideali valori visioni. Mentre in epoca recente tutto si è limitato all’immagine, alla rincorsa del consenso, al navigare a vista di fronte alla burrasca del cambiamento d’epoca.

E la conseguenza è che il campo riformista, progressista, del cambiamento, del solidari-smo deve ritornare a guidare gli eventi, non subirli o (peggio) assecondarli come inevita-bili. Certo le novità avanzano, il progresso pone nuovi problemi, e una certa dose di adattamento lo si deve avere, ma senza adagiarvisi accettando qualsiasi ricatto eco-nomico, sociale, culturale, tecnologico. Que-sto campo ha cercato, dagli anni novanta (non solo in Italia) di immedesimarsi con la globalizzazione e con l’affermazione dei diritti i radicali, portandolo, come si è detto, ad essere una realtà da ZTL: in sostanza è necessario qualche conversione ad U. Ad esempio, sul piano sociale (quanti esclusi o non tutelati si sono rivolti all’estrema destra e hanno creduto di più in reazioni violente che in percorsi istituzionali lunghi e incerti?) ”noi non riusciremo mai ad abituarci alla disoc-cupazione” come diceva Donat Cattin nel 1983, né si può accettare l’estendersi del numero di chi non ce la fa e nel contempo si è messa in crisi la rete di sostegno, di in-termediazione, di rappresentanza ; mentre per il resto, considerato il famoso <amal-gama mal riuscito> vale quanto Castagnet-ti ricorda, sempre nella stessa intervista “l’azione politica non significa assenza di valori né essere separata dalla morale”. Perciò serve, per quanto riguarda i diritti in-dividuali e le questioni eticamente sensibi-li, che nel risolvere le questioni e nel rimuo-vere ostacoli incomprensibili per la dignità del-la persona e il rispetto della coscienza si sappia anche affrontare le questioni sen-za radicalismi, riconoscere ed essere ri-spettosi della pluralità delle posizioni, evi-tare di forzare imposte dal pensiero unico corrente.

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