Gabriele d’Annunzio, il Vate, poeta di grande ispirazione, fecondo scrittore e personalità d’eccezione della vita culturale italiana (1863 Pescara – 1938 Gardone Riviera) aveva con il cibo un forte legame onirico che trasferì nei suoi scritti, ma che soprattutto utilizzò nei suoi rapporti con le donne. Dopo la separazione dalla moglie “Maria Hardowin dei duchi di Gallese”, che in seguito si trasferì in Francia, Gabriele d’Annunzio continuò ad essere un grande conquistatore ed a servirsi, fra i preliminari, anche del cibo per possedere molte donne e fra queste, nota è l’attrice Eleonora Duse.
D’Annunzio considerava poco estetico l’atto del mangiare al punto che si isolava per compiere questo rito e nella “stanza della Cheli”. Però una cena romantica, con la cornice di una tavola ben apparecchiata, il godere in due dei sapori, degli aromi di vivande raffinate, facilitano gli amplessi che solo negli ultimi anni della sua vita rivela nelle note pubblicate con il titolo “Di me a me stesso”. Non resisteva alla tentazione dei dolciumi soprattutto : le mandorle tostate, i marrons glacés e la cioccolata, salutista attentissimo alla forma fisica, oltre che raffinato gourmet, d’Annunzio alternava infatti giorni di digiuno quasi completo a scorpacciate disordinate e compulsive, spesso provocate dall’arrivo di qualche amante. Si è avuta conoscenza dei gusti gastronomici di d’Annunzio leggendo i biglietti che egli scrisse per 20 anni alla sua cuoca personale, Albina Lucarelli Becevello, l’amata Suor Intingola, l’unica donna che non divenne mai la sua amante. Albina lo venerava, era complice dei suoi eccessi amorosi, era sempre pronta ad esaudire i suoi desideri cucinando per lui e per le sue amanti anche nel cuore della notte.
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*Questo è il sonetto che il Vate scrisse al suo amico pasticciere di Pescara Luigi D’Amico dopo aver assaggiato un dolce che aveva inventato, il Parrozzo, un dolce semplice di uova, burro e mandorle con un sottile strato di cioccolato. Gli ricordava il sapore di casa, l’Abruzzo di cui sentiva gran nostalgia.