L’attesa, che cosa ambivalente, assume la connotazione di quel che si attende: può andare dalla tonalità più accesa del rosso fino al più cupo grigio; può innalzarti fino alla più rosea felicità oppure gettarti nel blu profondo e freddo dell’inquietudine; può colorare il tuo tempo di verde speranza o anche renderlo malinconico come un purpureo fiore.

L’importante è che non diventi una perenne prigione dalla quale non puoi evadere o uscire, intrappolato in uno stato di immobilità che finisce col renderti insensibile e insensato. La vita è dinamismo e le attese dovrebbero rappresentare solo dei brevi intervalli tra un’azione e l’altra, non una posizione durevole nella quale un uomo debba crogiolarsi. Attendere è giusto, ma passare all’azione lo è altrettanto.

Per questo cogliere l’attimo ideale per effettuare il passaggio dall’uno all’altro stato è importantissimo; per me è arrivato quell’attimo, devo coglierlo.

Questo è il mio momento, il mio istante magico, quello in cui è opportuno e doveroso passare dall’attesa all’azione.

E domani sarà il mio giorno, il mio giorno perfetto per farlo.

(Un breve passaggio di un mio romanzo di prossima pubblicazione)