L’ “Intercity” entra lentamente nella stazione ferroviaria.

Centinaia di “maschere” si muovono freneticamente, una voce femminile, suadente, raggiunge le orecchie più distratte avvisando degli arrivi e delle partenze dei treni. Stefano, sembra non avere molta fretta, s’incammina, guardandosi intorno, verso l’uscita della stazione. Girovaga per la città quando si trova dinanzi ad un uomo, età indecifrabile, trasandato, seduto per terra, il capo lasciato cadere all’ingiù come fosse appesantito da chissà quanti pensieri. Accanto, un piccolo sottovaso di plastica con all’interno pochi spiccioli. Stefano, osserva per alcuni attimi quel povero uomo, privato di tutto, anche della propria dignità, alla fine sente il dovere di liberarlo dalla sua invadenza, mette due monete di un euro nel sottovaso e si avvia a proseguire il suo cammino.

– Perché non vanno a lavorare? – Mormora un passante. – È facile chiedere clemenza a chi fatica dalla mattina alla sera. Sono giovani e forti, che si rimbocchino le maniche anche loro – L’uomo sembra aver avuto una carica di adrenalina, e cerca in tal modo di mortificare Stefano. – La colpa è nostra, non dovremmo dargli nemmeno un centesimo, così capiranno. –