Così vediamo nascere un inverno
con i gemiti d’ascia sulla luce
il rumore e di colpo quella pioggia
d’ansia di assalto estratta da una tana.
 
Il nero omozigote di gemelle
ali contrite in lividi fruscii
senza groppo delle ossa si richiude
fedele all’occhio cieco su nel varco.
 
In sintesi di graffi dai recinti
l’aria di lutto a velo che mortifica
lo sguardo tra le polveri -un’iperbole
silente e fragile, autarchia del bello.

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