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Sono le tre del pomeriggio. Non ho ancora finito di leggere il post che spiega come superare il blocco dello scrittore, che già mi è tornata la voglia di scrivere. Partiamo dal titolo, scrive lui. Il suo consiglio è trovare un buon titolo, che sia originale e che si colleghi bene a quello di cui tratta la storia che stiamo scrivendo. Questo consiglio mi piace, anche perché di titoli qualcuno ce l’ho già. Quelli che mi piacciono di più sono:

– Se posso passo;

– Tutte le ragazze si chiamano Viola;

– Non chiedetemi perché;

– Il bello di essere brutti (che potrebbe avere un seguito dal titolo Il brutto di essere belli);

– Fabula rasa, o Tabula rosa o Fabula rosa.

Poi ce n’è un altro che mi piace molto ma secondo me assomiglia troppo a un libro che esiste già; La neve prima che cada.

Non so, bisogna che ci pensi ancora un po’. Comunque sia, tra tutti questi ne dovrò scegliere uno e quello diventerà il titolo del mio nuovo romanzo. Anche perché se non lo scrivo più, questo libro, allora mi chiedo a cosa mi è servito aver scritto questa lunga introduzione?

Ma chissà, forse, importante è già avere passato un po’ di tempo a scrivere. Sì, perché mi sono accorto che scrivere, in ogni caso, mi fa bene: perché se mi accade che quando inizio a scrivere sono molto arrabbiato, alla fine non me lo ricordo più che all’inizio ero molto arrabbiato. E questa non è una cosa da poco; questa, a pensarci bene, non è davvero una cosa da poco.

(Tratto da La vita è solo una malattia mortale sessualmente trasmissibile? J. Iobiz, 2021)

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