Charles Pierre Baudelaire ( Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, critico d’arte, giornalista, filosofo, aforista, saggista e traduttore francese. È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo, nonché anticipatore del decadentismo. I fiori del male, la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale. Baudelaire fonda la sua visione antropologica sulla convinzione che tutti gli uomini vivono in uno stato d’angoscia, della quale sono più o meno coscienti, perché non riescono a realizzarsi.Questa angoscia, questo stato di malessere fisico e psicologico, inquietudine, scontento, viene definita Spleen, che si associa al termine francese Ennui, ovvero la noia. Allo Spleen ci si può arrendere, accettando il non senso della vita e il vuoto cosmico che ne consegue, oppure ci si può opporre, rifuggendo la realtà e cercando l’Idéal. L’Idéal è, per Baudelaire, l’assoluto verso il quale ogni uomo tende naturalmente: per raggiungerlo – e quindi per allontanarsi dallo Spleen – l’essere umano deve evadere dalla realtà, cioè cercare il Dandismo allontanandosi dal brutto e banale – la realtà -, andando a rifugiarsi nell’artificiale, in tutto ciò che non è naturale, e per fare questo esistono alcuni strumenti, come l’alcool e le droghe. I fiori del male, definiti da Emilio Praga “un’imprecazione, cesellata nel diamante”, esprimono dunque la vita secondo Baudelaire.

dipinto Davide Pacini

La celebre poesia A una passante (À une passante, ), fu pubblicata per la prima volta sulla rivista L’Artiste nel 1855.
La lirica fu in seguito inclusa nella raccolta I fiori del male (1857), massima espressione della poetica di Baudelaire.
La passante di Baudelaire non è altro che una fugace visione che appare all’improvviso in una strada affollata e caotica. La strada viene definita, tramite una personificazione, “urlante” per rappresentare il vociare fastidioso della folla in movimento. Nel frastuono del viavai quotidiano il poeta coglie per un istante una donna misteriosa, che non ha mai visto e della quale non sa nulla. La sua visione tuttavia lo induce a sognare di conoscerla, di incontrarla. L’uomo è colpito da un suo gesto, minimo, rapido, quasi infinitesimale: la sconosciuta solleva l’orlo della gonna con “mano superba” mostrando le gambe. La donna sembra un abbaglio di luce: svanisce così com’è comparsa nel mezzo di una folla anonima. Nel poeta rimane tuttavia il rimpianto di lei, conficcato come una spina. È una poesia dedicata alla bellezza intravista che trova proprio nella sua fugacità il motivo del suo eterno splendore. La passante colpisce il poeta come un’ispirazione, diventa l’immagine stessa del Bello che tuttavia non è destinato a durare in un mondo che non sa coltivare la propria sensibilità e la vende a poco prezzo in cambio di quattrini.

A una passante di Charles Baudelaire

Attorno m’urlava la strada assordante.
Alta, sottile, in lutto, nel dolor regale, una donna passò,
alzando con superba mano e agitando,
la balza e l’orlo della gonna;
agile e nobile, con le gambe statuarie.

Ed io le bevevo, esaltato come un folle, nell’occhio,
cielo livido presago d’uragano,
dolcezza che incanta e piacere che dà morte.

Un lampo … poi la notte!
Bellezza fugace,
il cui sguardo m’ha ridato vita a un tratto,
nell’eternità solamente potrò rivederti?

Altrove, lontano, troppo tardi, mai forse!
Perché ignoro dove fuggi, e tu dove io vada,
o te che avrei amato, o te che lo sapevi!

  • Un’immagine fugace, da film, lei triste, bellissima, altèra, in una strada affollata, eppure lo sguardo del poeta è tutto su di lei..un attimo, intenso come una vita, lei si ferma e alza un po’ l’orlo della gonna e lui ne rimane soggiogato..si scatena un uragano nel suo animo e il presagio che sia l’incontro della vita…ma lei scompare e l’attimo si perde come le mille occasioni che ci lasciamo sfuggire. Rimane quel senso di perdita,
    il rimpianto, …o te che avrei amato, o te che lo sapevi!