COL VENTO

 · di Rebecca Lena · in Racconti. ·

Il peso del petto, mi rifugio nei pensieri di spasmi di foglie, nelle macchie inaspettate dei lampioni.  Il vento. Tutto scuote, ma scavo una fossa nel suolo. Il buio e il pube del bosco, il mio bisbigliare assorbito da quelle foglie, insalivate; e lo sento: l’inumidirsi della parola nella deglutizione del vespro. La buca di terra è confortevole.

Vorrei occhi che possano nascondermi al moto delle cose.

Ma, seppellito il corpo a metà, forse mi preparo, immemore, alla separazione da quelle cose; l’allontanarsi, che è il progressivo aumento d’una distanza fra me ed un (s)oggetto qualunque, ad una velocità costante. Preferisco l’ombra solida e il non vedere, per poter delineare meglio qualsiasi cosa informe, che è il sentire. La forma della vacuità.

Gli spazi vuoti mi rendono leggero. Quei segni – che componevano il mio significare – riemergono e si spargono col vento. Forse divengo scrittura nuova, incomprensibile, per adesso.

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