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«San Martino, i cornuti e gli imbecilli» di Mimmo Mòllica

C’era una volta un giovane di nome Martino che aveva una sorella tanto bella ma altrettanto esuberante, incapace di rigare dritto e piuttosto incline al peccato, tanto che Martino, per preservarla dal peccato, non la lasciava sola un attimo ed anzi la portava sempre con sé ovunque andasse, seduta sulle spalle. Una volta che la sorella gli chiese di lasciarla scendere per poter fare i propri ‘bisogni’ dietro una siepe, Martino acconsentì, non senza tenerla d’occhio per assicurarsi che la ragazza non incontrasse nessuno. Ma dietro la siepe, accovacciato e ben nascosto, c’era un bel giovane ad aspettarla e là avvenne il «tradimento». Questo episodio spiegherebbe per quale ragione, in alcune località italiane, San Martino sarebbe il «protettore» di chi teme o ha subito tradimenti: San Martino protettore dell’infedeltà o più alacremente dei cornuti. Folklore o imbecillità? Che tristezza!

Dalle parti degli infedeli o degli imbecilli?

Piuttosto, se di «infedeli» dovessimo trattare, pensando a San Martino, verrebbe in mente Leonardo Sciascia e quella sua convinzione profonda che fra i caratteri peculiari della sua terra (la Sicilia) e dei suoi conterranei vi fosse una certa «refrattarietà alla religione cristiana». Tesi impopolare “perché duramente vera”, per la vicenda realmente accaduta a monsignor Ficarra, vescovo di Patti (Messina), in contrasto col Vaticano per l’audacia di certe sue tesi sulla religiosità (e irreligiosità) siciliana. 

«Dalle parti degli infedeli» è il breve saggio in cui Leonardo Sciascia divulga il carteggio intercorso tra l’allora vescovo di Patti, mons. Angelo Ficarra, e la Sacra Congregazione Concistoriale, presieduta dal cardinale Adeodato Giovanni Piazza

L’eresia ariana

Martino di Tours (san Martino), originario della Pannonia (odierna Ungheria), vescovo cristiano del IV secolo, profuse grande impegno nella lotta contro «l’eresia ariana», condannata dal I concilio di Nicea (325), fino a farsi frustare duramente e cacciare dalla Francia e dall’Italia (da Milano), dove i vescovi eletti erano ariani. L’eresia ariana consisteva in una interpretazione errata sulle verità fondamentali della fede cristiana. Secondo i sostenitori dell’eresia a subire gravi distorsioni eretiche era la retta dottrina degli Apostoli.

San Martino protettore dei «cornuti»

San Martino protettore dei «cornuti», oddio che tristezza. Quanta foga ‘letteraria’ c’è in una simile scempiaggine: le fiere di bestiame in cui si commerciavano soprattutto bestie con le corna; le mogli dei bovari rimaste a casa; le libagioni e il vino novello abbondante. Che tristezza. Cornuto sarebbe il coniuge tradito, finemente chiamato anche ‘becco’. Che finezza! Eresie.

A un cornuto compiacente

Ma ecco cosa scrive ne «Il poeta in piazza» (Feltrinelli) il grande poeta popolare siciliano Ignazio Buttitta:

 I curnuti sunnu umani 

caritatevuli 

ginirusi: 

u sô un è sô, 

s’i spartinu cû l’autri 

i piaciri a rima accuppiata.

Non dunanu l’ossa, 

dùnanu a purpa: 

s’a levanu dâ vucca.

Amanu ‘u prossimu i curnuti, 

si c’è ‘u paradisu spetta a iddi; 

ci avissiru a dari ‘a midagghia 

e intantu a genti ‘i disprezza. 

Chi munnu è chistu?!

I cornuti sono umani

caritatevoli 

generosi: 

il loro non è loro, 

dividono con gli altri 

i piaceri a rima accoppiata.

Non danno gli ossi, 

danno la polpa:

se la levano dalla bocca.

Amano il prossimo i cornuti,

se c’è il paradiso spetta a loro;

dovrebbero dargli la medaglia

e intanto la gente li disprezza. 

Che mondo è questo?!

Mimmo Mòllica