Sanità: DEA, facciamo chiarezza, di Pallavidino Giampaolo

Alessandria: Per legge, un laureato in medicina deve avere la specialità in medicina d’urgenza per lavorare in un DEA .

Il numero chiuso alla facoltà di Medicina e la conseguente riduzione dei corsi di specializzazione,  non permette di sostituire neanche il  50% dei medici pensionati. 

Gli ospedali sono così obbligati a cercare medici in cooperative per avere un organico minimo per tenere aperti i DEA. Il costo orario a carico della Regione parte da 80 e arriva a 150 euro per ora a seconda dei reparti di impiego degli stessi medici. Senza contare Medici non in cooperativa dal costo di 150 euro per ora medio. 

Con la situazione di emergenza, quasi tutti i medici in cooperativa non hanno nessuna specialità e nessuna esperienza precedente nei Dea .  

Il DEA di Casale Monferrato ( 35 mila abitanti ) ha un box di Medicina interna e un box di Chirurgia. Quello di Medicina interna è gestito in toto dai medici della cooperativa. Quello di Chirurgia è gestito da 4 medici assunti dall’ ospedale. Ne mancano 3 per avere organico idoneo alla completa gestione. 

Il DEA di Alessandria (Ospedale santi Antonio e Biagio/ Cesare Arrigo), città con 95 mila abitanti, ha 1 box di Medicina interna, 1 di Chirurgia,1 di Ortopedia. Dei 21 medici utili alla gestione, solo due sono assunti dall’ospedale. Gli altri 19 sono della cooperativa. 

Le cooperative forniscono  anche medici o altro personale per coprire turni di notte in reparti clinici.

Conseguenze pratiche: il medico esperto strutturato è pagato per 12 ore di notte dai 3 ai 400 euro lordi.  Il medico della cooperativa  sui 1200 lordi .

I medici gettonati autonomi, fino a 1900 euro lordi per notte. 

Senza contare Medici ultra 80 enni in radiologia e in rianimazione, due settori fra i più in crisi di personale nella sanità pubblica. 

Come ripeto, basta verificare subito sul campo. Ho solo citato una situazione fra tante analoghe nella sanità sempre meno pubblica.