“Buio! E’ stretto qui dentro. Sono rinchiuso in un tunnel, le pareti così vicine è come se mi stessero schiacciando. Mi sento soffocare. Il mio cuore batte all’impazzata e non posso controllarlo, non riesco. Mi sudano le mani, sento le guance bruciare e l’oppressione al petto aumenta. Il respiro è sempre più faticoso. Cerco aiuto, grido e poi cammino veloce per uscire da qui, ma questo tunnel non ha una fine. – E’ angoscia, è ingestibile. Panico!- Mi devo sedere, tutto questo deve finire. Strillo “BASTA” e poi respiro a fondo, a bocca aperta ma mi sento svenire.”

E’ così che ci si può sentire all’improvviso, nel bel mezzo di una crisi d’ansia o di un attacco di panico. La mente umana condiziona il corpo a tal punto da poterlo convincere di avere un malessere fisico, di fatto, totalmente irreale che diventa reale.

Il panico è la manifestazione tangibile di un turbamento emotivo, di una sensazione di inadeguatezza portata all’estremo, che molto spesso non è altrettanto chiara. La mente è ragione, ma elabora involontariamente anche la memoria del subconscio umano; e così la percezione di essere rinchiusi in un tunnel che si restringe, senza vie di fuga, potrebbe derivare da un trauma, da una paura nascosta, da un’insicurezza respinta o da milioni di altre cause.

Il panico arriva quando meno te la aspetti. Le crisi di ansia colpiscono nei momenti che, apparentemente, fanno parte della quotidianità di un individuo, ma che, in realtà, fanno riemergere involontariamente un disagio emotivo quiescente, spesso oscuro alla ragione del soggetto stesso.

Ad esempio, potrebbe capitare al supermercato, dopo aver afferrato un pacco di pasta integrale dallo scaffale. Il cuore comincia a battere forte e un senso di affanno incombe sul respiro. Senza preavviso. la tachicardia aumenta e così anche la paura. E’ un circolo vizioso: più percepisci queste sensazioni e più hai paura, più hai paura e più non riesci a respirare, più non respiri bene e più ti senti svenire… per cui la sensazione di malessere aumenta fino a raggiungere, in alcuni casi, apici spiacevoli (come lo svenimento).

Oppure il panico potrebbe manifestarsi anche in un momento – apparentemente – di gioia e spensieratezza. Ad esempio, durante un concerto con gli amici, nel mezzo della folla. Prima può palesarsi come una difficoltà respiratoria e poi con sudorazione eccessiva. Il cuore impazzisce e l’ansia prende il sopravvento.

Nei casi più gravi, il panico e l’ansia sono così subdoli da condizionare la vita anzi, la “non-vita”, delle persone. La paura di stare male convince a non fare: niente spesa, niente scuola, niente svago con gli amici….finchè non diventa la stessa ansia la protagonista della vita della persona che ne soffre. E’ l’ansia a decidere cosa fare e cosa non fare, ma l’ansia e il panico hanno lo scopo di farsi ascoltare, di dirti che c’è qualcosa che non funziona….il turbamento emotivo bussa insistente alla porta e vuole uscire.

“Quando ci prende il panico, la testa l’abbiamo già perduta” – Roberto Gervaso

Talvolta capita di parlare con conoscenti e scoprire che problemi di questa natura sono più frequenti di quanto se ne senta. Per questo è importante trovare lo stimolo e la forza di scegliere di voler stare bene, di voler vivere liberi da quel nemico che l’individuo stesso può battere.

Psicologi, psicoterapeuti e altri professionisti del settore hanno il delicato compito di accompagnare ogni guerriero in questa battaglia, affinchè possa uscirne vincente e consapevole (nonostante tutte le ferite).

Non è mai troppo tardi per tornare a vivere.

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Monica Monacelli