In principio molti anni fa vi erano molti motori di ricerca; il web era una giungla. Si navigava di sito in sito, affidandosi spesso e volentieri ai link. C’era anche chi riteneva che Internet fosse casuale, non lineare, rizomatico per tutti questi link grazie a cui ci affidavamo. Google prima scandagliava il web e offriva i risultati in base alla link popularity,  successivamente in base al Page Rank. Un tempo chi aveva un sito doveva registrarlo su tutti i motori di ricerca esistenti nel web. Oggi invece assistiamo al monopolio di Google e le aziende si affidano ad esperti per posizionare il loro sito nelle prime pagine del suddetto motore. Per parlare in termini “internettiani” le aziende si rivolgono a professionisti che faranno la SEO, ovvero una search engine marketing per giungere ad un’ottima SERP, cioè una pagina dignitosa dei risultati del motore di ricerca. Lo stesso Google mette a disposizione degli utenti alcuni strumenti online, come Grow my site (ricevi la valutazione del tuo sito e una guida per migliorarlo), Test my site (per sapere quanto è veloce il proprio sito), Google Trends (trends.google.com). Un tempo per valutare la popolarità del sito web c’era il Traffic Rank di Alexa,  che però chiuderà i battenti il 1 maggio 2022. Google Trends è un modo per verificare la popolarità di qualsiasi persona, brand, azienda. Se pensate di avere una buona web reputation,  questa non basta per affermarsi. Bisogna anche vedere se le persone vi cercano sul web. Le persone veramente famose fanno tendenza quotidianamente o quasi, hanno molti argomenti correlati e molte query associate: tutto ciò è rilevabile su Google Trends, che è un sito molto utilizzato dai giornalisti per vedere quali sono le ricerche più gettonate su Google. Inoltre i vip sono cercati in tutte le regioni d’Italia. Se invece siete emiliani, scrivete poesie, constatate che le poche ricerche le hanno fatte nel Lazio e la maggioranza dei giorni nessuno digita il vostro nome allora potete essere tranquilli di godere ancora dell’anonimato. Comunque quasi tutti coloro che scrivono poesie godono dell’anonimato, tranne quelli considerati più bravi, che sono invece semi-noti. Ci sono società che puliscono la web reputation, eliminando link e recensioni negative, garantendo il diritto all’oblio, monitorando la reputazione su internet. Addirittura ci sono società che promettono di eliminare su Google la notizia di una condanna penale. I professionisti di questo settore si chiamano reputation manager e si occupano di eliminare contenuti diffamanti o almeno negativi sul web. Non sempre le persone che hanno una buona web reputation sono famose, anzi sono una esigua minoranza. Non tutti i vip godono di una buona web reputation. Mi stavo sbizzarrendo su Google. Per quanto riguarda persone celebri come il filosofo Diego Fusaro, lo psichiatra Alessandro Meluzzi, il giornalista Paolo Brosio nelle prime pagine di Google si può trovare degli articoli negativi su di loro. Selvaggia Lucarelli e Rula Jebreal pagano lo scotto di qualche polemica di troppo. E che dire di Silvio Berlusconi e Flavio Briatore, che sono ricchissimi e popolarissimi, ma tra i primissimi risultati di Google si trova la loro pagina Wikipedia con tutte le loro controversie giudiziarie? Ho fatto solo questi esempi, ma se ne potrebbero fare altri.  In America la web reputation è molto importante per trovare lavoro. Molti datori di lavoro fanno surfing, digitando nome e cognome del candidato su Google oppure vanno a visitare i suoi profili social. Ma forse in Italia non siamo ancora a questi livelli. Poi con tutta la grande disoccupazione esistente nel nostro Paese i datori di lavoro impazzirebbero se dovessero fare così con tutti. Però la web reputation non è una cosa da sottovalutare. In America basta che un imprenditore trovi su un profilo Facebook le foto delle ultime ubriacature o delle dichiarazioni imprudenti per non dare un lavoro ad un candidato, ritenuto poco credibile e poco serio. Probabilmente stiamo andando in questa direzione anche qui da noi. Sicuramente è sempre meglio non attraversare quella che gli esperti chiamano crisi reputazionale. Da alcuni datori di lavoro comunque i social sono considerati un test di personalità,  un modo per esaminare il carattere del candidato. Per sapere le ultime notizie riguardo ad una persona o ad una azienda potete utilizzare Google Alerts oppure se volete sapere se qualcuno vi ha menzionato sui maggiori social network potete usufruire di MyTweetAlerts. Però il web è strano. Lunedì 27 dicembre più di 100000 ricerche sono state fatte su Nathalie Caldonazzo, soltanto perché partecipa al Grande Fratello vip, mentre martedì 28 dicembre fino alle 14 più di 20000 utenti hanno cercato Manila Nazzaro perché era scoppiata in lacrime al Grande Fratello vip. Lo scrivo francamente: gli algoritmi di Google non sempre si dimostrano impeccabili,  ma fornire un servizio a chi naviga nel web come quello di Google è molto difficile. Se da un lato è vero che se facciamo una ricerca riguardante la medicina non sempre Google dà come risultati nella prima pagina i siti più attendibili ed affidabili, è altrettanto vero che Internet è davvero un mare magnum e moltissime persone chiedono a Google anche consigli di vita (un tempo avevo un sito e ero impressionato dalle ricerche bislacche che facevano gli utenti). Per avere una buona popolarità nel web bisogna essere presenti in diversi siti, essere indicizzati su Google, avere una buona visibilità sui social come Facebook, Instagram,  Linkedln. Alcuni sostengono che oggi Facebook sia da vecchi, che i giovani vanno tutti su Instagram,  che i giovanissimi vanno su Tik Tok. Ciò nonostante Facebook è ancora molto utilizzato. È vero che oggi è più facile crescere su tutti questi social network sopraelencati che su Facebook, ma è sempre meglio non cancellarsi da Facebook. Per quel che mi riguarda Facebook mi è ancora molto utile. Tutto ciò spinge ad una breve riflessione: un tempo il potere voleva il nostro tempo e il nostro corpo, oggi si accontenta con il capitalismo di sorveglianza di fornirci servizi gratuiti online in cambio dei nostri dati (ogni tipo di dati, a partire da quelli biometrici per finire con i nostri gusti ed interessi). Insomma non ci si può neanche lamentare perché ormai molti ne sono consapevoli e nessuno fa niente, nessuno muove un dito. Che dire? È il web, bellezza! 

Davide Morelli