Luoghi, personaggi, fatti e leggende

IL RINASCIMENTO, di Luciana Benotto

Il ritorno alla natura e il nuovo ruolo attribuito all’uomo

Tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’Età moderna, vale a dire in un arco temporale che si estende all’incirca dalla metà del XIV secolo sino al XVI, si sviluppò a partire da Firenze un periodo che diede una svolta alla storia culturale ed artistica dell’Europa: il Rinascimento. Con questo termine si voleva indicare il ritorno dell’uomo alle origini, ovvero il suo ravvicinamento alla natura, amata e al contempo temuta nel Medioevo, in quanto donatrice di frutti, ma anche misteriosa, ferina, e messaggera della volontà divina; si pensi ad esempio alle grandinate o alle carestie, interpretate dalle persone di quei tempi come castighi divini per i loro peccati. Questo ritorno alle origini era da attuarsi attraverso la rivalutazione dei sentimenti, della ragione e dell’uomo visto come singolo individuo con le sue capacità, e non come parte di una collettività che doveva sottostare ai precetti della Chiesa e ai suoi ferrei dogmi.

Se durante i cosiddetti secoli bui la religione aveva esaltato l’aspetto spirituale dell’esistenza, aborrendo la parte materiale della vita, il Rinascimento volle invece recuperare la materialità dell’uomo mettendola sullo stesso piano della spiritualità: anima e corpo non dovevano più essere antagonisti: la mela spaccata in due ora doveva tornare ad essere un frutto intero. 

Secondo i pensatori rinascimentali l’essere umano era in grado di modificare il mondo e il proprio destino, pertanto non poteva più accettare risposte unicamente ecclesiastiche sui perché della vita, ma doveva trovarle altrove, per esempio nella ragione e nella logica. 

Se i filosofi medioevali avevano adottato interpretazioni religiose per spiegare i fenomeni della natura, gli umanisti cominciarono invece ad elaborare teorie razionali che prepararono il terreno alla Rivoluzione Scientifica che vedrà tra i suoi grandi protagonisti Galileo Galilei.

I filosofi divennero pertanto liberi pensatori e taluni si occuparono anche di politica; tra questi Niccolò Machiavelli, autore de Il principe un trattato sulle regole che un principe deve seguire per conquistare, gestire e mantenere il potere svincolandolo da considerazioni morali e religiose.

E proprio grazie alla libertà di pensiero si svilupparono la Pittura e la Scultura, ora non più considerate semplice opera di artigiani e pertanto messe sullo stesso piano delle Arti Liberali (grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia, musica). Queste raggiunsero risultati straordinari tramite la realizzazione di opere molto realistiche che esprimevano i sentimenti dei personaggi raffigurati. Si ricordino tra i molti artisti: Leonardo, Raffaello, Michelangelo.

In quegli anni, le ricerche intuitive di Giotto (1266? – 1337) sullo spazio portarono alla creazione della prospettiva, e se Filippo Brunelleschi ne è ritenuto l’inventore  empirico, Leon Battista Alberti ne è considerato il padre grazie al suo trattato De Pictura pubblicato nel 1435.

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