LIDO

Cara, cerchi laggiù due che s’aggirano
e nel vento che sbianca il lungomare
si soffermano, poi lenti riprendono
l’uno all’altro sorretti in un respiro.

Credi di riconoscere la traccia
d’un cammino che va, oscilla nell’ombra,
dici che noi per sempre siamo là
in un tempo che non balza né affonda.

Ma io ti dico che quelli non esistono.
Non furon vivi nemmeno in sogno.
Quel che fu non è vero. Non è vero
che ciò che volevamo e non avemmo.

ALESSANDRO PARRONCHI, 1956

Parronchi (Firenze 1914-2007) fu un importante poeta italiano della seconda metà del ‘900, oggi dimenticato. Questa poesia – tre quartine di endecasillabi piani, privi di rime – appartiene alla sua raccolta più importante “Coraggio di vivere”, pubblicata da Garzanti nel 1961. Racconta la storia di un amore finito per sempre; non resta neppure la speranza che dal passato ne riaffiori il sogno. La città di mare, non specificata, era il luogo dei loro incontri d’amore: vedi l’incipit affettuoso ‘Cara’. Nelle prime due quartine il tentativo del poeta di ricostruire il passato (cerchi, credi, dici), per ricostruire il proprio cammino esistenziale, fallisce. L’ultima quartina, introdotta dalla forte avversativa ‘ma’, conferma l’ottica distruttiva del poeta, con l’insistito e ossessivo ripetersi delle forme negative: ‘non esistono, non … mai nemmeno, non è vero non è vero, non avemmo’ (Simona Costa); è vero solo ‘ciò che volevamo e non avemmo’. Qui la luminosità, frequente delle sue liriche (Giovanna Ioli), scompare, oscillando nell’ombra.