Solvay a Spinetta: “Fabbrica aperta” e informazioni ben chiuse!

Nel 2018 l’ASL di Vicenza e la Regione Veneto pubblicavano ufficialmente la concentrazione dei PFAS (PFOA e C6O4) nel sangue di tutti i dipendenti e ex dipendenti dalla Miteni (si veda allegato 1)

Nel 2022 i cittadini di Alessandria hanno dovuto ricorrere ad una televisione belga per poter finanziare le analisi del sangue di poche decine di persone, e per il solo PFOA, che a Spinetta Marengo non viene più utilizzato da 10 anni, e quindi i valori nel sangue da allora si sono ridotti di ben otto volte. 

Infatti il tempo di dimezzamento biologico del PFOA nel sangue umano è di 3,35 anni (si veda lo studio veneto del 2018), ossia, se si parte ad esempio da una concentrazione di PFOA nel sangue di 1.000 microgrammi/litro, dopo 3,35 anni la concentrazione si è ridotta alla metà, cioè a 500 microgrammi/litro, dopo 6,7 anni a 250 e dopo circa 10,05 anni a  125 microgrammi/litro, cioè otto volte di meno.

Ragionando all’indietro, chi oggi è stato trovato con nel sangue ad esempio una concentrazione di PFOA di 50 microgrammi/litro, dieci anni fa ne aveva ben 400.

Ma perché mai in Veneto ASL e Regione pensavano a questi problemi già anni e anni fa, tanto da pubblicare i risultati ufficiali già nel 2018, e in Piemonte ASL e Regione sono state finora in assoluto silenzio?

Inutile aggiungere che la “nostra” Solvay si è sempre ben guardata fino ad oggi dal rendere pubbliche queste informazioni sanitarie riguardanti i propri dipendenti: sarebbero almeno state un campanello d’allarme per tutta la popolazione della zona, visto che ormai è ben noto che il PFOA e gli altri PFAS (ADV e C6O4) non ci sono solo dentro la fabbrica, ma anche tutt’intorno, nell’aria, nel sottosuolo e nelle falde acquifere. 

Eppure domenica prossima Solvay si vanta di organizzare “Fabbriche aperte”, aprendo ai cittadini le porte del proprio stabilimento di Spinetta Marengo.  

Sarebbe stato più realistico dire “Fabbrica aperta e informazioni ben chiuse”!

Alessandria, 14 settembre 2022

(Allegato lo studio del 2018 di ASL Vicenza e Regione Veneto)

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