Redazione Appunti Alessandrini

Editoriale ● Agostino Pietrasanta

Si può ritenere che la tappa definitiva del magistero sulla guerra possa trovarsi nel numeri 255/262 della “Fratelli Tutti” di papa Francesco. Il testo esclude, di fatto, la possibilità di una guerra giusta, dal momento che al numero 257, il papa citando se stesso in un discorso alle “Nazioni Unite” afferma che la guerra è la “negazione di tutti i diritti”. Ora, se la negazione non consente, si dovrebbe concludere che la negazione del diritto coincide con la negazione della giustizia. Alla violenza si contrappone solo “il dominio incontrastato del diritto” e, nelle controversie il ricorso alla trattativa e all’arbitrato. Per certi aspetti sembra si richiami la lettera di Benedetto XV del 1 agosto 1917, nella quale, a fronte della “inutile strage” della prima guerra mondiale, papa Giacomo Della Chiesa indicava alcune precondizioni per l’interruzione del conflitto, arbitrato compreso. Tra l’altro in quella lettera oltre a raccomandare il superamento dei nazionalismi, in favore degli “interessi comuni del grande consorzio umano” si parlava di condono delle spese di guerra agli sconfitti sul piano militare (e sarebbe il caso di ricordare come l’inadempienza in merito abbia dato fiato ai percorsi successivi della Germania nazista). Ora, se nel richiamo agli interessi “del grande consorzio umano” si pone continuità con la proposta della fratellanza universale, secondo le formulazioni anche più significative della “Fratelli Tutti”, il richiamo del magistero sottolinea ciò che resta ormai di ripetuta constatazione: la guerra produce sempre effetti peggiori degli eventuali problemi che pretenderebbe di risolvere. Ne consegue che l’enciclica di Francesco riprende, ribadisce e rafforza l’espressione della “Pacem in Terris” per cui il ricorso alla guerra è da ritenersi “…alienum a ratione”, contrario a ogni logica e razionalità, tradotto nella formulazione ufficiale italiana con un’ espressione più moderata: “…riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia”. Inutile osservare che quel quasi attutisce la radicalità del testo latino. Resta da constatare che ormai, nel magistero di Francesco, la guerra va ripudiata come bestemmia, cioè imprecazione contro Dio e l’umanità. Benché le opzioni del papa siano state accelerate, nella loro radicalità, in conseguenza e occasione della guerra ucraina, tuttavia già in precedenza, la denuncia della terza guerra mondiale combattuta “a pezzi” aveva richiamato l’attenzione del mondo e dei media soprattutto di orientamento cristiano; non per nulla il quotidiano nazionale di ispirazione cattolica, nel periodo primaverile e estivo aveva riportato in elencazione giornaliera più di settanta guerre combattute in varie parti dell’Africa, Asia America latina e medio Oriente. Conseguenza inevitabile: non si parla più, né si può opinare di “guerra giusta”.

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